Cassandra Crossing/ Le intercettazioni e i marziani

di Marco Calamari - Girano i fascicoli ma le condanne per chi si sarebbe arricchito alle spalle degli utenti sono ancora lontane. Colpire solo le recenti illegalitÓ, e sbandierare questa come la soluzione, sarebbe un inganno

Roma - ╚ più di una settimana che i media ci propinano dosi massicce di informazione sulla vicenda delle presunte (ancora non c'è una sentenza) intercettazioni "illegali" svolte dal gruppo Tavaroli, Cipriani e C. Perché "illegali" con le virgolette? Lo vedremo tra poco.

I fatti, almeno quelli resi pubblici, sono ormai noti a tutti; si era creata nel posto più favorevole, cioè dove c'era l'accesso a banche di dati personali (finanziari, telefonici, telematici, giudiziari), un'organizzazione illegale e truffaldina che provvedeva ad usarli ed a cederli a terzi. Molti di questi dati sono stati impiegati per creare fascicoli su personaggi anche noti o importanti (spesso i personaggi importanti non sono quelli più noti).

Una intera classe politica si è immediatamente stracciata le vesti ed ha approvato in tempi e con compattezza senza precedenti un decreto legge che impone la cancellazione di tutti i fascicoli raccolti "illegalmente" (di nuovo le virgolette!) e stabilisce od inasprisce le pene per coloro che compieranno in futuro simili reati. Si sente tanto il sapore di grida manzoniane, proviamo a supporre che tale decreto possa funzionare al meglio.
Ipotizziamo anche per un attimo che tutte le informazioni passate in televisione e sui giornali siano vere, e che le intenzioni espresse dai maggiori politici italiani siano totalmente sincere e si realizzino. Cosa succederà?
Verranno distrutte molte migliaia di fascicoli raccolti su persone che avevano ed hanno diritto alla loro privacy. Verranno forse messi in galera alcuni di quelli che l'hanno fatto. I prossimi che lo faranno (se si faranno beccare) potrebbero finire in galera per molto più tempo. E basta.

Ma le occasioni di delinquere? Certo, si è detto anche che le banche dati statali, giudiziarie, di polizia e dei provider sono dei colabrodo e dovranno perciò essere rese impenetrabili e gestite da personale adamantino. Con quali soldi, visto che i tribunali non hanno nemmeno quelli per mettere le serrature agli armadi? Mah.
Persino il Garante della Privacy prof. Francesco Pizzetti si è questa volta fatto sentire a voce alta, minacciando di usare quei poteri che la sua Autorità possiede ma non ha mai in precedenza utilizzato su questa scala, per sanzionare in maniera pesantissima Telecom Italia. A lui auguriamo la massima fortuna ed il massimo successo nel dare il suo contributo per risolvere questa situazione.

Ma le cause prime della perdita di privacy per gli italiani sono forse le scarse protezioni delle banche dati? Sono gli appetiti di chi è passato in pochi anni dalla vita dell'impiegato di banca a quella del proprietario di una villa miliardaria? O è invece il candore di una classe politica formata apparentemente solo da marziani (in senso craxiano) ed indignata oggi per il fenomeno dei "fascicoli" che ha invece da sempre impregnato la politica di tutti i paesi del mondo, passando in tempi recenti dal SIFAR all'occultamento della figlia segreta di Mitterand. La risposta è evidente: no.

La causa prima della perdita del diritto alla privacy degli italiani è l'esistenza e spesso l'obbligatorietà di enormi ed eterne banche di dati personali. "Ma come" - diranno alcuni - le banche di dati personali servono, sono utilissime per far funzionare la società e per colpire criminali, pedofili e terroristi, come potremmo farne a meno?"

Facciamo un parallelo: supponiamo che un'industria vitale usi una sostanza tossica che permette di migliorare la qualità dei prodotti e magari di produrli anche a costi più bassi. La reazione più logica e di vantaggio per tutti non è quella estremista di vietare la sostanza perchè tossica, e neppure quella di permetterne un uso indiscriminato per far guadagnare il più possibile. La reazione logica è di stabilire precauzioni di impiego dove questa sostanza viene sintetizzata, usarla solo dove serve, creare un processo industriale sicuro in cui venga utilizzata, impiegarne la minima quantità necessaria ed alla fine controllarne lo smaltimento e la distruzione in modo che sia effettuato in maniera ecocompatibile.

