I technohomeless fanno scuola

Due i casi saliti alla ribalta della cronaca, blog che raccontano la vita e le sensazioni di chi vive senza un'abitazione. Due modi di intendere e di vedere il mondo, espressi grazie ad Internet

I technohomeless fanno scuola Roma -"Quando mi rendo conto che ho una intera giornata da riempire mi viene la nausea per pensare a come riempirla"
Dopo aver perso la casa, aveva chiuso col mondo, cercava di apparire sempre di meno in pubblico, tentando di mascherare la sua condizione di senza tetto. Provava una grande vergogna, perciò non parlava più con nessuno, si nascondeva, aveva paura di essere riconosciuta. Poi l'idea, forse nata dalla frustrazione, di aprire un weblog per raccontare la sua vicenda. In pochissimo tempo lo spazio personale virtuale di una giovane donna inglese, che preferisce mantenere l'anonimato, ha calamitato l'attenzione di molti navigatori (circa 80mila dal primo marzo) tanto da suscitare l'interesse delNew York Times , che l'ha addirittura intervistata.
Dall'altra parte dell'oceano, un uomo che da 21 anni vive per le strade racconta la sua storia cercando di dare un'impressione diversa del clochard, per smantellare la convinzione che a finire per la strada ci vadano solo dei poveracci che non si rendono neanche conto del tempo che passa.

Lo scriba errante
Si presenta al mondo comeThe Wandering Scribe , lo scriba errante, questa donna inglese che si è ritrovata, nell'agosto 2005 dopo una serie di sfortunate coincidenze a fare della propria auto una casa, a lavarsi nei luoghi pubblici e, di tanto in tanto, si è anche presa il lusso di lavare i propri panni negli ospedali.

Chi legge le pagine del suo blog rimane sconcertato nell'apprendere che colei che scrive non ha la benché minima certezza del proprio futuro ma, nonostante questo handicap, ha la forza di mostrarsi, non ai passanti per chiedere la carità, non a ad un tizio qualunque per supplicare un lavoro, ma a milioni e milioni di persone che da tutto il mondo posso leggere e commentare i suoi pensieri e le sue sensazioni.
Ma non tutti i senzatetto possono gestire un blog personale: sui circa 350mila homeless che vivono nei vicoli delle metropoli inglesi esiste solo questo caso di homeless-blogger, ciò significa che per riuscire ad emergere, almeno sul versante web, occorrono dei rudimenti minimi di informatica e una buona cultura generale. Nel caso di W. S. salta subito all'occhio l'inglese fluente, scevro da forme dialettali; i contenuti sono del tutto originali e in alcuni momenti sembra di leggere un romanzo inglese di metà '800:"It's Spring and it's spectacular but there are hours and hours and hours to fill in the day too, and a lot of the time I just don't know what to do with myself"(È Primavera ed è tutto spettacolare ma ci sono anche molte ore da riempire nel giorno, e la maggior parte del tempo non so cosa fare con me stessa). Lo scriba errante ha ricevuto una buona istruzione, una cosa non comune tra gli homeless. Secondo alcune statistiche è proprio l'istruzione scarsa o inesistente la causa principale che manda in mezzo alla strada molte persone, primi fra tutti giovani ed ex galeotti.

Un caso analogo
Mentre l'autrice di questo particolare blog iniziava a scrivere, c'era chi negli States già da un paio d'anni faceva la stessa cosa, pur in modo diverso.
Un senzatetto di nomeKevin Barbieuxha intrapreso due anni fa una battaglia, che conduce tuttora, al fine di demolire lo stereotipo di clochard come sinonimo di ignorante mentalmente debilitato.

Nel suo blog racconta dei suoi viaggi, da San Diego a Nashville, e poi a Las Vegas. Di ognuna di queste città prende in esame la condizioni di chi, come lui, non ha un domicilio e deve fare dell'arte di arrangiarsi il proprio mestiere. Kevin legge, scrive delle mini-recensioni su libri riguardanti lehomeless experiences , e guarda con occhio critico alle situazioni diverse che si sviluppano in ogni città, quasi come se lui non facesse parte del mondo, ma fosse un entità extra terrena, un alieno che vede, elabora, giudica.

Ha svolto anche dei lavori occasionali, ha assistito ad un concerto di musica classica, suscitando in quella occasione lo sgomento generale, essendosi presentato in sala senza essersi potuto fare una doccia. La sua vita in fondo non è poi così diversa da chi un tetto ce l'ha, o da chi ne ha addirittura due. Come la sua omologa inglese, spesso dorme nella sua vecchia Opel Kadett, viaggia, scrive. L'unica differenza tra lui e una persona "normale" è che Kevin non ha quel luogo dove generalmente si cerca sicurezza e protezione chiamato casa e, sembra voler dire al mondo, quasi non ne sente più la necessità.

