PEC... Qualcuno se la ricorda?

di Marco Scialdone - Annunciata come una rivoluzione, arrivata tra le polemiche e oggetto di disposizioni normative ad hoc, la Posta Elettronica Certificata è oggi uno dei fantasmi della Pubblica Amministrazione italiana

Roma - Circa un anno fa Andrea Lisi nel suo articolo Codice Privacy e DPS... e chi se li ricorda ancora? si chiedeva che fine avesse fatto la normativa sulla privacy in ragione delle continue proroghe che il legislatore non tardava ad accordare a chi, al contrario, si fosse attardato nell'adeguare la propria attività, la propria organizzazione aziendale, i propri uffici alle disposizioni previste dal D.lgs 196/2003.

Mutata mutandis, viene da chiedersi oggi che fine abbia fatto la posta elettronica certificata (1): sbandierata come lo strumento che avrebbe per sempre mandato in pensione la vecchia raccomandata cartacea, protagonista (o vittima?) di un lancio pubblicitario degno della migliore fiction targata Rai o Mediaset, di essa sembrano ormai perdute le tracce (forse era davvero una fiction?) tant'è che pure chi avrebbe dovuto per legge dotarsene non ha assolto al relativo obbligo.

L'articolo 6 del Codice dell'Amministrazione Digitale, di cui al D.lgs 82/2005, come modificato ed integrato dal D.lgs 159/2006, infatti, così recita: Le pubbliche amministrazioni centrali utilizzano la posta elettronica certificata, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68, per ogni scambio di documenti e informazioni con i soggetti interessati che ne fanno richiesta e che hanno preventivamente dichiarato il proprio indirizzo di posta elettronica certificata. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche alle pubbliche amministrazioni regionali e locali salvo che non sia diversamente stabilito.
A ciò si aggiunga la previsione del terzo comma dell'art. 47 del CAD in forza del quale: Entro otto mesi dalla data di entrata in vigore del presente codice (ovverosia il 1 Gennaio 2006, n.d.a.) le pubbliche amministrazioni centrali provvedono a istituire almeno una casella di posta elettronica istituzionale ed una casella di posta elettronica certificata ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68, per ciascun registro di protocollo".

Dunque, dal 1 settembre 2006 qualunque cittadino che si fosse dotato di una casella di posta elettronica certificata e ne avesse fatto richiesta avrebbe dovuto poter dialogare (quantomeno) con l'amministrazione centrale dello Stato con l'ausilio di siffatto strumento. Eppure, visitando i vari siti istituzionali non si trova traccia della relativa casella di posta elettronica certificata che a norma del richiamato articolo 47, comma III, avrebbe già dovuto risultare attiva.

Ed è un peccato, soprattutto se si considera che a partire dal 1 gennaio 2006 "I cittadini e le imprese hanno diritto a richiedere ed ottenere l'uso delle tecnologie telematiche nelle comunicazioni con le pubbliche amministrazioni e con i gestori di pubblici servizi statali" (2): una norma di principio che purtroppo sembra destinata a rimanere solo tale.

Se, poi, si pensa che con il decreto correttivo del Codice dell'Amministrazione Digitale, il Legislatore si era preso la briga di ridurre ad otto l'originario termine di 24 mesi di cui all'art. 47, comma III, quasi a sottolineare la premura con cui si voleva che i nuovi strumenti dell'agire amministrativo digitale fossero vivi ed operanti, allora l'attuale inadempienza risulta ancora più intollerabile e beffarda.

Ad ogni modo se doveste aver attivato una casella di posta elettronica certificata e vi sentiste frustrati nelle vostre aspettative, a norma dell'art. 3, comma 1-ter C.A.D., potreste sempre fare ricorso al T.A.R!
Che dire: PECcato, un'occasione persa.