Questo modo di procedere, banale nel caso di sostanze tossiche, dovrebbe essere applicato anche alla raccolta di dati personali, di quell'Infosmog che tutti disseminiamo nell'ambiente della Rete ed anche fuori. Le banche di dati personali sono utili ma anche molto pericolose perché possono essere usate per attentare ai diritti civili di singoli individui, di gruppi e della società civile nel suo complesso. Non è una novità, lo facevano già nell'800 ed Orwell ne ha dato un quadro magistrale in "1984".

Colpire solo gli usi illegali recenti e sbandierare questa come la soluzione del problema è nel migliore dei casi un'ingenuità e, nel peggiore, un inganno deliberato.
La creazione di banche dati personali deve essere autorizzata solo quando necessario e solo per scopi dichiarati e dimostrabilmente utili. L'uso deve essere circoscritto e regolamentato, ma soprattutto limitato secondo il "principio di necessità". Ed ultima, ma più importante cosa, i dati raccolti ed utilizzati devono essere distrutti quando non più necessari.

La loro raccolta e conservazione indiscriminata ed eterna, anche se giustificata dallo sbandieramento di vantaggi tanto eclatanti quanto questionabili e soprattutto non verificabili (più sicurezza per i bambini, meno attentati terroristici) deve essere vietata e questa sì, perseguita con il massimo rigore.

La raccolta indiscriminata di dati personali è già vietata dalle leggi dello stato italiano.
Le leggi già prescrivono l'uso limitato e la distruzione dei dati personali dopo l'utilizzo. ╚ su questo che il Garante dovrebbe, a parere di chi scrive, profondere il massimo impegno possibile compatibilmente con gli scarsi mezzi di cui l'Autorità che presiede viene dotata.

Ed invece le nuove leggi, le nuove direttive europee ed i nuovi trattati internazionali continuano ad aumentare ed ampliare le raccolte di dati e questo viene come sempre giustificato con le esigenze di polizia e la lotta al terrorismo. I terroristi vincono non quando fanno saltare in aria persone innocenti: questo per loro è solo un mezzo. Il loro fine è quello di incutere terrore ed ottenere tramite questo i loro veri scopi; in questo contesto storico, attaccare le democrazie occidentali. Rinunciare ai diritti civili e trasformare le democrazie in stati tecnocontrollati significherebbe farli vincere.

Correre dietro ai colpevoli già messi alla gogna non è importante; importante è prevenire realmente i problemi futuri, e farlo col principio di realismo secondo cui alcuni uomini saranno sempre corrotti o corrompibili ed alcune difese informatiche saranno sempre aggirate od aggirabili.
E questo lo si puo' fare agendo sulle raccolte illegali nella sostanza (senza virgolette) che non sono i fascicoli di Tavaroli & C, ma sono le raccolte dati rese obbligatorie o tollerate dalle leggi più svariate.
Queste raccolte sono "legali" (tra virgolette) solo perchè obbediscono ad una legge (dannosa) ma sono altresì illegali (senza virgolette) perché negano di fatto alla generalità della popolazione quei diritti civili previsti dalla Costituzione e difesi da altre leggi (la 196/2003 ad esempio) come la privacy, la libertà di espressione e la segretezza delle comunicazioni.

Tavaroli & C. in questo contesto sono solo dei dilettanti, dettagli, fumo negli occhi per la maggioranza delle persone, ed il decreto legge che essi hanno ispirato è solo un palliativo.
Ignoriamoli. Ignoriamo tutto questo scandalo ed opponiamoci alla sue cause. ╚ indispensabile opporsi in maniera forte e ragionata alla raccolta indiscriminata di informazioni personali, anche se giustificate da presunti interessi superiori e farlo tramite nuove e semplici leggi che non sarebbero nemmeno difficili da concepire. Una priorità per il Garante, per i legislatori che vogliano risolvere il problema e, non ultimo, per quei cittadini italiani che desiderino conservare le loro libertà.