Giorgio Pontico
TAG: mondo
10 Commenti alla Notizia I technohomeless fanno scuola
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  • Michael Brown.
    I originally hail from Durham, North Carolina. I grew up in a poor but close-knit family. My formative years were spent amid the sociopolitical turmoil of the ‘60s, and some of my fondest childhood memories stem from that period. I graduated high school in 1980 and attended college for four years before I dropping out. I'd discovered graphic design by then and made it my career. Otherwise, standard American Family: Wife, 3 kids (one grown, one nearly so). "I haven't been beaten yet; I'm still alive!"
    http://view-sidewalk.blogspot.com
    non+autenticato
  • Niente di strano.
    Io personalmente non sono un SFD, non ancora almeno, e spero che duri, ma non ho mai posseduto un collegamento Internat a casa e uso terminali pubblici o altrui quando li trovo gratis. In diverse citta' ce n'e' almeno uno.
    Concordo che sui SFD ci sono molti pregiudizi, mentre la stessa Caritas fa presente che siamo tutti a rischio, basta perdere il lavoro a 40 anni, poi non poter pagare l'affitto o l'ICI, ed e' fatta. Come per i disoccupati, che non e' detto non abbiano voglia di lavorare, magari accade solo che i padroni preferiscano giovani negri o rumeni ...
    Se mi si consente una battuta, la differenza tra un barbone e un turista di lusso sta nel livello della roulotte che usa.
    Certo per abitare in pochi metri cubi bisogna buttar via o vendere molte cose cui si e' affezionati, ma una volta passati allo scanner documenti, libri etc si fa a meno di librerie e cassettiere, e passando al computer portatile, rinunciato al telefono fisso e tenendo solo un cellulare, niente armadi pieni di abiti, ma solo pochi ricambi, magari i jeans che vanno bene sia d'estate che d'inverno, comprando di quelle piccole lavatrici da camper, TV da 7", etc etc, ci si puo' organizzare bene, insomma niente di tragico. Anni fa Vianello faceva pa presa in giro del turista che riesce a far stare tutta la casa in una valigia, non so se sia possibile al 100%, ma ci si puo' arrivare vicino.
    E' apprezzabile comunque che questi SFD tengano alto il nome della categoria, e' la prova che tra quella gente ce ne sono molti che potrebbero essere recuperati e dare un contributo alla societa'.
    non+autenticato
  • certo che tra articoli sui consulenti it in disgrazia e aziende che non riescono a fare competizione, mi sa che in questo settore prima o poi saremo tutti technohomeless
    ma prima di techno HOMLEESS
    non+autenticato
  • Penso che sulle persone che vivono per strada di luoghi comuni ce ne siano tante ma poi se vai a fare il volontario in certe caritas la domenica li vedi arrivare per il pranzo e sono affamati, e non se la passano bene, per non dire della salute... Quello che manca è il coraggio di riconoscere la dignità di molti di loro e quindi viva i blogger clochard
    non+autenticato
  • Insomma, dorme in macchina, si lava nei luoghi pubblici e ha il "lusso" di lavare i panni in ospedale... ma il blog da dove lo aggiorna??

    "...Sui circa 350mila homeless che vivono nei vicoli delle metropoli inglesi esiste solo questo caso di homeless-blogger..."

    Ecco appunto siamo sicuri vero che non sia una presa in giro? Lo dico con tutto il rispetto del mondo ma anche con alcune inevitabili curiosità...

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    http://bit01.wordpress.com
  • Qua ci si capisce qualcosa di più:

    http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?I...



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    http://bit01.wordpress.com

  • - Scritto da: bit01
    > Insomma, dorme in macchina, si lava nei luoghi
    > pubblici e ha il "lusso" di lavare i panni in
    > ospedale... ma il blog da dove lo
    > aggiorna??

    Biblioteche e/o simili?
    In quelle della mia città (comunista!) connessione veloce ed in pratica gratuita (tessera 10€ anno)
    non+autenticato
  • - Scritto da:
    >
    > - Scritto da: bit01
    > > Insomma, dorme in macchina, si lava nei luoghi
    > > pubblici e ha il "lusso" di lavare i panni in
    > > ospedale... ma il blog da dove lo
    > > aggiorna??
    >
    > Biblioteche e/o simili?
    > In quelle della mia città (comunista!)
    > connessione veloce ed in pratica gratuita
    > (tessera 10€
    > anno)

    in quelle della mia citta' (non comunista) connessione veloce, ampia disponibilita' di film in dvd e cd di tutti i generi, e una sala registrazione con tastiera, cubase e altri software. tutto gratuito, ovviamente.
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    Modificato dall' autore il 09 maggio 2006 19.36
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    non+autenticato
  • - Scritto da: bit01
    > Insomma, dorme in macchina, si lava nei luoghi
    > pubblici e ha il "lusso" di lavare i panni in
    > ospedale... ma il blog da dove lo
    > aggiorna??

    Emhhh hai presente le biblioteche quelle che ti danno l'accesso a internet gratis? Certi internet point di certi bar? Non e' che uno si collega per forza da casa eh Rotola dal ridere
    non+autenticato
  • > Emhhh hai presente le biblioteche quelle che ti
    > danno l'accesso a internet gratis? Certi internet
    > point di certi bar? Non e' che uno si collega per
    > forza da casa eh
    > Rotola dal ridere

    Infatti se non l'hai letto, il secondo post in auto-risposta si intitola per l'appunto "ho capito"...
    All'inizio pensavo che chi vive con il sussidio del governo non abbia poi tanti soldi da spendere per l'internet delle biblioteche o degli internet-cafè, immaginavo che ci fossero infatti altre priorità prima del blog...