Marco Scialdone
Docente al Master in Diritto e Management dell'Innovazione Digitale
Responsabile di Computerlaw.it - Informatica e Diritto


note al testo
(1): DPR 11 febbraio 2005, n. 68, Regolamento recante disposizioni per l'utilizzo della posta elettronica certificata, a norma dell'articolo 27 della legge 16 gennaio 2003, n. 3. (G.U. 28 aprile 2005, n. 97).
Successivamente con D.M. 2 novembre 2005, (GU n. 266 del 15-11-2005) sono state emanate le relative regole tecniche che hanno consentito allo strumento la sua piena operatività.

(2): L'articolo 3 del CAD, rubricato "Diritto all'uso delle tecnologie", così recita:
1. I cittadini e le imprese hanno diritto a richiedere ed ottenere l'uso delle tecnologie telematiche nelle comunicazioni con le pubbliche amministrazioni e con i gestori di pubblici servizi statali nei limiti di quanto previsto nel presente codice.
1-bis. Il principio di cui al comma 1 si applica alle amministrazioni regionali e locali nei limiti delle risorse tecnologiche ed organizzative disponibili e nel rispetto della loro autonomia normativa.
1-ter. Le controversie concernenti l'esercizio del diritto di cui al comma 1 sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo.
55 Commenti alla Notizia PEC... Qualcuno se la ricorda?
Ordina
  • La PEC?
    Una bella truffa legalizzata che ha fatto arricchire non poco l'unica società autorizzata alla sua realizzazione, ovvero Infocapere S.p.A.

    Fine della PEC.
    Saluti.
    non+autenticato
  • Comunque prima di scrivere falsità la gente dovrebbe informarsi. Visto che ci sono 11 società che la forniscono tra cui le Poste Italiane. E poi si chiama Infocamere!!!
  • I requisiti principali per cui una normativa con forti aspetti tecnologici funzioni e per cui possa essere fatta rispettare (dagli organismi di controllo, si intende) è che:

    1. Non interessi anche la PA
    2. Interessi poco scuole e università
    3. Abbia impatto unilaterale solo sui privati cittadini o sulle imprese

    il punto 1 e 2 sono ovvi: la PA e le scuole sono talmente scassate dal punto di vista organizzativo che moltissimi tentativi di chiedere un minimo di gestione di processo finiscono nel nulla o nel poco più di nulla

    il punto 3 è altrettanto ovvio: "fate come dico, non fate come faccio"

    Lo dico con tristezza perchè basterebbe pochissima cultura aziendale in più anche nella PA (a tutti i livelli, a partire dai più bassi)per evitare almeno metà degli sprechi e far girare meglio gli ingranaggi.
  • In questo sito si trovano le caselle dei comuni che l'anno attivata.
    E la situazione è triste...
    non+autenticato
  • Fallimento: era prevedibile... bastava leggersi le specifiche tecniche... che risate ! E poi ciliegina sulla torta... possono offrire la PEC solo le Società che hanno 1 milione di Euro di Capitali... ed in Italia quante sono queste società ? .... per fortuna che è fallita altrimenti in Telecom si sarebbero divertiti ad intercettare pure le Raccomandate Elettroniche !
    non+autenticato

  • Chi ha avuto modo di leggere le specifiche di questo "innovativo" sistema si è ben presto reso conto che si tratta di un abominio tecnologico e burocratico, viziato da sostanziali errori di design, re-invenzioni di acqua calda, assurdi requisiti burocratici per ISP e utente della casella e quant'altro.

    Per dirne una, basti sapere che la PEC certifica la consegna del messaggio nella casella sul POP server del provider. Da quel momento il messaggio può ancora essere perso senza che l'utente della casella ne venga a conoscenza.

    Il risultato è che il mittente si trova in mano la ricevuta di un messaggio che il destinatario, in buona fede, non ha ricevuto.

    Concludo facendo notare che per avere la "Posta Elettronica Certificata", veramente certificata e veramente utile, basterebbe richiedere al destinatario di inviare le cosiddette "Message Disposition Notification", ovvero le ricevute di ritorno, firmate digitalmente, senza inventarsi altri standard "all'italiana".

