La PA italiana diffida del software aperto

di S. Brunozzi - Cosa impedisce alla PA di adottare soluzioni libere? Tra resistenze culturali e update tecnologici le imprese del codice aperto devono imparare ad avvicinare la PA nel modo migliore

Roma - Nell'ambito della Pubblica Amministrazione (PA), il 2006 sembrava essere l'anno del "grande salto in avanti" di Linux e in generale dell'Open Source e del Free Software (che d'ora in avanti chiamerò semplicemente FLOSS, Free/Libre and Open Source Software). Migliaia di appassionati, di attivisti, di promotori del FLOSS, tuttavia, si chiedono come mai ci siano ancora così tante reticenze nell'adozione di strumenti che, a detta degli esperti, presentano numerosi vantaggi, non soltanto economici.

La mia recente esperienza professionale all'interno di una pubblica amministrazione (una università, precisamente), sia come docente che come tecnico, mi ha permesso di analizzare e finalmente comprendere i motivi di questo "ritardo" di adozione, la cui conoscenza è di fondamentale importanza per aziende, professionisti o appassionati che intendano dare il loro contributo alla diffusione del FLOSS e di soluzioni aperte.

Generalmente parlando, ogni scelta ruota intorno ai seguenti concetti chiave: 1) Diffidenza, 2) Inerzia, 3) Certificazione, 4) Responsabilità, 5) Interazione sociale, 6) Dati (DICRID). Mi servirò di un esempio di fantasia per illustrare bene come questi fattori intervengano nel processo decisionale.
Immaginiamo la PA di un comune, che possiede una manciata di server con caratteristiche hardware diverse, e sistemi operativi diversi (di solito si gira intorno a Windows 2000 server, Windows 2003 server, SuSE, Red Hat, a volte AIX di IBM).
Questi server forniscono servizi interni (paghe, orari e ingressi, ferie, protocollo, ragioneria ecc.) ed esterni (gare di appalto, sito web, news, rassegna stampa, documenti), basandosi spesso su alcuni software proprietari, sviluppati da aziende locali o nazionali, e solitamente appoggiati su più piattaforme di basi di dati (Oracle, Microsoft SQL server, DB/2, raramente MySQL o PostgreSQL), spesso esistenti in più versioni. I tecnici interni solitamente personalizzano le soluzioni adottate, in base alle competenze possedute. Questi dati, oggi, vanno inoltre gestiti in tutela della privacy, e vanno regolarmente effettuate copie di backup, spesso utilizzando hardware dedicato con software proprietario incluso. In un prossimo futuro andranno inoltre prese misure adeguate per certificare l'intero sistema informativo e la sua sicurezza, sulle orme delle norme recentemente introdotte e standardizzate come ISO-27001.

In ambiti come questo alcune grandi aziende italiane e straniere la fanno da padrone, tagliando fuori piccole e medie imprese o gruppi di professionisti; queste grandi aziende adottano quasi sempre soluzioni proprietarie, seguendo un modello di business collaudato e spesso remunerativo.
Vediamo ora come i fattoriDICRID(Diffidenza, Inerzia, Certificazione, Responsabilità, Interazione, Dati; è una sigla coniata al momento) intervengono nei vari stadi decisionali.

Nella PA ogni scelta di rilievo comporta delleResponsabilitàper le persone al vertice della scala gerarchica, ovvero dirigenti e tecnici "EP" (Elevate Professionalità), ma anche per tecnici di rango inferiore.
Trovandosi spesso di fronte un sistema informativo già installato e funzionante, l'eventuale scelta di apportare delle modifiche (adottando ad esempio una piattaforma FLOSS) viene valutata conDiffidenza , facendo pesare molto la propria responsabilità in caso di malfunzionamenti. Effettivamente va mossa una critica al mondo FLOSS: per vari motivi (il principale: mancanza di tessuto aziendale fertile in campo FLOSS) la qualità dei software FLOSS e le garanzie di assistenza non competono bene con soluzioni spesso più costose, ma affidabili.

Un dirigente deve garantire dei servizi, e se deve scegliere tra spendere 100 per un servizio che funziona quasi bene, o spendere 70 per un servizio che funziona un pochino meno bene del primo, sceglierà il servizio più costoso ma più affidabile. Un dirigente, poi, ha difficoltà nell'accettare soluzioni proposte senza le solite costose brochure, prive di nomi di rilievo.

Per una piccola/media azienda risulta perciò difficoltoso competere con i "mostri" sacri che forniscono molti dei software specifici per la PA, come ad esempio CINECA, che dispone di centinaia di tecnici (spesso di buon livello), e di contratti esclusivi con i principali partner (Microsoft, Oracle, IBM). Se non è CINECA, i grandi "player" del settore sono grandi aziende S.p.a. le quali, con ingenti investimenti, producono dei software destinati alle PA.

