Motorola: Linux? Mai più senza

Il colosso americano dei cellulari svela il suo profondo amore per il Pinguino, le ragioni che l'hanno portato ad abbracciarlo e i piani futuri relativi a questa piattaforma

Roma - Motorola è stato uno dei primi colossi del settore, nel 2003, a lanciare uno smartphone basato su Linux: si trattava dell'A760, un cellulare a cui fecero poi seguito altri modelli della stessa serie. All'epoca, questa mossa apparve più dettata dall'esigenza di corteggiare il mercato cinese, dove l'A760 fece infatti il suo debutto, che dalla reale volontà di promuovere Linux come una vera alternativa alle piattaforme mobili più blasonate. Oggi, tuttavia, Motorola afferma che con Linux vuole fare sul serio. Molto sul serio.

In un'intervista a internetnews.com, Mark VandenBrink, senior director e chief architect of mobile devices software di Motorola, ha descritto Linux come "la piattaforma predefinita per l'innovazione". Che, detto dal secondo produttore al mondo di telefoni cellulari..., è certamente un gran bel complimento.

Sebbene il primo cellulare Linux-based di Motorola sia arrivato sul mercato circa tre anni fa, VandenBrink ha dichiarato che la propria azienda ha iniziato a sperimentare Linux fin dal 2001. E ha spiegato che le ragioni che hanno spinto Motorola ad abbracciare Linux non sono legate solo ai bassi costi delle licenze: ciò che renderebbe Linux particolarmente competitivo, sotto il profilo economico, è anche il fatto di essere supportato da tutti i maggiori produttori di chip, inclusi Texas Instruments, Qualcomm e Freescale, e da quelli di applicazioni. Tra questi ultimi VandenBrink ha citato Macromedia e Opera.
"Con Linux possiamo preoccuparci esclusivamente dei costi di sviluppo dei telefoni", ha affermato il chief architect di Motorola.

Ma c'è anche un altro motivo, quasi altrettanto importante, che ha fatto invaghire del Pinguino il gigante statunitense: la libertà di modifica.

"Nessuno può dirci che Linux non può avere la funzione a, b, c o d", ha detto VandenBrink. "Se vogliamo un'applicazione innovativa non abbiamo che da trovare le persone a cui piaccia realizzarla e integrarla nel sistema operativo".

Il dirigente ha poi spiegato che la licenza GPL che accompagna Linux rende libere le aziende di aggiornare il prodotto quando e come più gli aggrada, senza sottostare alle roadmap, spesso dense di contrattempi, dei produttori di software proprietari.

Attualmente Motorola ha in catalogo sei differenti modelli di telefoni mobili basati su Linux, incluso il recente ROKR E2. L'azienda commercializza tuttavia anche dispositivi basati su SymbianOS e Windows Mobile, le due piattaforme per smartphone attualmente più diffuse sul mercato. Sebbene Motorola intenda continuare a supportare entrambe le piattaforme, nel lungo periodo prevede di dare a Linux uno spazio sempre più importante. Perché questo avvenga, però, l'azienda afferma che il kernel di Linux deve essere ulteriormente affinato e ottimizzato per girare sui dispositivi con pochissime risorse, come i telefoni cellulari.

"Tutte le innovazioni che introdurremo nei nostri telefoni verranno dapprima sperimentate e testate su Linux", ha detto VandenBrink. "Nello stesso tempo lavoreremo a migliorare vari aspetti del kernel, tra cui il power management".

Nei suoi smartphone Linux-based, Motorola utilizza anche diversi altri software open source, fra cui l'interfaccia grafica Qtopia di Trolltech.
206 Commenti alla Notizia Motorola: Linux? Mai più senza
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  • il codice sorgente può essere utilizzato solo a chi contribuisce seriamente allo sviluppo del programma.
    In pratica un programma, una libreria o qualsiasi cosa può essere data in licenza in due modalità:
    1)a chi contribuisce allo sviluppo apportando modifiche significative
    2)a chi contribuisce economicamente a chi ci lavora

    secondo me così ci sarebbe più giustizia per chi vorrebbe guadagnare con l'open dedicandosi solo alla programmazione e non alla consulenza come sparagestionale o come installatore (cosa che si sà, è possibile solo se si ha un buon giro di amicizie)
    non+autenticato
  • Sembra che oracle stia pensando a distribuire un linux ottimizzato per i suoi db:
    http://yahoo.reuters.com/stocks/QuoteCompanyNewsAr...

