La vicenda del Comune di TorinoSe ci si sposta da Varese al capoluogo piemontese, città molto più grande e sede di grandi imprese, lo scenario non sembra essere così diverso.
"Il cuore del nostro progetto - spiega a Punto Informatico Franco Carcillo, responsabile servizi telematici del Comune - doveva essere la creazione di una multipiattaforma indipendente da quella del partner privato e che fosse in grado di fornire un ponderoso servizio informativo basato fondamentalmente sul riutilizzo del materiale del nostro sito Internet e utilizzando le fonti RSS insieme ad altri contenuti creati ad hoc. Abbiamo pensato essenzialmente a notizie di servizio e che potevano riguardare la viabilità o l'accoglienza in città oppure avvisi generali, bandi ecc.. Non avevamo ipotizzato nessun tipo di servizio interattivo anche perché non riteniamo che l'utente medio possa diventare scemo a scrivere con il telecomando... soprattutto perché quell'aggeggio è nato per fare ben altro".
Punto Informatico: Il progetto "Qmic" era stato presentato con i partner Telecom-La7 e la locale Quarta Rete tv. Anche in questo caso l'idea che se ne ricava è quella di un "televideo evoluto". Dal punto di vista economico quali erano i parametri?Franco Carcillo: Il costo iniziale e totale si aggirava su 1,8milioni di euro ma a conti fatti sarebbe stata confermata la disponibilità soltanto di 280mila. A questo punto, verso la fine del 2005, è iniziato un lungo processo di rimodulazione dello stesso progetto per cercare di adattarlo alle risorse pubbliche disponibili. Dopo molti giorni di lavoro è sembrato francamente impossibile riuscire a comprimere un progetto di quasi 2 milioni ad uno di valore pari ad un quarto. Tutto sembrava così snaturato e veniva a perdersi l'idea fondante e l'ossatura principale dell'originario progetto.
PI: Un problema di decurtazione dei fondi, dunque, ma non solo... FC: Altre difficoltà sono state create dalle regole del bando che ci consentivano di modificare il progetto ma in minima parte e senza cambiare i soggetti privati. Cosa non facile. A conti fatti questa sperimentazione doveva durare nove mesi e sarebbe costata comunque una barca di soldi. E un a volta finita la sperimentazione? Ci saremmo trovati con un pugno di mosche spendendo pure tanto. Abbiamo deciso allora di non aver nulla ma risparmiando soldi... una scelta praticamente obbligata dalle condizioni della finanza locale.
A pesare, spiegano al Comune, anche la scarsa incisività che il mezzo ancora ha anche in questa porzione di Italia, la sua diffusione relativamente scarsa nonché i molti dubbi attorno alla sua utilità pratica. Al Comune di Torino fanno notare come sia
errato tentare di adattare contenuti propri di un altro media (Web) al digitale terrestre che invece dovrebbe sviluppare servizi e contenuti sfruttando al meglio le proprie peculiarità, così come fa l'informazione sul web rispetto ai giornali tradizionali.
Ma tutto questo implicherebbe ben altre risorse ed abbiamo visto come sia proprio questo il principale ostacolo.
"In definitiva - conclude Carcillo - credo che la sperimentazione non possa essere fatta sulla pelle dei cittadini e con i soldi degli enti locali. Allo stato attuale i costi sono troppo elevati ed i benefici per gli utenti quasi inesistenti. Credo che la sperimentazione vada fatta in ambienti precisi, circoscritti, magari anche prolungando i tempi ed in maniera efficace per testare davvero l'efficacia del prodotto, e non
a pioggia come si è fatto".
Anche la provincia di Trento ha rinunciato alla sua quota di finanziamento pubblico per il progetto
Amica-Tv. Abbiamo provato a contattare più volte il responsabile, ma non abbiamo avuto il piacere di ascoltare le motivazioni dell'ente.
Alessandro Biancardi