Le grandi aziende di questo tipo forniscono una affidabileCertificazionedi ciò che viene installato, cosa che mette al riparo i funzionari pubblici da una consistente fetta dei pericoli relativi alla gestione dei dati e alla loro eventuale perdita. Una piccola azienda non può fornire "assicurazioni", né tantomeno disporre della massa critica per gestire bene situazioni di emergenza. La eventuale gestione di Certificazione comporta inoltre delle spese ingenti, non sostenibili da piccole aziende.

L'esistenza di software già in uso, di hardware già acquistato, di contratti di assistenza software di durata pluriennale, di personale già abituato ad una certa interfaccia e ad una certa procedura, fa sì che l'introduzione di nuove tecnologie possa essere fatta solo con estrema cautela e lentezza, contrastando con pazienza l'Inerziadel sistema attualmente in uso.

La presenza di software proprietari, che spesso utilizzano formati di dati chiusi, impedisce di poter fornire una soluzione alternativa parziale. Non è possibile ad esempio proporre una piccola soluzione per un piccolo settore, dato che tutti i dati sono fortemente interconnessi, e basati su piattaforme software e DBMS proprietarie.

IDati , poi, rappresentano un ulteriore problema: come gestire tutti i dati esistenti? Come convertirli o migrarli verso una nuova piattaforma? Come certificare che il trasferimento è avvenuto senza problemi? Come rispondere ad eventuali violazioni?

I vari funzionari pubblici che vengono coinvolti, a diversi livelli, nelle decisioni, devono poi tenere conto delle diverseInterazioni socialiche intervengono in un ambiente di lavoro, interazioni spesso sottovalutate in qualsiasi progetto IT. I funzionari, abituati a quella interfaccia o a quella procedura, possono ribellarsi a qualsiasi cambiamento; i tecnici che si devono occupare della gestione dei servizi informatici possono opporre resistenza a nuove soluzioni tecniche, che comportano il bisogno di aggiornare le proprie competenze; in generale, qualsiasi innovazione comporta sempre delle reticenze, che possono essere giustificate solo nel caso in cui si tratti del "solito software" che necessita di aggiornamento (e quindi un cambiamento inevitabile, da accettare e basta).

Dal mio ragionamento emerge il fatto che i fattori DICRID intervengono e si intersecano in maniera ancora più fitta e intricata. Una azienda, o un gruppo di professionisti, che desideri proporre una soluzione FLOSS, deve riuscire a comprendere bene le varie "forze" che ostacolano qualsiasi soluzione alternativa, prima ancora di preoccuparsi dei dettagli tecnici.
È bene evidenziare i vantaggi strategici (a lungo termine) delle soluzioni FLOSS, piuttosto che limitarsi agli aspetti tattici (a corto raggio), altrimenti qualsiasi confronto è nullo.

Tecnicamente, infatti, le soluzioni FLOSS presentano enormi vantaggi, soprattutto nel caso di distribuzioni Linux non commerciali come Debian o Ubuntu: ciò che manca, semmai, è un vivaio di piccole e medie imprese informatiche in grado di fornire scelte basate su Linux e supportarle negli anni. Sono felice della strada intrapresa da Ubuntu perchè, rispetto a Debian, sta focalizzando l'attenzione sugli aspetti implementativi della vita di tutti i giorni, campo in cui gli sviluppatori Debian, per eccessivo amore della parte puramente "tecnica", hanno volutamente curato con minori energie.

Come conclusione, mi sento di dire questo: tecnologie aperte e software FLOSS sono una grande opportunità per le Pubbliche Amministrazioni, ma solo con una attenta analisi della situazione, e in particolare dei sei fattori da me evidenziati, è possibile formulare offerte e proporre soluzioni in grado di rivaleggiare con quelle esistenti (solitamente proprietarie). Sono altresì convinto che le soluzioni FLOSS rappresentino una nuova opportunità di guadagno, altrettanto invitante; è comunque comprensibile la titubanza dei responsabili di aziende software di fronte a modelli di business FLOSS, ancora poco conosciuti e poco apprezzati in terra nostrana.

Lancio, infine, una proposta (indipendente) per il nascente governo (proposta che difficilmente verrà anche solo letta): impostare una seria politica tecnologica a favore delle tecnologie FLOSS. Con la massa critica di migliaia di PA, uffici, scuole e università, i vantaggi rispetto a soluzioni proprietarie sarebbero enormi: risparmio di costi di licenza, suddivisione delle spese di sviluppo su migliaia di enti utilizzatori, formati di dati aperti per un vero interscambio, gestione remota dei backup, formazione continua condivisa. Se infatti sommiamo le cifre spese in formazione dai dipendenti pubblici, scopriamo facilmente che con la stessa cifra si riesce a produrre qualche film di Hollywood... oppure degli ottimi contenuti formativi condivisi in tutta Italia.

