Roma - Sono ormai quattro anni che è attiva a Roma l'
Accademia Italiana dei Videogiochi, scuola di produzione e sviluppo, una realtà che ha pochi paragoni anche in Europa e che si propone non solo di trasmettere gli strumenti e i trucchi per imparare a realizzare videogame, ma anche di produrne di propri gettando direttamente nel mercato gli studenti.
I corsi vanno dalla programmazione alla computer grafica, dal game design all'art direction, hanno una durata biennale e si articolano in più fasi. Gli insegnanti hanno tutti una qualificazione di mercato ricevuta dallo sviluppo o realizzazione di prodotti attinenti alla loro materia e puntano a fornire agli studenti la medesima preparazione "pratica" oltre che teorica, affiancandoli nelle varie fasi di realizzazioni di una Demo che, nel caso si dovesse rivelare alla fine dei due anni valevole di investimento, sarà sviluppata con il contributo degli studenti ideatori e messa sul mercato.
Fanno parte del corpo docente infatti anche membri di
Blacksheep la società indipendente che ha creato il videogioco "Il Rosso E Il Nero", sparatutto in soggettiva sulla guerra civile italiana subito dopo la seconda guerra mondiale. Ci ha spiegato tutto lo stesso Luca De Domincis con il contributo di Raoul Carbone direttore artistico dell'accademia.
Punto Informatico: Ci sono altri istituti comparabili a questo in Italia? E in Europa?De Domincis: No direi proprio di no. Noi siamo una softwarehouse che fa videogiochi e poi insegniamo anche a farli, insegniamo qualcosa che facciamo e in Italia non c'è nulla di simile. Esistono altri corsi tipo "Corso di grafica in 3D applicata ai videogiochi", ma non sono il massimo, non sono ben finalizzati e soprattutto non ti mettono come noi a fare videogiochi veri.
Noi diamo tutte le competenze necessarie per poter sostenere un colloquio con un'azienda estera senza sfigurare, anzi presentandoti con credenziali molto molto buone.
Parlando d'Europa c'è in Inghilterra una scuola molto buona associata alla Lionhead che è vicino Londra e in America poi ce ne sono una dozzina. Lì proprio c'è l'insegnamento istituzionalizzato, ci sono intere facoltà che sorgono sul videogamemaking.
PI: Cosa si studia nella pratica?De Dominicis: Ti faccio un esempio stupido: mi serve un modello 3D di un guerriero per metterlo in un gioco. Allora per farlo devi confrontarti con il problema che bisogna stare dentro un certo numero di poligoni, devi ottimizzare le texture affinché venga un pasta unica con lo sfondo che già c'è... Bisogna sapere che fare una texture è un conto e fare una texture che si fonde con quello che già esiste è molto differente.
Raul Carbone: Ma non bisogna pensare solo ai videogiochi, anche se è quello che insegniamo. In questi quattro anni di attività i ragazzi che hanno studiato da noi hanno praticamente tutti trovato impiego non solo nel settore della videoludica, perché quello che noi spieghiamo alla fine è riciclabile in altri ambiti. Per esempio la computer grafica, che sia che si parli di videogiochi o creatività in genere può essere applicata in tanti ambiti.
PI: Quali tool adoperate?De Dominicis: Soprattutto Maya, ZBrush, Photoshop e tutti i tool di programmazione come Nebula. L'unico tool non nostro che ci viene dato in licenza perchè sviluppatori, è il Nebula Device 2 che è un motore fisico per elementi 3D.
Carbone: Ogni iscritto ha la sua postazione pc, ognuno ha a disposizione il suo computer dove facciamo girare i programmi che servono per la grafica; come detto usiamo programmi più conosciuti assieme a programmi nuovi come ZBrush, un software che consente di modellare direttamente con penna ottica e tavola grafica, una sorta di videoscultura, molto più intuitivo e artistico degli altri.