Censura online, India come la Cina?

Crescono le preoccupazioni della blogosfera indiana: il governo di New Delhi avrebbe costretto molti ISP a bloccare una innumerevole lista di indirizzi web. Inaccessibili Blogger, Typepad e Geocities

New Delhi - Anche in India, la democrazia più popolosa del pianeta, il governo ha iniziato ad applicare una dura strategia di censura telematica, per bloccare l'accesso ad informazioni considerate "pericolose" e "scomode". La notizia arriva direttamente da un blog indiano ed è stata immediatamente rilanciata da un notiziario online locale, Rediff. Il governo di New Delhi avrebbe imposto agli ISP di filtrare le connessioni verso una lista di siti contenuta in un corposo fascicolo di ben 22 pagine.

Almeno quattro ISP nazionali avrebbero già adottato questo "indice dei siti proibiti": esattamente come quanto accaduto in Pakistan, moltissimi domini di secondo livello utilizzati da varie comunità di blogger sono stati oscurati. Si tratta di servizi come Blogspot, Typepad e Yahoo! Geocities, che ospitano migliaia di pagine personali contenenti le informazioni e le opinioni più disparate.

La causa scatenante di questo vero e proprio giro di vite governativo in stile cinese, stando al parere di molti osservatori, andrebbe rintracciata nei recenti attacchi terroristici che hanno causato più di 200 vittime in tutto il paese. In base a questa ricostruzione, l'amministrazione indiana avrebbe imposto il blocco dei domini di secondo livello perché impossibilitata a "congelare" l'accesso a determinati blog.
Nonostante molti blogger e persino la divisione locale del CERT abbiano già iniziato a fare pressione sul governo, nella speranza che la lista dei siti bloccati venga resa pubblica, gli ISP stanno adottando una linea estremamente difensiva. "Non possiamo comunicare alcun dettaglio riguardo alla direttiva ministeriale in merito ai siti da bloccare", ha dichiarato Anil Saxena di Spectranet in un'intervista rilasciata alla stampa locale. Gli utenti indiani hanno creato un elenco degli ISP che hanno recepito gli ordini di New Delhi.

Malgrado la gravità della situazione e l'indignazione degli utenti, come si legge sul blog National Highway, c'è da dire che l'ordinamento indiano prevede e legittima la censura online: una pratica rara, che tuttavia viene applicata solo ed esclusivamente per tappare la bocca a chi usa Internet per seminare odio razziale oppure istigare a delinquere.

Per l'autore di The Great Indian Munity, un blog indiano piuttosto popolare, il "crackdown contro i blog è stato attuato in chiave antiterroristica": l'obiettivo del governo di New Delhi sarebbe quello di eliminare ogni scambio d'informazioni online tra i membri dei gruppi separatisti del Kashmir, sospettati di essere i mandanti delle recenti stragi ferroviarie nel subcontinente indiano.

Tommaso Lombardi
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