Purtroppo una trattazione approfondita è eccessiva per un articolo come questo.
Rimango perciò a disposizione per commenti, domande, suggerimenti e critiche.

Simone Brunozzi
www.ubuntu.it

(simone.brunozzi aTt gmail.com)

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Nota: Il sito ufficiale di Ubuntu è qui



132 Commenti alla Notizia La PA italiana diffida del software aperto
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  • ... si continua ad insegnare Microsoft.

    capisco che da qualche parte si debba iniziare ma perchè non tener bene in mente che spesso glistudenti non hanno dei genitori miliardari e che il software lo devono pagare con i soldi di stipendi normali?
    E' inutile insegnare a ragazzi di 14,15,16 anni ad utilizzare prodotti da 1000/2000 euro anche perchè tanto quando usciranno dalle scuole magari non saranno più utilizzate...

    ai miei tempi si insegnava la base, o dei linguaggi di programmazione più didattici... aveva i suoi contro, ovvio, ma qui si passa da un estremo all'altro!
    Akiro
    1906
  • Gentile professore,

    Ho letto con interesse il suo articolo e alcuni (non tutti, troppi e ho troppo poco tempo) dei post attinenti.

    Concordo sostanzialmente con l'analisi della "resistenza" della PA da lei delineata.

    Vorrei solo rilevare un dato: se osserviamo la spesa per SW nella PA (dati CNIPA 2005 su 2004) sia per tipologia di software sia per modalità d’acquisto notiamo come il software “ad hoc” sia stata di gran lunga la tipologia piu’ richiesta, il che conferma che la PA necessita di soluzioni dedicate che nella maggioranza dei casi non trovano riscontro in “prodotti” pacchettizzati.

    Nello specifico rileviamo:
    --Spesa per SW di base e di ambiente circa = a 50.000.000
    --Spesa per pacchetti applicativi circa = a 55.000.000
    --Spesa per sw "AdHoc" circa = 230.000.000

    Quindi, bene, qual è la fetta di spesa che OSS potrebbe ora occupare? (oltretutto in concorrenza con i SW proprietari?)

    ipotizziamo una via:

    •    E’ necessario sviluppare applicativi pacchettizzati per ridurre gli sviluppi “ad hoc”.
    •    I programmi devono essere calati sulle esigenze della PA, usabili secondo contesto operativo.
    •    I programmi devono essere ceduti con codice sorgente e disponibili per la redistribuzione e il riuso.
    •    I programmi devono essere gratuiti o a basso costo per permetterne la piu’ ampia diffusione.

    e il profitto?

    •    Consulenza applicativa
    •    Analisi e Progettazione delle soluzioni
    •    Verticalizzazioni e personalizzazioni
    •    Assistenza e mantenimento

    Molto semplicisticamente, concordo, ma non è qui la sede.
    Disponibile ad approfondire.

    Cordiali saluti
    Umberto Rossini
    Sideco srl
    non+autenticato
  • pensa a laurearti e ricordati che più il software è gratis (perchè in pratica più che open è free) e meno lavoro c'e' per te....

    vieni nel mondo della consulenza e dei 1000 euro al mese caro Ing. perchè resta solo quello...anche grazie all'open
    non+autenticato
  • Mi accingo ad esprimere un'opinione sicuramente impopolare, ma lo faccio con educazione e con la massima apertura verso eventuali obiezioni. Infatti non sono un professionista dell'informatica, ma solo uno studente che bene o male conosce ed utilizza i vari Sistemi Operativi.

    Io sono per la diffusione di prodotti come OpenOffice e Firefox, che considero veri e propri fiori all'occhiello del mondo Opensource.

    Solo non mi piace Linux, e posso capire perché gli enti pubblici siano riluttanti ad installarlo.

    1) Linux è CAOS, disordine puro. Esistono letteralmente una marea di distribuzioni sviluppate da software house PIU' O MENO qualificate, e non c'è alcuna garanzia che il funzionamento di una certa distribuzione sia coerente con il funzionamento di un'altra.
    Se già il passaggio da Windows a Linux è difficoltoso, è altrettanto difficoltoso il passaggio da una certa distribuzione Linux a un altra (provare per credere): gli esperti saprebbero "adattarsi" con pochi click, ma non possiamo non considerare che all'interno degli enti pubblici esistono utenti con un livello di competenza piuttosto basso.

    2) Linux pretende che l'utente sappia utilizzare la riga di comando, e questo non soltanto per svolgere compiti "particolari", ma anche per svolgere semplici operazioni fondamentali e vitali come il mount, l'installazione di un programma, l'aggiornamento del sistema, l'installazione di un driver. Io non voglio la riga di comando, anche se la saprei usare benissimo, volendo. La mia giornata dura 24 ore e voglio una UI che sia al mio servizio in tutto e per tutto. Perché non mi diverto a smanettare quando lavoro al computer: l'informatica per me ha un valore puramente utilitaristico.

