Un esempio che può valere per tutti è quello della durata temporale: i diritti d'autore scadono, i sistemi DRM no. In tutto il mondo, ad esempio, i diritti d'autore su un romanzo scadono al termine del 70esimo anno dopo la morte dell'autore, ma
nessun sistema DRM esistente "rilascia il suo ostaggio" in accordo con questa norma di legge.
Si potrebbe fare un discorso analogo per quanto riguarda l'applicazione delle specifiche leggi nazionali sul copyright ed il discorso non cambierebbe: i sistemi DRM se ne fregano completamente di questi "dettagli legali" ed applicano, in modo molto rude ed efficace, soltanto le leggi previste dal loro produttore (le EULA, i contratti di vendita e di noleggio, le "trading policy" o le "company rules"). Ovviamente, nessuna di queste "regole" è stata discussa democraticamente, approvata da un parlamento e formalizzata in una legge nazionale. Grazie alla presenza di questi sistemi, ci si trova quindi costretti ad obbedire ad una dittatura tecnologica
de facto messa in atto dalle major del recording.
Questo ci porta direttamente alla seconda ragione per cui l'uso di sistemi DRM può essere chiaramente "malvagio". Anche quando funzionano e si attengono alle leggi, i sistemi DRM possono essere usati per imporre una forma di censura assolutamente senza precedenti. Una volta acquisiti i diritti su di una certa opera (magari con mezzi non del tutto rispettosi della figura dell'autore), l'azienda distributrice può decidere chi, come, dove, quando, a quale prezzo ed a quali condizioni quell'opera può essere "consumata". Tutto questo, senza dover rendere conto di queste scelte a nessuno.
Un esempio può chiarire meglio il concetto. Ammettiamo che una grande azienda della distribuzione riesca a mettere le mani sui diritti di un film che mette in discussione il suo modo di operare. A quel punto, grazie ad un sistema DRM di seconda generazione, basato sul Trusted Computing, l'azienda può decidere che:
- Quel film lo possono vedere solo gli spettatori stranieri, grazie ai "regional code" dei DVD. Il mercato interno, politicamente "sensibile", rimane "protetto" dal contenuto "sovversivo" dell'opera.
- Quel film lo si può vedere solo dopo le elezioni, ad esempio grazie ad un server NTP (Network Time Protocol) "fidato" di riferimento.
- Quel film lo si può vedere solo se si acquista anche "Rambo 32, la vendetta del nonno di Rambo", questo grazie alla "intelligenza" che è possibile inserire in questi sistemi.
- Quel film lo si può vedere solo sul nuovo lettore DVD che l'azienda vuole lanciare sul mercato.
- Quel film lo si può vedere solo sborsando 300 Euro, un prezzo discutibile ma legittimo.
Di fronte a questi evidenti soprusi, non c'è possibilità di replica. Nemmeno la NSA in persona sarebbe in grado di "liberare" quest'opera dalla sua gabbia tecnologica. Figuriamoci i cineclub od i privati cittadini.
A questo punto, affermare che la tecnologia TC, che rende possibile tutto questo, sia "neutrale" diventa chiaramente insostenibile. Sarebbe come pretendere che la bomba H sia solo un diverso tipo di esplosivo, buono anche per le cave di sabbia. La realtà dei fatti è che il Trusted Computing è già di per sé un sistema DRM molto avanzato, che potrà servire da base per sistemi ancora più avanzati e che questi sistemi portano con sé la minaccia di una censura globale come l'Uomo non ne ha mai conosciute nella sua storia.
I diritti delle aziende del recording e degli autori sono già difesi da un vasto insieme di leggi, da eserciti di poliziotti e schiere di magistrati. Si tratta di una barriera difensiva molto più robusta di quella che difende molti altri diritti del cittadino, a volte anche più fondamentali. Non c'è motivo di sacrificare ancora un'altra parte della libertà individuale sull'altare di questo business.
Alessandro Bottoni
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