Roma - Diciamolo: il TC serve soprattutto a proteggere il software ed i file di dati multimediali dalla copia abusiva (e anche da alcune forme di consumo non gradite ai produttori). Anche se diversi portavoce del mondo del Trusted Computing, come David Safford di IBM e lo staff di documentazione web di di Microsoft, si oppongono a questa interpretazione, rimane il fatto che
la creazione di sistemi DRM di seconda generazione è praticamente l'unica applicazione in cui il Trusted Computing mostri di avere delle caratteristiche veramente innovative e che non possono essere ottenute in altro modo.
Ma c'è veramente bisogno di proteggere il software ed i contenuti multimediali in modo così drastico? Non si può trovare un altro modo di affrontare il problema della copia abusiva?
Quasi certamente,
si possono trovare delle alternative . Il Trusted Computing ed i sistemi DRM sono la conseguenza inevitabile di un
Business Model ("Strategia Aziendale") e di un
Distribution Model ("Schema di Distribuzione") che forse hanno già fatto il loro tempo e che devono essere sostituiti da qualcosa di più adatto al terzo millennio. Alcune alternative a questi modelli di business sono già state proposte e, in alcuni casi, sono già state sperimentate. Addirittura, alcune di esse si sono già dimostrate in grado di sostenere l'economia delle aziende che le hanno provate.
Per comprendere fino in fondo il senso di queste proposte, bisogna tenere presente quale è stata l'evoluzione dell'industria editoriale negli ultimi 50 anni. Sin dai tempi di Gutenberg, l'editore ha svolto un ruolo indispensabile per il consumatore e per l'intera società. Grazie al suo lavoro
e ai suoi soldi , le opere degli artisti sono state scoperte, selezionate, messe a punto, prodotte, stampate in milioni di copie e distribuite capillarmente sul territorio nazionale o persino sull'intero pianeta. Non c'è quindi da stupirsi se per alcuni secoli il consumatore, e l'intera società, hanno trovato giusto pagare per questo servizio.
Da qualche decennio a questa parte, tuttavia, il ruolo sociale e commerciale dell'editore si è sempre più ristretto. La selezione delle opere "meritevoli" è sempre più affidata a specialisti di settore che sono spesso pagati dagli stessi autori, come lo studio
Grandi e Associati , a concorsi di vario tipo o persino all'opera di scouting messa in atto in modo volontario dalle comunità Internet.
In molti casi, la produzione dell'opera viene curata direttamente dall'autore, come avviene per il software, per i testi in formato PDF, per la musica in formato digitale e persino per alcune opere cinematografiche (chi non ricorda
The Blair Witch Project ?). Grazie ad Internet, infine, la distribuzione può essere realizzata a livello capillare e sull'intero pianeta a costi praticamente nulli. In altri termini, l'editore tradizionale ha abdicato a una parte importante dei suoi ruoli sociali ed è stato escluso da altri, trasformandosi spesso in un semplice esattore di diritti.
A questo punto è chiaro che le aziende che operano nel settore editoriale, dell'entertainement, del software e del recording devono cambiare radicalmente il loro approccio al mercato se vogliono sopravvivere a questo cambiamento. Come debbano cambiare è ancora materia di discussione ma è certo che lo debbano fare. Diversamente, il "consumatore", ricordandosi improvvisamente del suo ruolo di
giudice ultimo del mercato , si rifiuterà di pagare per un servizio inesistente e ricorrerà alla copia abusiva per bypassarli.
Qui di seguito trovate qualche esempio delle proposte che sono state avanzate negli ultimi anni per aggiornare il modello di business delle aziende di questo settore e renderlo nuovamente compatibile con le società in cui vivono. Si tratta solo di una piccola raccolta di esempi che non esaurisce certo la complessità della materia. Tuttavia, c'è sicuramente materiale sufficiente per far riflettere.