    3) A proposito di interfacce, Gnome e KDE non sono particolarmente innovative, e non sono migliori dell'interfaccia di Windows. Gnome, poi, è un calco dell'interfaccia di Windows.

    4) Linux non è più sicuro di Windows. Un sistema Windows aggiornato è (in)sicuro tanto quanto un sistema Linux aggiornato.

    5) Molti dicono che Linux sia stabile e Windows no. Forse questo era vero per la famiglia 95/98/ME. Ma Windows NT non è, di per sé, "instabile". Lo rende instabile l'utente, installando una marea di roba inutile, caricando driver che generano conflitti, installando porcherie come dialer e simili, non aggiornando il sistema o l'antivirus. Un sistema Windows NT ben tenuto non si blocca tanto facilmente.


    Poi, perdonate l'argomentazione rozza e poco lungimirante, Windows è molto più produttivo di Linux se ragioniamo in tempi brevi.
    Se devo svolgere un progetto e ho fretta, sarei poco furbo a scegliere Linux: solo per installarlo faccio le 4 di notte. Poi devo lavorare un paio d'ore per fare tutte quelle cosettine in linea di comando, seguendo le indicazioni di quello o quell'altro forum.
    Caos, caos, caos... Prima di essere "operativo" passano due giorni. E poi la ricerca del software! Accanto ai progetti open "seri" (vedi OpenOffice), c'è tutto un mare di fuffa opensource con cui si fa poco o niente...
  • Chiedo solo: hai mai preso in mano Ubuntu?
    Se si, noteresti che la totalità delle tue obiezioni cadrebbe.
    Aggiungo che ci sono molte operazioni (installazione di software estraneo, di driver non richiesti, montaggio di partizioni particolari tipo NTFS, etc.) che non devono o dovrebbero essere accessibili a nessuno tranne che agli amministratori di sistema / rete / ...
    Senza ombra di dubbio i sistemi free sono più sicuri da questo punto di vista, perché obbligano a prendere coscienza dei diversi ruoli di amministratore e di utente.
    Compatibilitá delle distribuzioni: falso problema. Basta che lo stato se ne crei una su misura e la gestisca con personale interno! (Come ha fatto il Paraná con Latinux: http://www.softwarelivreparana.org.br/modules/mydo...)
    Imparare a usare un ambiente grafico Gnome / KDE per le operazioni di tutti i giorni (quindi senza smanettamenti perniciosi da parte degli utenti) non é più difficile che imparare l'uso basilare di Windows. Servono corsi? Li si organizza, il risparmio successivo in licenze e la sicurezza guadagnata (vengono meno le dipendenze da software chiuso prodotto in altri paesi) valgono la spesa. Linea di comando? L'utente comune di gestionali et similia deve saperne il meno possibile.
    Quindi, come vedi...Occhiolino
  • > Mi accingo ad esprimere un'opinione sicuramente
    > impopolare, ma lo faccio con educazione e con la
    > massima apertura verso eventuali obiezioni.

    Ok, con la tua stessa educazione e umiltà, vedrò come posso risponderti esponendo al meglio le mie idee.

    > sono per la diffusione di prodotti come
    > OpenOffice e Firefox, veri e propri
    > fiori all'occhiello

    Infatti l'uso di questi programmi sarebbe un grosso passo avanti anche sotto Windows, non tanto per Firefox, che andrebbe a sostituire una componente già integrata nel S.O., ma per OpenOffice.

    > non mi piace Linux, posso capire perché
    > gli enti pubblici siano riluttanti ad
    > installarlo.

    Ognuno ha le sue esigenze, molti sostituiscono la parola Linux con Windows nella frase che hai scritto, e lo fanno con sincerità e ragion veduta.

    > 1) Linux è CAOS, disordine puro.
    > [...]
    > il passaggio da Windows a Linux è
    > difficoltoso, è altrettanto difficoltoso il
    > passaggio da una certa distribuzione Linux a un
    > altra (provare per credere): gli esperti
    > saprebbero "adattarsi" con pochi click, ma non
    > possiamo non considerare che all'interno degli
    > enti pubblici esistono utenti con un livello di
    > competenza piuttosto
    > basso.

    Se fosse questo il problema, basterebbe individuare una distro e far finta che non esistano le altre... ad esempio prendiamo tutti (nelle PA) Ubuntu e vedi che avremo poco di che pentircene... comunque non la vedo nera come te, tra i vantaggi di Linux c'è che indipendentemente dal "motore", puoi metterci il "cruscotto" che più ti aggrada.
    Per il livello di competenza, sono convinto che funzioni al contrario:
    se tutto ciò che faccio è navigare in Internet, scrivere qualche letterina con Word e fare qualche grafico in Excel non avrò problemi a fare lo stesso sotto Linux+Kde+OpenOffice; se lavoravo professionalmente con Photoshop, avrò delle difficoltà a fare lo stesso con Gimp.

