Roma - Se avete seguito fin qui
i nostri discorsi sul Trusted Computing, di sicuro vi sarete resi conto di un fatto: il Trusted Computing è una tecnologia destinata a diffondersi in modo capillare nella nostra vita. Anzi: per raggiungere gli scopi per cui è stato concepito, il Trusted Computing deve per forza diventare
una presenza comune nelle nostre case . La sua natura "pervasiva", infatti, è una condizione irrinunciabile per il suo successo. Per poterlo usare come strumento di controllo, non è sufficiente che il Trusted Computing diventi una tecnologia "standard" (de iure o de facto): deve anche diventare
ubiquitaria .
Per capire il motivo di questa affermazione bisogna mettersi nei panni di una grande azienda che produce software o contenuti multimediali. Per fare un esempio, potremmo calarci nei panni di Warner Bros nel momento in cui deve rilasciare sul mercato un nuovo film. Come forse sapete, tra poco Warner Bros inizierà a distribuire i suoi film in formato digitale su Internet usando BitTorrent. I file in questione saranno protetti da un sistema DRM,
probabilmente quello di Microsoft . In questo modo sarà possibile rilasciare il film su Internet, lasciando che sia la rete P2P BitTorrent a gestire la distribuzione capillare. Niente server dedicati, nessun consumo di banda a spese di Warner Bros, nessun problema di continuità o di disponibilità del servizio. E tutto questo senza rinunciare ad un controllo molto preciso ed
ineludibile sul consumo che viene fatto del prodotto. Un vero sogno.
Tuttavia, rimane la minaccia dei cracker. Se qualcuno riuscisse a crackare il sistema DRM utilizzato da Warner Bros, come John Lech Johansen
ha crackato in passato il sistema di protezione dei DVD, cioè il CSS, Warner Bros si ritroverebbe improvvisamente derubata del suo intero catalogo. Una possibilità che sicuramente fa scorrere un brivido gelato lungo la schiena dei suoi manager. La tentazione di usare un
sistema DRM basato su tecnologia Trusted Computing , al posto di quelli tradizionali, è ovviamente molto forte. Il punto è: quando Warner potrà farlo?
Prima che una grande casa editrice cinematografica, come Warner Bros, possa rilasciare su Internet un film protetto da un sistema DRM di seconda generazione, basato su tecnologie Trusted Computing, sarà necessario aspettare che gran parte dei dispositivi digitali degli utenti (PC, DVD player etc.) dispongano di questa tecnologia e che gli utenti
siano disponibili ad utilizzarla .
Se Warner Bros rilasciasse il suo film troppo presto, quando solo una piccola percentuale dei dispositivi esistenti dispone del Fritz Chip, verrebbe inevitabilmente ignorata dal mercato. Questo avverrebbe anche se la presenza del
Fritz Chip fosse molto diffusa ma gli utenti avessero preso l'abitudine di mantenerlo disabilitato. In entrambi i casi, Warner Bros sarebbe costretta a rinunciare agli introiti che gli potrebbe garantire la distribuzione di tipo convenzionale, una perdita economica che non sempre una azienda può permettersi.
La situazione sarebbe ben diversa se Warner Bros decidesse di rilasciare il suo film protetto da tecnologie DRM - TC dopo che il Trusted Computing fosse diventato una presenza abituale, ed ampiamente accettata, nella case degli utenti. A quel punto potrebbe contare comunque su ampi introiti economici provenienti dalla distribuzione del film. Ai pochi utenti "dissidenti" non rimarrebbe che piegarsi alla sua volontà o rinunciare alla visione.
Esiste quindi una
soglia minima di diffusione sul mercato , e di "accettazione" da parte degli utenti, che deve essere superata prima che sia possibile usare il Trusted Computing come sistema DRM e come sistema anticopia per il software. Secondo alcuni osservatori, questa soglia potrebbe essere del 70%. Secondo altri potrebbe essere sufficiente un 50% od addirittura un 30%. In tutti i casi, è evidente che se il Trusted Computing non dovesse raggiungere una diffusione ed una accettazione adeguati, resterà per sempre impossibile usarlo come supporto per queste applicazioni di tipo DRM.
Si noti che il mancato superamento di questa soglia
non può tuttavia impedire l'uso del Trusted Computing come strumento di sicurezza , ad esempio per creare reti "trusted" (grazie a TNC), per proteggere i dati su disco fisso (grazie al "sealed storage") o per proteggere i documenti aziendali (grazie al "sealed storage" usato come tecnologia ERM). Tutte queste applicazioni di sicurezza, infatti,
non dipendono dalla presenza di una piattaforma "trusted" comune ed estesa a tutto il mercato. È sufficiente che esista una piattaforma "trusted" estesa alla sola realtà personale (casa ed amici) o aziendale interessata.
Di conseguenza, possiamo dire che se il Trusted Computing non arriverà mai ad essere una presenza diffusa sul mercato, sarà costretto a diventare una semplice ed efficacissima tecnologia di sicurezza. In questo modo perderà tutte le sue caratteristiche di strumento di controllo sull'utente. In altri termini,
se il Trusted Computing non dovesse superare la soglia di diffusione attesa dalle aziende, sarà costretto a diventare lo strumento di sicurezza che avrebbe sempre dovuto essere. Tornerà ad essere qualcosa che viene usato solo in ambiti ristretti e sotto il pieno controllo dei suoi proprietari. Ma sarà questo il suo destino?