DTT, un nuovo inevitabile rinvio

Il ministro alle Comunicazioni Gentiloni non vede altra strada: in accordo con Valle d'Aosta e Sardegna sposta lo switch-off regionale al 2008. Per le televisioni che hanno investito sul DTT sarà dura. I consumatori (quasi) soddisfatti

DTT, un nuovo inevitabile rinvioRoma - Il governatore della Sardegna Renato Soru lo aveva chiesto a gran voce, i consumatori lo ritengono indispensabile ormai da molto tempo, gli esperti lo davano per scontato e ieri, alla presenza di numerose personalità, il ministro alle Comunicazioni Paolo Gentiloni ha confermato: il passaggio dalla televisione analogica al digitale terrestre va rinviato.

Le due regioni di punta, dove secondo i progetti originari della scorsa legislatura il DTT avrebbe dovuto essere operativo da mesi, vale a dire Sardegna e Valle d'Aosta, non sono pronte al cosiddetto switch-off: nonostante i dobloni pubblici per l'acquisto dei decoder sono ancora moltissime le case che non dispongono di apparecchi di ricezione digitali. Eseguire ora il passaggio, dunque, significherebbe tagliare fuori dal più popolare dei vecchi media una larghissima fetta delle popolazioni di quelle regioni.

Il Ministro ora, in accordo con le due regioni, ha rinviato di due anni la data del passaggio, al primo marzo 2008 per la Sardegna e al primo ottobre dello stesso anno per la Valle d'Aosta.
Al di là della diffusione dei decoder, Gentiloni ha tenuto a sottolineare come il progetto della televisione digitale debba avere un respiro più ampio e integrare non solo il DTT ma anche i media emergenti come la IPTV. Nelle parole di Gentiloni anche il satellite e la tv mobile, quella diffusa sui telefoni cellulari.

Non solo, Gentiloni è stato chiaro: non si ricorrerà più al finanziamento pubblico per l'acquisto dei decoder, in quanto il "nodo" su cui investire sono i "contenuti". Come a dire che un'offerta di valore può già in sé rappresentare uno stimolo importante per chi ritiene utile la televisione "rinnovata" dal digitale.

Ma il vero punto critico del rinvio sono gli investimenti già effettuati da numerosi broadcaster, tentati negli anni scorsi dalla visione di un DTT attivo in breve tempo in tutta la Penisola. Una visione che si è scontrata platealmente con la realtà di un progetto che 220 milioni di euro di stanziamenti per decoder non sono riusciti a far decollare. Per questo appare comprensibile la porta aperta lasciata loro da Gentiloni, che non ha escluso un anticipo dello switch-off qualora se ne determinano le condizioni.

Ma il 2008 spaventa le emittenti e Piero De Chiara, presidente del Consorzio DGTVi, lo ha detto chiaramente: "Ci sembra una data assai lontana, quella del 2008, in particolar modo per le emittenti locali ed i network nazionali più piccoli. Queste realtà infatti subiranno a causa del rinvio un impatto negativo rispetto agli investimenti sostenuti". DGTVi ha comunque firmato il protocollo con regioni e ministero nella speranza che non vi siano ulteriori rinvii.

Le due regioni di "punta", grazie a nuove intese e nuovi progetti, veglieranno sulla crescente diffusione del DTT mettendo in campo tutte le iniziative utili a trasformare l'idea in realtà. Già dal primo marzo dell'anno prossimo le emittenti locali dovrebbero iniziare a trasmettere la programmazione delle tv nazionali in digitale, e solo in digitale. Perché ciò accada, e questo fa capire la complessità dell'obiettivo, almeno l'80 per cento delle famiglie dovrà disporre di strumenti atti a ricevere trasmissioni digitali.

E la banda larga? A ricordare che le priorità non sono solo quelle del DTT ci ha pensato il presidente della Valle d'Aosta, Luciano Caveri, secondo cui è necessario che il governo si attivi per aumentare la copertura broad band in quelle comunità montane e vallate che oggi non possono contare appieno su Internet.

Soru, da parte sua, ha ricordato come "La prima volta che se ne è parlato in Sardegna si è detto che si faceva il digitale terrestre con un forte contenuto di interattività dando la possibilità di accesso alla rete internet in maniera più semplice attraverso la televisione, mezzo presente in quasi tutte le case degli italiani. La televisione digitale doveva essere quindi un mezzo di accelerazione e di crescita della presenza di internet. Questo non è avvenuto e per la fretta si sono distribuiti dei decoder totalmente chiusi che lungi dal distribuire dei contenuti democraticamente diffusi attraverso la rete hanno distribuito contenuti forniti dai server e dalle tecnologie delle televisioni".

In buona sostanza, ha chiuso il governatore sardo, "lungi dall'essere un luogo di incontro tra le reti libere, internet e la televisione, stava diventando invece un momento in cui si rischiava che dentro la televisione si privatizzasse un pezzo di internet, cosa che io considero un pericolo gravissimo che l'Italia deve assolutamente evitare".

Adiconsum, tra le associazioni dei consumatori che più ha seguito la vicenda DTT, dichiara il proprio apprezzamento per il rinvio così come la decisione di non inseguire solo il DTT ma di puntare sui diversi media. Ma lamenta l'assenza di "un piano specifico e dettagliato su come condurre il paese verso la tv digitale". Da risolvere, cioè, le modalità della convergenza tecnologica, le specifiche dei decoder, la possibilità o meno di vendere decoder proprietari, di puntare ancora sul decoder unico, il problema dei prezzi, dei canali gratuiti e via dicendo. Per questi e altri problemi Adiconsum spera di poter presto incontrare Gentiloni.
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