    > 2) Linux pretende la riga di comando, anche per
    > svolgere semplici operazioni fondamentali e
    > vitali come il mount, l'installazione di un
    > programma, l'aggiornamento del sistema,
    > l'installazione di un driver.
    >[...]
    >La mia giornata dura 24 ore e
    > voglio una UI che sia al mio servizio in tutto e
    > per tutto.

    "Usare" Linux è facile almeno quanto "usare" Windows, i problemi di cui parli riguardano l'"amministrazione" del sistema.
    La separazione (reale!) tra amministrazione e utenza è uno dei più grandi punti di forza dei sistemi operativi seri (che annoverano un solo escluso: Microsoft!).
    Dopo che il sistema è stato configurato a dovere
    l'utente avrà "una UI al suo servizio in tutto e per tutto": mount verrà gestito dall'interfaccia grafica.
    Programmi e aggiornamenti (sono tra l'altro compiti di amministrazione) vengono gestiti in maniera ancora più semplice: sulle Debian salvo casi particolari installi (lo saprai) con

    apt-get install nome-programma

    l'os ti scarica configura e installa tutto mentre pensi ad altro (tradotto: aumenta la tua produttività)

    Altre distribuzioni usano gestori diversi ma analoghi.

    Per non parlare delle tante chicche accessorie di amministrazione, Backup (reali) da remoto, desktop (reale) remoto, la possibilità, quando si hanno più macchine uguali, di eseguire l'installazione su una sola di esse, e poi copiarne il contenuto dell'hd sulle altre (smontando gli hd, usando supporti removibili o la rete, per i più bravi).

    > Perché non mi diverto a smanettare
    > quando lavoro al computer: l'informatica per me
    > ha un valore puramente
    > utilitaristico.

    Una frase simpatica, non ricordo di chi, dice:
    "L'informatica si occupa di computer quanto l'astronomia si occupa di telescopi."
    Linux è uno strumento, di quelli maledettamente utili.

    > 3)Gnome e KDE non sono particolarmente innovative, e non sono
    > migliori dell'interfaccia di Windows. Gnome, poi,
    > è un calco dell'interfaccia di
    > Windows.

    Sono impostate in modo da non disorientare chi viene da Windows e Mac, ma se ti senti "creativo" accomodati pure che cercando un po' avrai di che sorprenderti!

    > Un sistema
    > Windows aggiornato è (in)sicuro tanto quanto un
    > sistema Linux
    > aggiornato.

    Però Linux sarà sempre "più aggiornato" di Windows, che, poverello, deve aspettare quei quattro anni per sostituire elementi sostanziali del sistema operativo. Comunque non sono d'accordo: Windows, per funzionare correttamente, ha bisogno di permessi molto larghi, che minano la sicurezza del sistema operativo. Quando la sicurezza di Windows è importante si ricorre a difese hardware.

    > 5) che Linux sia stabile e Windows
    > no.
    >[...]
    > Lo rende instabile l'utente,

    E chi sennò?

    > installando una marea di roba inutile, caricando
    > driver che generano conflitti, installando
    > porcherie come dialer e simili, non aggiornando
    > il sistema o l'antivirus. Un sistema Windows NT
    > ben tenuto non si blocca tanto
    > facilmente.

    Se sai cosa ci dovrai fare, installi quello che ti serve, e poi non lo tocchi più, hai speranze di farcela. Comunque, a proposito dell'utente, il fatto è questo: un'installazione Windows perfetta, data in mano a uno sprovveduto, dopo pochi mesi è da rifare, questo non succede con un'installazione Linux.

    > Windows è molto più produttivo di
    > Linux se ragioniamo in tempi
    > brevi.
    > sarei poco furbo a scegliere Linux: solo per
    > installarlo faccio le 4 di notte.

    Ognuno ha le sue esigenze. L'installazione di Linux mi ha sempre preso meno tempo di quella Windows, come mai? Forse perchè formatta un hard disk di diversi GB in pochi secondi? E' un'ipotesi. Cos'hai provato a installare?

    > Poi devo
    > lavorare un paio d'ore per fare tutte quelle
    > cosettine in linea di comando, seguendo le
    > indicazioni di quello o quell'altro
    > forum.

    Migrare significa comunque dover imparare cose nuove, non c'è dubbio che questo sia un costo, ma non è legato a problemi di Linux. Che ti serve? Manuali? Assistenza? Red Hat sarà lieta di "venderti" per lo stesso prezzo di "un" Windows, un S.O. installabile su quante macchine vuoi, con tutta l'assistenza che cerchi; non dire che il tedesco è poco produttivo perchè non lo sai parlare.

    > Caos, caos, caos... Prima di essere "operativo"
    > passano due giorni.