    Quindi... se la PEC fallirà io non potrò che gioirne, con la speranza che i suoi inventori cambino velocemente mestiere. In fondo la coltivazione diretta è un un degno ripiego.

    Amen
    non+autenticato
  • Non è possibile usare le notifiche firmate perchè non garantiscono anche l'ora di ricevimento. Outlook e gli altri client di posta leggono l'ora del pc, quindi se il tuo computer ha un orario diverso....
    E' necessario un terzo, un pubblico ufficiale riconosciuto, al di sopra delle parti che dia effettivamente garanzia.
    La posta tradizionale non faceva la stessa cosa?
    Abbiamo lo stesso servizio ad un costo minore ed a una maggiore velocità!
    Cosa vuoi di più?
    Una mia opinione, a proposito dei ritardi, è che i bastoni fra le ruote le ha messe moltissimo il notariato, che con firma digitale e pec non serve più a niente! Eliminiamo questa lobby e vedrai come si accelera tutto!!
    non+autenticato

  • > Non è possibile usare le notifiche firmate
    > perchè non garantiscono anche l'ora di
    > ricevimento.

    Nel momento della submission della message disposition notification il gestore certificato firma la data di ricezione e l'aggiunge in un header.

    Problema risolto in 30 secondi senza stravolgere tutto l'SMTP.

    > La posta tradizionale non faceva la stessa
    > cosa?

    NO! La posta tradizionale fa firmare al DESTINATARIO la ricevuta, non all'ufficio postale DEL destinatario.

    > Abbiamo lo stesso servizio ad un costo minore
    > ed a una maggiore velocità!

    Abbiamo un servizio che richiede un'implementazione ad-hoc del servizio di posta... ed infatti (ogni tanto le cose giuste succedono!) sta facendo una brutta fine...

    > Una mia opinione, a proposito dei ritardi, è
    > che i bastoni fra le ruote le ha messe
    > moltissimo il notariato, che con firma
    > digitale e pec non serve più a niente!

    Oh no, serve eccome, leggi le specificheSorride

    Ciao,
    non+autenticato

  • - Scritto da:
    >
    > Chi ha avuto modo di leggere le specifiche di
    > questo "innovativo" sistema si è ben presto reso
    > conto che si tratta di un abominio tecnologico e
    > burocratico, viziato da sostanziali errori di
    > design, re-invenzioni di acqua calda, assurdi
    > requisiti burocratici per ISP e utente della
    > casella e
    > quant'altro.
    >
    > Per dirne una, basti sapere che la PEC certifica
    > la consegna del messaggio nella casella sul POP
    > server del provider. Da quel momento il messaggio
    > può ancora essere perso senza che l'utente della
    > casella ne venga a
    > conoscenza.

    Non è corretto. La ricevuta indica che il messaggio è stato recapitato, non che è stato letto...non vedo dove stia il problema.

    > Il risultato è che il mittente si trova in mano
    > la ricevuta di un messaggio che il destinatario,
    > in buona fede, non ha
    > ricevuto.

    ???????

    > Concludo facendo notare che per avere la "Posta
    > Elettronica Certificata", veramente certificata e
    > veramente utile, basterebbe richiedere al
    > destinatario di inviare le cosiddette "Message
    > Disposition Notification", ovvero le ricevute di
    > ritorno, firmate digitalmente, senza inventarsi
    > altri standard
    > "all'italiana".

    A parte che la PEC certifica anche il mittente e non solo la ricezione del messaggio, quali sarebbero questi standard internazionali che l'italia ignora reinventandoseli?

    non+autenticato

  • - Scritto da:
    >
    > - Scritto da:
    > >
    > > Chi ha avuto modo di leggere le specifiche di
    > > questo "innovativo" sistema si è ben presto reso
    > > conto che si tratta di un abominio tecnologico e
    > > burocratico, viziato da sostanziali errori di
    > > design, re-invenzioni di acqua calda, assurdi
    > > requisiti burocratici per ISP e utente della
    > > casella e
    > > quant'altro.
    > >
    > > Per dirne una, basti sapere che la PEC certifica
    > > la consegna del messaggio nella casella sul POP
    > > server del provider. Da quel momento il
    > messaggio
    > > può ancora essere perso senza che l'utente della
    > > casella ne venga a
    > > conoscenza.
    >
    > Non è corretto. La ricevuta indica che il
    > messaggio è stato recapitato, non che è stato
    > letto...non vedo dove stia il
    > problema.
    >

