La Cassazione avverte i programmatori allegri

La Corte stabilisce che va considerato reato l'utilizzo di porzioni di programmazione in software di altri autori. Chi sviluppa è avvisato

Roma - Non si può prelevare una porzione del codice software di un programma e riutilizzarla per realizzare in proprio un altro software. Questo è quanto ha stabilito la Corte di Cassazione, dando maggiore spessore ad un aspetto delle attuali normative sul diritto d'autore che è stato raramente approfondito, sebbene interessi naturalmente intere orde di sviluppatori.

Secondo la Suprema Corte, dunque, si incorre nel reato di duplicazione abusiva di software e violazione del diritto d'autore qualora si utilizzi per un proprio programma una porzione del codice realizzato in precedenza da qualcun altro.

Tutto questo, però, con la specificazione, assolutamente decisiva, secondo cui il reato esiste soltanto se quella porzione di codice ha i caratteri di completezza e funzionalità autonoma necessari ad essere riconosciuta come "originale".
Il caso giudicato dalla Corte, che ha prodotto questa sentenza, era relativo ad un programmatore che ha cambiato società e in questo "spostamento" ha portato con sé una porzione di codice ritenuta "importante". Gli applicativi sfruttati dalla ditta per cui lavorava precedentemente, dunque, secondo la Corte sono stati riutilizzati illegalmente per la produzione di nuovo software in violazione, appunto, della normativa sulla proprietà intellettuale.
95 Commenti alla Notizia La Cassazione avverte i programmatori allegri
Ordina
  • cerco il numero della sentenza, o quanto meno voglio capire in che periodo è stata emessa. qualcuno mi può aiutare?
    non+autenticato
  • Io credo che basti un pò di buon senso.
    Le cose che sono state dette in questo forum sulla notizia sono bene o male tutte giuste... ci sono sia le ragioni della prima ditta, proprietaria del lavoro svolto dal dipendente, sia le ragioni del programmatore che ha lui stesso in prima persona scritto "un'opera di ingegno".

    E' naturale che se il programmatore in questione realizza due programmi per le due ditte con anche solo una funzionalità analoga ed il codice legato a quella funzionalità è identico anche nell'indentazione...beh...è facile intuire che il codice nella seconda applicazione non è altro che un'operazione di copia e incolla dalla prima (quanto ci mette un programmatore a fare un bell archivio del proprio lavoro e portarselo a casa prima di lasciare il suo posto di lavoro?). Se invece è la stessa funzionalità ma realizzata in modo differente pur sfruttando lo stesso "algoritmo", beh, non si può dire che è stata rubata dalla precedente produzione nella precedente ditta.

    Il problema vero è come tradurre tutto questo in una legge concreta... ma penso si possa prendere spunto dal mondo della musica. Le note sono 7 (diciamo così, noi occidentali ignoranti), eppure ci sono milioni di canzoni diverse... la legge come indentifica le canzoni copiate?

    ciao
    non+autenticato
  • No, non e' vero... Io programmo da anni, e ormai mi sono realizzato una mia libreria personale di funzioni, con vari scopi.

    Ovviamente quando realizzo un programma, per chiunque sia, includo queste mie parte di codice, senza riscriverlo.

    Il problema e' piu' legale: io sono pagato dall'azienda per sviluppare il codice a loro necessario, e loro detengono i diritti. Se pero' in questa funzione scrivo chiaramente nell'intestazione che non e' stata prodotta da me durante le ore di lavoro pagate da loro, ma che ne ho sfruttata una gia' esistente, sono a posto.

    Loro ovviamente devono essere messi a conoscenza e ben consapevoli della cosa: su quella parte di codice non hanno diritti in quanto sviluppato precedentemente; se eventualmente volessero averne l'esclusiva dovrebbero comprarmelo, in quanto mia proprieta' esclusiva.
    non+autenticato
  • Vediamo se ho capito...
    Sto creando un sistema di publishing notizie per l'azienda in cui lavoro e decido di applicare un Desgin Pattern.. uno a caso.. facciamo il Decorator (è il primo che mi viene in mente anche se non credo che ci azzecchi molto, l'ho ri-letto stamattina in treno su una rivista...).

    Quindi creerò la mia classe base per gli articoli, chiamandola...

    public class Articolo {
    ...
    }
    ecc.. ecc..

    Ora cambio lavoro e l'azienda dove mi sposto mi chiede di scrivere un sistema di publishing...
    ovviamente, avendolo già fatto, attingo dall'esperienza maturata e, siccome non voglio re-inventare l'acqua calda, ri-uso il pattern Decorator, e che nome darò alla classe degli articoli???

    public class Articolo {
    ...
    }

    E' estremamente probabile,a questo punto, che, essendo i problemi nello stesso ambito, le soluzioni siano per lo meno molto simili.

    A questo punto non capisco.. la proprietà intellettuale come si distribuisce:

    - L'azienda dove stavo prima non può avere la proprietà intellettuale del Decorator o di qualsiasi altro algoritmo o pattern di pubblico dominio io abbia usato; è come se pretendesse di brevettare la finestra di login solo perchè nel programma che ho fatto ne ho usata una (Intendo il concetto campo user/campo passwd).

    - La proprietà intellettuale non è mia, in quanto dipendente di entrambe le società

    - La proprietà non è dell'azienda dove sto adesso, in quanto, come sopra, sto usando un pattern di pubblico dominio...

    D'altronde, mica posso cambiare il nome alle variabili.. per cui, se cambio tre volte lavoro, le classi si chiameranno:

    Articolo00
    Articolo01
    Articolo10

    Come dovrei interpretare la legge, in questo caso??

    L'OOP si basa proprio sul riutilizzo di codice/oggetti e tecniche di programmazione di pubblico dominio.

    Saluti a tutti,
        Ryo Takatsuki
    non+autenticato
  • Salve a tutti,
    A parte il fatto specifico, ma vi pare una cosa sensata una sentenza che si giustifica in tale modo? Interpretare la legge sul diritto d'autore, affermando che non e' possibile ricopiare parti di codice scritte da altrui persona, se queste sono da considerarsi funzionanti ed autonome, vuol dire di per se' rendere illecito praticamente tutto il software esistente, compreso quello Microzozz (che forse e' gia' illecito per altre ragioni).
    Immaginate che ogni volta che dovete decrementare di una costante un variabile finche' essa e' arrivata a zero (un ciclo assolutamente autonomo quanto usato dall'inizio dei tempi della programmazione) dovete pagare i diritti a qualcuno!!!!!
    Ma per piacere, evitiamo di dare spettacoli circensi e pure di pessima qualita'!!!!!!!!
    Ripeto al di fuori del fatto specifico (di cui Punto Informatico non approfondisce piu' di tanto), mi vergogno di essere Italiano o forse dovrei dire Itagliano????!!!!!????

    Meditate gente, meditate
    non+autenticato
  • Gli algoritmi sono percorsi logici tradotti in righe di codice al fine d'ottenere un risultato, della serie se pensiamo alle singole azioni compiute sequenzialmente per aprire una porta e traducessimo il tutto in algoritmo...il risultato sarebbe sempre lo stesso (ladri a parte Sorride...e se scoprissimo che è già stato brevettato? Mah in Italia uscirebbero dalla finestra Occhiolino)
    byez

    non+autenticato
CONTINUA A LEGGERE I COMMENTI
1 | 2 | 3 | 4 | 5 | Successiva
(pagina 1/5 - 22 discussioni)