    Due giorni per una nuova installazione (globale) che durerà anni sono niente; comunque ci vuole molto meno

    > E poi la ricerca del
    > software! Accanto ai progetti open "seri" (vedi
    > OpenOffice), c'è tutto un mare di fuffa
    > opensource con cui si fa poco o
    > niente...

    Accanto ai progetti commerciali "seri" (Macromedia) c'è tutto un mare di fuffa closed con cui si fa poco o niente... e la paghi!

    Che ti serve? Scommetti che ce l'abbiamo?
  • - Scritto da: pKrime
    > Che ti serve? Scommetti che ce l'abbiamo?

    Questa è un po' di roba che uso tutti i giorni:

    - Un cad EDA comparabile con Mentor PADS o migliore;
    - Un ambiente verticale integrato per la progettazione su logiche programmabili Actel, Atmel, Altera, Cypress e Xilinx;
    - Un modeler OCL per applicazioni distribuite realtime RTCS/DO con verifica della copertura e supporto MISRA/C (mi accontento: anche senza generatore di codice);
    - Qualsiasi cosa confrontabile con SmartDraw;
    - Ambienti di sviluppo con IDE, cross-assembler, cross-compilatore C, supporto programmatore standalone e debugger remoto + emulatore JTAG o POD-ICE per una qualsiasi famiglia di MCU a 8/16/32 bit, scegli tu il brand in ordine alfabetico da Arizona Microchips a Z-World passando per Atmel, Cypress, Hitachi, Mitsubishi, Intel, Motorola, Siemens, Philips... ovviamente di qualità e funzionalità comparabili almeno con la IDE e l'assembler della mutua forniti dal chipmaker, se non con i buoni prodotti 3rd party.
    non+autenticato

  • - Scritto da:
    > - Scritto da: pKrime
    > > Che ti serve? Scommetti che ce l'abbiamo?
    >
    > Questa è un po' di roba che uso tutti i giorni:
    >
    > - Un cad EDA comparabile con Mentor PADS o
    > migliore;
    > - Un ambiente verticale integrato per la
    > progettazione su logiche programmabili Actel,
    > Atmel, Altera, Cypress e
    > Xilinx;
    > - Un modeler OCL per applicazioni distribuite
    > realtime RTCS/DO con verifica della copertura e
    > supporto MISRA/C (mi accontento: anche senza
    > generatore di
    > codice);
    > - Qualsiasi cosa confrontabile con SmartDraw;
    > - Ambienti di sviluppo con IDE, cross-assembler,
    > cross-compilatore C, supporto programmatore
    > standalone e debugger remoto + emulatore JTAG o
    > POD-ICE per una qualsiasi famiglia di MCU a
    > 8/16/32 bit, scegli tu il brand in ordine
    > alfabetico da Arizona Microchips a Z-World
    > passando per Atmel, Cypress, Hitachi, Mitsubishi,
    > Intel, Motorola, Siemens, Philips... ovviamente
    > di qualità e funzionalità comparabili almeno con
    > la IDE e l'assembler della mutua forniti dal
    > chipmaker, se non con i buoni prodotti 3rd
    > party.

    Ehm... White Flag!

  • > Ehm... White Flag!

    Appunto Triste

  • - Scritto da: firefox88
    >
    > > Ehm... White Flag!
    >
    > Appunto Triste

    Capisco la risposta a tono alla mia scpacconata, ma ricordiamo che si parlava di mandare avanti una PA, credo che per quello esista tutto (o quasi) l'occorrente.

    Per il resto dipende dalle esigenze, non nego che le esigenze di alcuni implichino l'uso di piattaforme proprietarie, così come altre cose puoi farle solo con Linux, l'importante è non fare scelte per partito preso o per moda, in entrambi i casi.

    Ciao

  • - Scritto da: pKrime
    >
    > Ehm... White Flag!

    LOL !A bocca aperta

    Il grosso problema delle applicazioni "verticali" specialistiche per linux è che c'è proprio un "buco" nella fascia tra i 10.000 e i 100.000 $.

    Il bacino di utenza è ristretto, e va a finire che i clienti si tengono tutto (macchine e OS datati) e al limite si scrivono da soli qualcosa. Pensa che molte applicazioni EDA non esistevano neppure per windows fino a pochi anni fa, ma solo per HP-UX, Irix, Solaris e Tru64.

    Poi c'è il problema dei chipmakers che offrono ambienti IDE etc. Non sono softwarehouse e credo che non gliene freghi molto di assumere specialisti per scrivere un porting linux. Spesso chi scrive le IDE con BCB o VC dei fornitori di silicio è qualcuno dei tanti ingegneri elettronici che sa fare "anche" quello. Pochi sono abbastanza grandi da avere un vero reparto sviluppo software e meno ancora spendono per commissionare una IDE in outsourcing.