    Quoto. E aggiungo, avendo lavorato nel settore, che la PEC è pensata anche per funzionare insieme ad un sistema automatizzato di protocollazione, che scarica le e-mail dalla casella istituzionale, gli assegna un numero di protocollo e restituisce al mittente una ricevuta di avvenuta protocollazione. In un mondo ideale l'interscambio e protocollazione di documenti all'interno della PA avverrebbe solo in questo modo.

    Poi è vero che la PEC ha degli aspetti di design e implementazione in alcuni punti alquanto bizzarri, che politicamente la cosa è stata gestita "all'italiana", che il supporto per soluzioni aperte è dovuto arrivare con le sue gambe, che comunque l'implementazione è in pratica riservata grandi gruppi, etc.
    non+autenticato

  • - Scritto da:

    > Non è corretto. La ricevuta indica che il
    > messaggio è stato recapitato, non che è stato
    > letto...non vedo dove stia il
    > problema.

    Ci vedi un po' poco allora perchè nella posta classica la ricevuta la firma il destinatario quando il postino gliela consegna fisicamente. Non quando la lascia nella casella della posta. Quando l'MDA fa la consegna nella casella dell'utente è come quando il postino mette la lettera nella buca. Ovvero NON sai se e quando l'ha scaricata. Invece come dice la persona del messaggio originale (non sono io), la soluzione migliore è un DSN digitalmente firmato che parte quando il client completa l'operazione di scaricamente (via POP3, IMAP, HTTP, il diavolo che se lo porti).
    non+autenticato

  • > Non è corretto. La ricevuta indica che il
    > messaggio è stato recapitato, non che è stato
    > letto...non vedo dove stia il problema.

    Almeno la ricevuta indica che il messaggio è stato recapitato AL DESTINATARIO, non all'ufficio postale del destinatario... non è una differenza sottile!
    non+autenticato
  • Scusami ancora ma mi ero dimenticato: ma è proprio per evitare che si perda la posta che si richiede ai gestori di posta certificata delle garanzie tecnologiche! Della mia sono sicuro che è impossibile che si perda! Viene ridondata, replicata, salvata... per cui non facciamo banali commenti!

    ciao
    non+autenticato

  • Il provider della "casella certificata" può anche darti tutte le garanzie del caso, ma il punto debole non è lì, bensì tra il POP box e l'utente della casella.

    Esempio:

    Il messaggio arriva alla "casella certificata", il provider provvede ad emettere la ricevuta, il mittente ha la ricevuta in mano.

    L'impiegata della pubblica amministrazione scarica la sua bella casella certificata, poi le si pianta la macchina, e perde quello che stava scaricando ma non se ne accorge.

    Tu hai la ricevuta, lei non ha MAI ricevuto il tuo messaggio. A me sembra che non funzioni.

    È come se le ricevute delle raccomandate le producesse l'ufficio postale del destinatario. Poi il postino fa un incidente... tu hai la ricevuta ma il destinatario non riceve il messaggio.
    non+autenticato

  • >
    > È come se le ricevute delle raccomandate le
    > producesse l'ufficio postale del destinatario.
    > Poi il postino fa un incidente... tu hai la
    > ricevuta ma il destinatario non riceve il
    > messaggio.

    Puoi sempre mostrare in un secondo tempo una copia che vale come l'originale spedito

    con la carta questo non è vero perchè il destinatario può dire che tu hai la ricevuta di spedizione di una busta che non contiene il documento che tu dici di aver spedito con la pec questo non può avvenire

    Ciao
    non+autenticato
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