    Fara' lo stesso anche la Chiesa Cattolica (un linux per
    il paradiso) ?

    http://www.eleutheros.it/articoli/dottrina_cattoli...
    non+autenticato
  • l'open source sta facendo morire tutte le aziende che volevano inserire prodotti nella fascia media e bassa del mercato.
    Una volta era pieno di prodotti per ufficio che si trovavano a 50mila lira nei supermercati e che permettevano di sostituire suite costose perchè a te serviva solo una funzione. In tutto il mondo si creavano applicazioni che occupassero i gradini più bassi, sotto microsoft, adobe e tutti gli altri.
    Oggi non è possibile, c'è l'open, spesso inferiore a questi prodotti ma comunque a costo zero.
    Per un ciclo di sviluppo di un prodotto in genere si procede creando un primo prodotto e poi migliorandolo e sperare nel giro di qualche anno che questo diventi un ottimo prodotto.
    Nel campo del software grafico 3D ci sono migliaia di prodotti inizialmente scadenti che sono poi diventati ottimi prodotti. Ci hanno messo anni, anni in cui l'azienda si è sfamata vendendo a basso prezzo le prime versioni del loro prodotto. Oggi però non possono (anche se nel campo 3D l'open fa ancora veramente schifo ma ovviamente parlo in generale), perchè bisogna superare uno standard minimo che è superiore a quello open perchè l'open costa zero. Tutte queste aziende non vedranno soldi per molto tempo e difficilmente potranno reggere a sufficienza per arrivare ad un prodotto che sia di qualità.
    Con l'open i ricchi sono tranquilli che altri privati non li potranno mai raggiungere, e sono tranquilli che l'open non li raggiungerà mai perchè ha dei limiti dovuti proprio alla gratuità dello sviluppo. Se un prodotto è scomodo si smette di sovvenzionarlo. Se domani IBM e soci tagliassero i rubinetti ad Open Office finirebbe il suo sviluppo. Tra i prodotto open che seguo in ambito 3D vedo solo schifezze ferme a versioni preistoriche ed insufficienti alla maggior parte degli utilizzi.
    non+autenticato
  • le aziende stanno spingendo sull'open source ed hanno ragione, loro guadagnano molti più soldi.
    Questo perchè non spendono soldi in licenze, anche se è il meno, e soprattutto non spendono soldi in programmatori.
    Se io azienda A devo sviluppare un software per fare che so, streaming, con l'open lo trovo già pronto e prendo un tirocinante universitario per le modifiche (spesso veramente minime).
    L'azienda quindi con un programmatore ha il suo programma e ci fa i soldi. Nel processo non sono stati utilizzati i programmatori per farsi il programma da soli o i soldi di qualcuno che lo producesse (in questo intendo dall'azienda che ti lascia il prodotto sullo scaffale a coloro che usando librerie hanno fatto il software). In pratica con 500 euro hanno sostituito un lavoro totale che nel complesso ne avrebbe richiesto 5000. Quindi alle aziende conviene, non al programmatore. Infatti sul forum i sostenitori di open sono tutti amministratori server che possono gestire i server dei clienti con un prodotto, linux, più complesso e che ci tengono che sia complesso. Se infatti linux diventasse semplice non ci sarebbe bisogno di loro. Oggi non esiste che un ufficio non abbia gente in grado di installare windows e in molti si trovano anche persone che ti mettono con windows una piccola rete aziendale. Con linux no, ogni macchina ha bisogno di una persona molto competente che installi.
    Mi sembra anche giusto tutto questo, non mi pare giusto però il voler diffondere questa filosofia che di fatto è solo un modo per incentivare gli hobbisti a fare un lavoro che per loro è ancora necessario. Io da programmatore incoraggio i miei colleghi a farsi pagare per il lavoro che fanno. Secondo me è giusto che se sono in grado di sostituire il programmatore debbano farlo e se un giorno le macchine si programmeranno da sole sarò il primo a farmi da parte, non trovo però giusto il diffondersi di questa filosofia open che incoraggia di fatto a lavorare gratis e a considerare il proprio lavoro come qualcosa che non deve essere ripagato economicamente. Perchè non è il programmatore ad avere bisogno della azienda, ma il contrario e finchè le aziende hanno bisogno dei programmatori si facessero pagare.
    non+autenticato
  • Ho lasciato i motorola(che come hardware sono i migliori) perchè il software era terribile,non ci potevo fare una mazza e ho preso un nokia con symbian
    (OT:sistema operativo del casso,senza occhio alla sicurezza e di difficile implementazione vista l'assenza di documentazione)
    ma...
    ricomprerò DI CORSA motorola appena implementeranno decentemente linux....
    (sperando tengano presente il fattore sicurezza e la documentazione)
    non+autenticato
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