    Per questo si fa fatica a trovare roba da quell'elenco per linux !
    non+autenticato

  • - Scritto da:
    > - Scritto da: pKrime
    > > Che ti serve? Scommetti che ce l'abbiamo?
    >
    > Questa è un po' di roba che uso tutti i giorni:
    >
    sulla versatilita' ,efficacia e comodita' (IDE integrati con altro ecc) non saprei... ma di strumenti +- opensource (o che cmq che girano su linux) x la gestione/programmazione di sistemi embedded ne esistono eccome.

    proprio ieri guardavo quel piccolo gioiellino di cpu royalty-free basato su un core sparcV8 (il LEON).
    gli strumenti consigliati vanno da gcc + gdb con gui, a eCos RTOS a snapgear a Eclipse ecc
    www.gaisler.com

    ma c'e' tanto altro ,ovviamente.
    una delle cose che guardai di piu, ai tempi, era uClinux (e relativi strumenti) , nato per motorola MMU-less e poi evoluto per tante cpu
    non+autenticato

  • - Scritto da:
    >
    > una delle cose che guardai di piu, ai tempi, > era uClinux (e relativi strumenti)

    eCos di Cygnus non è male, ma come la maggior parte degli strumenti OSS è destinato a CPU top-notch confrontabili con la potenza di quelle wintel. Nel mondo embedded le CPU a 8 bit che costano meno di 5$ al pezzo tengono ancora più dell'80% del mercato, e questa situazione non è destinata a cambiare per i prossimi anni, per motivi che sarebbe veramente lungo approfondire qui. E' in quell'ambito che scarseggiano strumenti professionali per linux.

    uClinux su Dragonball funzionava discretamente, ma ha un footprint più grande di un qualsiasi realtime executable (AMX, CMX, RTX-C, SMX...), che peraltro si compra in sorgente royalty free e già certificato. Non vedo un grande vantaggio... le versioni commerciali con patch RTAI, tra l'altro, costano più o meno lo stesso prezzo dei summenzionati, pur non risolvendo il problema del footprint.
    E' vero che sulle applicazioni embedded non critiche uno può passare a linux perché gli piace linux... ma non è una motivazione propriamente ingegneristica.Sorride
    non+autenticato
  • Ciao firefox88, sono Simone Brunozzi, autore dell'articolo.

    Ti faccio i miei complimenti, il tuo modo di presentare la tua opinione è lodevole. Provo a risponderti a braccetto.

    - Scritto da: firefox88
    > Mi accingo ad esprimere un'opinione sicuramente
    > impopolare, ma lo faccio con educazione e con la
    > massima apertura verso eventuali obiezioni.
    > Infatti non sono un professionista
    > dell'informatica, ma solo uno studente che bene o
    > male conosce ed utilizza i vari Sistemi
    > Operativi.
    >
    > Io sono per la diffusione di prodotti come
    > OpenOffice e Firefox, che considero veri e propri
    > fiori all'occhiello del mondo
    > Opensource.

    Sono forse i più popolari, ma io metterei in lista anche altri "pilastri", come ad esempio Apache, tanto per citarne uno.

    >
    > Solo non mi piace Linux, e posso capire perché
    > gli enti pubblici siano riluttanti ad
    > installarlo.
    >
    > 1) Linux è CAOS, disordine puro. Esistono
    > letteralmente una marea di distribuzioni
    > sviluppate da software house PIU' O MENO
    > qualificate, e non c'è alcuna garanzia che il
    > funzionamento di una certa distribuzione sia
    > coerente con il funzionamento di
    > un'altra.

    Non è esatto: esiste ad esempio il Linux Standard Base (per appianare le (poche) divergenze tra distribuzioni); la grossa differenza nelle distribuzioni è semmai nell'utilizzo, che richiede competenze in parte non trasversali. Per il resto, le distribuzioni non creano particolari problemi.
    Considera poi che dietro Debian, Slackware o Ubuntu non ci sono sofware house, ma i migliori programmatori del mondo.

    > Se già il passaggio da Windows a Linux è
    > difficoltoso, è altrettanto difficoltoso il
    > passaggio da una certa distribuzione Linux a un
    > altra (provare per credere): gli esperti
    > saprebbero "adattarsi" con pochi click, ma non
    > possiamo non considerare che all'interno degli
    > enti pubblici esistono utenti con un livello di
    > competenza piuttosto
    > basso.

    Sbagliato: la migrazione tra distribuzioni è quasi sempre indolore... e di solito comunque riservata ai sistemisti, non agli utenti.