Marco Calamari

Le release di Cassandra Crossing sono pubblicate a questo indirizzo
23 Commenti alla Notizia Cassandra Crossing/ Le intercettazioni e i marziani
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  • se lo provate sarete sorpresi....il costo è davvero esorbitante per un pezzo di software che non fa esattamente nulla
    non+autenticato
  • Intercettare in italia è facilissimo, basta un apparato telecom, una spina isdn e una autorizzazione amministrativa del tribunale sulla linea (o qualcuno in telecom che abilita il numero).

    Siete intercettati ? i sintomi(non certezze):

    squilli unici
    diafonia sulla linea
    difficolta di utilizzo modem
    (che non si collega affatto in alcune ore)
    problemi di connessione ADSL
    (per diversi mesi)

    altro sintomo:
    continue telefonate di società telefoniche
    per offerte che chiedono informazioni personali
    strane...come

    tipo di lavoro
    si è sposati
    residenza
    o altro strano...

    pensate gente pensate!!!


    non+autenticato
  • Fatemi capire che differenza c'e' tra la SIAE (la FIMI, le major) che fanno indagini autonome intercettando i flussi P2P per verificare se il filmino delle mie vacanze che sto condividendo sia in realta' qualcosa di diverso, e magari mi mandano pure lettere intimidatorie a casa,
    e Moratti che invece fa pedinare un arbitro corrotto, che e' gia' stato riconosciuto colpevole e punito dalla giustizia sportiva e ora si lamenta per essere stato intercettato.

    Che significa?
    Che le intercettazioni della SIAE non possono essere utilizzate come prova in un eventuale processo, forse?

    non+autenticato
  • Quell'indagine era pronta da due anni. Adesso è venuta a galla per coprire la figuraccia di Prodi, beccatto con le mani nella marmellata (ed è un vero e proprio vizietto, quando si parla di telecom. Prodi è sempre presente, anche se dice di non saperne mai nulla).

    Camplimenti per aver contribuito all'insabbiamento di una delle più grandi ingerenze dello stato verso una azienda privata.


  • - Scritto da: bandg4p
    > Quell'indagine era pronta da due anni. Adesso è
    > venuta a galla per coprire la figuraccia di
    > Prodi, beccatto con le mani nella marmellata (ed
    > è un vero e proprio vizietto, quando si parla di
    > telecom. Prodi è sempre presente, anche se dice
    > di non saperne mai
    > nulla).
    >
    > Camplimenti per aver contribuito
    > all'insabbiamento di una delle più grandi
    > ingerenze dello stato verso una azienda
    > privata.


    era meglio l'ingerenza delle ditte nello stato come col banana ?

    il vero scandalo purtroppo é stato bipartisan : LE PRIVATIZZAZIONI !





    non+autenticato

  • - Scritto da: bandg4p
    > Quell'indagine era pronta da due anni. Adesso è
    > venuta a galla per coprire la figuraccia di
    > Prodi, beccatto con le mani nella marmellata (ed
    > è un vero e proprio vizietto, quando si parla di
    > telecom. Prodi è sempre presente, anche se dice
    > di non saperne mai
    > nulla).

    no, siete voi destraioli da 4 soldi che lo mettete sempre in mezzo. E lui ve lo mette sempre a quel servizio, perche' le bugie non pagano.

    Telecom Serbja non vi e' bastato?
    non+autenticato
  • Privacy, da private (ingl.), privato. In latino privatus, in origine 'esentato'; il verbo è privare, uguale in italiano e in latino, verbo denominale da privus, 'singolo', 'a parte', , 'che sta davanti isolato', 'che sta prima (pre-, dal latino prae)', 'esente'(significato che può forse estendersi al termine 'esistente'); da pro privo, 'a titolo privato', sarebbe derivato proprius (da proprivus), 'proprio' e quindi proprietàs e 'proprietarius'. La prima proprietà di un privato è la privacy. Forse allora, se stiamo perdendo la privacy, è perché abbiamo già perso tutto il resto?
    non+autenticato

  • - Scritto da:
    > Privacy, da private (ingl.), privato. In latino
    > privatus, in origine 'esentato'; il verbo è
    > privare, uguale in italiano e in latino, verbo
    > denominale da privus, 'singolo', 'a parte', ,
    > 'che sta davanti isolato', 'che sta prima (pre-,
    > dal latino prae)', 'esente'(significato che può
    > forse estendersi al termine 'esistente'); da pro
    > privo, 'a titolo privato', sarebbe derivato
    > proprius (da proprivus), 'proprio' e quindi
    > proprietàs e 'proprietarius'. La prima proprietà
    > di un privato è la privacy. Forse allora, se
    > stiamo perdendo la privacy, è perché abbiamo già
    > perso tutto il
    > resto?

