Calcio pirata, nessuna responsabilità per gli ISP

Il Tribunale di Milano respinge il ricorso di SKY contro Telecom, a cui aveva chiesto di oscurare un sito che linkava partite di calcio diffuse abusivamente in rete. Un precedente importante. Tutti i dettagli

Calcio pirata, nessuna responsabilità per gli ISPMilano - Si è chiusa con una ordinanza del Tribunale di Milano una nuova puntata sul fronte della diffusione in rete di partite di calcio in violazione dei diritti di SKY Italia, una ordinanza di grande rilievo, perché ribadisce importanti garanzie per i provider italiani sulla questione delicatissima del filtraggio degli IP.

In sostanza SKY Italia, oltre a ricorrere contro il sito Tvgratis.net per la messa in rete di link e software che consentivano agli utenti di accedere a partite diffuse illecitamente da server cinesi, aveva anche chiesto che Telecom Italia fosse considerata responsabile per la mancata inibizione degli IP di quel sito e di un suo mirror. Una richiesta, quest'ultima, che il giudice ha rigettato in toto.

Nella sua ordinanza del 5 giugno, infatti, il giudice De Rosa fa esplicito riferimento al fatto che Telecom svolge esclusivamente l'attività di access provider e, come tale, non può essere considerata corresponsabile di illeciti. Una garanzia, peraltro, prevista dal decreto legislativo 70/2003 (art. 14.1) che recita:
"Nella prestazione di un servizio della società dell'informazione consistente nel trasmettere, su una rete di comunicazione, informazioni fornite da un destinatario del servizio, o nel fornire un accesso alla rete di comunicazione, il prestatore non è responsabile delle informazioni trasmesse a condizione che: / a) non dia origine alla trasmissione; / b) non selezioni il destinatario della trasmissione; / c) non selezioni né modifichi le informazioni trasmesse)".

Ma c'è di più. Il blocco dell'IP dei siti, spiega il magistrato, può avvenire soltanto dietro esplicita richiesta dell'autorità giudiziaria o di determinate amministrazioni solo nel caso in cui chi produce l'illecito online non cessi la propria attività. L'articolo 14.3 dello stesso decreto, infatti, offre a magistratura e PA un potere esercitabile nell'eventuale fase esecutiva ma, appunto, solo in caso di inadempimento dell'autore dell'illecito rispetto all'ordine di porvi fine.

Questo significa, in buona sostanza, che Telecom non dovrà porre in atto alcuna misura di blocco nell'accesso al sito e al suo mirror fino a quando non vi sarà un ordine esecutivo in questo senso. Un ordine che con ogni probabilità non verrà emesso in quanto entrambi i siti sono stati ormai disattivati dal loro webmaster che, secondo l'ordinanza, si sarebbe trovato dinanzi ad una sanzione di 30mila euro per ogni giorno di ritardo nel cancellare quei link e gli altri materiali del caso.

Di interesse segnalare che il webmaster si è impegnato in fase dibattimentale in più occasioni a rimuovere il materiale contestato da SKY Italia, un impegno di cui il giudice ha preso atto nell'ordinanza, in cui stabilisce che l'owner di quei siti non possa più, "direttamente o per interposta persona", mettere a disposizione siti che pubblicizzano i server cinesi o i materiali, link compresi, che consentano la fruizione di quelle partite. La questione è stata liquidata imponendo al webmaster il solo pagamento delle spese processuali, pari a 5200 euro.

Di seguito il commento di Andrea Monti, avvocato ed esperto di cose della rete.
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