    >
    > 2) Linux pretende che l'utente sappia utilizzare
    > la riga di comando,

    Sbagliatissimo... stai parlando di dieci anni fa.

    e questo non soltanto per
    > svolgere compiti "particolari", ma anche per
    > svolgere semplici operazioni fondamentali e
    > vitali come il mount, l'installazione di un
    > programma, l'aggiornamento del sistema,
    > l'installazione di un driver. Io non voglio la
    > riga di comando, anche se la saprei usare
    > benissimo, volendo. La mia giornata dura 24 ore e
    > voglio una UI che sia al mio servizio in tutto e
    > per tutto. Perché non mi diverto a smanettare
    > quando lavoro al computer: l'informatica per me
    > ha un valore puramente
    > utilitaristico.

    Allora prova ubuntu, che è una delle distribuzioni più semplici da utilizzare.

    >
    > 3) A proposito di interfacce, Gnome e KDE non
    > sono particolarmente innovative, e non sono
    > migliori dell'interfaccia di Windows. Gnome, poi,
    > è un calco dell'interfaccia di
    > Windows.

    Allora dai una occhiata a XGL e Compiz, e poi mi dirai chi è il vero innovatore. Trovi degli screenshot cercando con Google.

    >
    > 4) Linux non è più sicuro di Windows. Un sistema
    > Windows aggiornato è (in)sicuro tanto quanto un
    > sistema Linux
    > aggiornato.

    Sbagliato. Le banche usano Unix, Linux e BSD, tanto per citare; ma se vogliamo parlare di sicurezza "normale", dimmi se un linux sicuro costa quanto un windows altrettanto sicuro (risposta: linux costa molto meno, get the REAL facts). Linux, a parità di sicurezza, costa meno perchè è più semplice (e richiede quindi meno skill) renderlo sicuro, e richiede costi di licenze prossimi o uguali allo zero.

    >
    > 5) Molti dicono che Linux sia stabile e Windows
    > no. Forse questo era vero per la famiglia
    > 95/98/ME. Ma Windows NT non è, di per sé,
    > "instabile". Lo rende instabile l'utente,
    > installando una marea di roba inutile, caricando
    > driver che generano conflitti, installando
    > porcherie come dialer e simili, non aggiornando
    > il sistema o l'antivirus. Un sistema Windows NT
    > ben tenuto non si blocca tanto
    > facilmente.

    Su questo concordo pienamente.

    >
    >
    > Poi, perdonate l'argomentazione rozza e poco
    > lungimirante, Windows è molto più produttivo di
    > Linux se ragioniamo in tempi
    > brevi.

    In tempi brevi? Decisamente sì, D'accordo anche su questo. Windows ha il vantaggio di un parco utenti già skillato. Se linux potesse avere uno "sprint" iniziale, si troverebbe presto in vantaggio. Tale sprint potrebbe essere promosso dalla PA nazionale, che poi raccoglierebbe i frutti economici di tale iniziativa.

    > Se devo svolgere un progetto e ho fretta, sarei
    > poco furbo a scegliere Linux: solo per
    > installarlo faccio le 4 di notte.

    Ubuntu dapper drake (che uscirà stabile il 1 giugno 2006) si installa in media in circa 20 minuti, e di solito riconosce tutto. Puoi provare, se non altro.

    Poi devo
    > lavorare un paio d'ore per fare tutte quelle
    > cosettine in linea di comando, seguendo le
    > indicazioni di quello o quell'altro
    > forum.

    Leggi sopra: la riga di comando è evitabile, se devi solo fare l'utente e non l'amministratore.

    > Caos, caos, caos... Prima di essere "operativo"
    > passano due giorni. E poi la ricerca del
    > software! Accanto ai progetti open "seri" (vedi
    > OpenOffice), c'è tutto un mare di fuffa
    > opensource con cui si fa poco o
    > niente...

    Su questo hai in parte ragione, ma... che male c'è a poter scegliere??


    Spero di aver risposto alle tue domande riuscendo a chiarirti meglio il mio punto di vista sulle obiezioni da te sollevate, e spero che possa essere utile per stimolarti ad approfondire l'argomento.

    Cordialmente,

    Simone

  • Mentre in Italia come sempre si latita per non violare l'orticello dei vari potentati, in Brasile il governo sia federale che statale spinge sull'acceleratore e organizza corsi di formazione per utenti e tecnici, al fine di ridurre la dipendenza da fornitori di software closed.
    Già da alcuni giorni sono iscritto al programma educativo CDTC (http://cursos.cdtc.org.br) e aspetto che aprano le iscrizioni per i nuovi corsi. Ce n'é di tutti i tipi, veramente...Sorride
  • Non mi resta che augurare buoni corsi a te ed a tutti gli altri che avranno modo di intraprendere la tua stessa, fantastica, avventura.

  • - Scritto da: Cobra Reale
    > Non mi resta che augurare buoni corsi a te ed a
    > tutti gli altri che avranno modo di intraprendere
    > la tua stessa, fantastica,
    > avventura.

    Grazie.Sorride
    Spero che questi esempi concreti infondano un po' più di decisione anche nelle nostre autorità e che presto anche in Italia si veda altrettanta determinazione.
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