    Confermo l'ultima frase...o non si era capito???
  • Se parliamo di privacy come prima proprietà giuridica e qualità giuridica del privato e quindi come base dello stato di diritto, essa viene persa quando vengono messe davanti e difese altre priorità, per esempio la sicurezza, la difesa di un bene fisico prima che giuridico; a differenza della privacy la sicurezza, la sicurezza individuale, è una esigenza dell'individuo privato che afferma in qualche modo la sua privacy. In una democrazia (che storicamente ha posto la privacy tra le prime qualità giuridiche di un individuo, ciò che lo rende capace di determinarsi attivamente al di fuori di una massa passiva rispetto al potere) sembra che la privacy degli uni distrugga la privacy degli altri, in quanto tutti vogliono controllare tutti e ciò che uno ha guadagnato in quantità di sicurezza dei propri beni fisici e giuridici, obbligando gli altri a rinunciare alla privacy, lo perde in qualità, la quantità viene protetta a scapito della qualità. Probabilmente un tale individuo predilige la sicurezza perché non ha nulla da nascondere, m anemmeo da difendere. Se si puntasse invece sulla qualità, la quantità non sarebbe demandata totalmente alle forze dell'ordine, ma alla capacità di comunicare, trasmettere il valore ed educare al rispetto della privacy. Bisogna forse capire questo: ci sono cose che non possono diventare dominio di tutti, indipendentemente dal fatto che siano legali, e sono le peculiarità di un individuo, ciò che lo rende libero, unico, originale e per cui non deve avere l'approvazione degli altri, ma il rispetto. Per favorire il rispetto la privacy va difesa, e con essa la possibilità di essere sé stessi, di essere diversi, non conformi, di avere le proprie idee, i propri atteggiamenti, il proprio comportamento, di comunicarlo anche a pochi, di valorizzarlo anche con pochi, magari quelli che non lo giudicano e non vogliono distruggerlo. Sempre nel rispetto di tutti gli altri. Esiste purtroppo il sentimento umano dell'invidia: l'invidia è un sentimento che tende a sminuire un valore per il semplice fatto di non possederlo o di non poterlo possedere. Per non soffrire di quella mancanza, nell'ividioso mette radice un atteggiamento prima di difesa, comincia a sminuire l'oggetto del desiderio, poi di odio verso quelli che lo possiedono. Questa cosa è raccontata nella favola della volpe che dispregia l'uva "acerba", solo perché non riesce a mangiarla e per placare il desiderio se potesse ucciderebbe tutti i corvi che se la pappano. E' un desiderio represso con la violenza, per resistere al desiderio di realizzaro con altrettanta violenza. Su questa violenza è stato costruito il sistema del controllo e della sicurezza. Questi sentimenti rendono impossibile il rispetto, l'amore disinteressato, e la convivenza civile. In passato si sono create delle barriere sociali, dove i privilegi di alcuni erano accettati grazie alla netta divisione di ceti, in cui uno ritrovava più facilmente un suo senstimento di appartenenza e di condivisione e di moltiplicazione di sé. Con la democrazia queste barriere sono venute meno e si è quindi resa necessaria la privacy. Affinché l'invidia non azzeri tutte le differenze e neghi delle possilità che non sono, è vero, di tutti, ma nemmeno di nessuno. Perché ci sia rispetto è necessaria la privacy. Purtroppo l'invidioso (che poi sviluppa tutti gli altri vizi capitali) non ha rispetto per sé stesso e per gli altri, per lui la privacy è solo un'ostacolo alla propria affermazione, al proprio desiderio di livellamento sociale. Il livellamento sociale poi fa comodo agli esperti di poltrone: è più facile spremere consenso da una una massa informe di persone tutte uguali, in una deocrazia basata sul consenso a pochi grossi partiti.
    non+autenticato
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