Indossa il sensore e combatti l'inquinamento

Un gruppo di ricercatori inglesi svilupperà un network di sensori mobili, capace di rilevare la presenza di agenti inquinanti e di monitorare il traffico urbano

Londra - Sensori wireless itineranti che scorrazzano a bordo delle automobili, dislocati sui cartelli stradali, sui lampioni, addirittura indossati dai pedoni. Questa rete di sensori, sciamanti al ritmo delle sistole e diastole del traffico, garantirà un "monitoraggio pervasivo" degli agenti inquinanti e del dipanarsi del viavai urbano.

Il progetto Pervasive Mobile Environmental Sensor Grids (PMESG), nel quale sono impegnati ricercatori dell'Imperial College di Londra e delle università inglesi di Cambridge, Leeds, Southampton e Newcastle, è l'ultima scommessa volta a fronteggiare l'inquinamento urbano. L'Engineering and Physical Science Research Council (EPSRC), il Department for Transport e Transport for London credono nel progetto, e lo hanno finanziato con tre milioni e mezzo di sterline.

Sul fronte tecnologico si affronteranno degli studi riguardo alla sensibilità dei rilevatori (sviluppati dall'università di Newcastle), riguardo ai sistemi di posizionamento e riguardo alla trasmissione e all'interazione reticolare fra i dispositivi, al fine di garantire l'afflusso di dati dettagliatissimi con una frequenza serrata.
La dinamica del sistema? Quando il sensore itinerante intercetta il segnale di un rilevatore posto, ad esempio, su un lampione, trasmette ad esso le informazioni raccolte. Il rilevatore che ha raccolto i dati, a sua volta, li trasmette ad un altro rilevatore, o ad un computer connesso a Internet, per recapitarli alla centrale di elaborazione.

Per ora i sensori hanno le sembianze di una scatola di fiammiferi, ma i ricercatori hanno fiducia nelle nanotecnologie, anche se non mancano le perplessità. Sarà una smart dust biodegradabile a compiere il "lavoro sporco".

La mole di dati raccolti sarà enorme: si parla di una misurazione ogni mezzo secondo. Sarà necessario, dunque, un sistema capace di elaborare la spropositata quantità di informazioni e di incrociarla con numerose variabili. Un'infrastruttura di calcolo distribuito eviterà gli ingorghi.
Il sistema, sperano i ricercatori inglesi, potrebbe rappresentare un modello riusabile per altre applicazioni, da introdurre in differenti modelli di business.

Sul fronte scientifico, invece, si elaborerà un modello che permetta di incrociare i dati ottenuti con diverse variabili eterogenee: design di strade ed edifici, condizioni meteorologiche, usi e costumi di guida degli autisti londinesi. Una volta rodata la fase di monitoraggio, sarà possibile trarre conclusioni significative in merito agli effetti sulla salute dell'inquinamento urbano e, sulla base dei dati riguardanti il traffico e i rapporti fra i londinesi e i "percorsi alternativi", si potranno elaborare strategie di gestione e prevenzione degli ingorghi.

Il calcolo distribuito e i sistemi di oggetti senzienti itineranti (addirittura telefonini!) sono già stati eletti a tecnologia partner della ricerca nell'ambito della salvaguardia dell'ambiente.

Già nel 2005, si era sviluppato un progetto (sempre in collaborazione con l'EPSRC) che ha visto trenta biciclette aggirarsi nei dintorni dello University College di Londra, munite di rilevatori di monossido di carbonio. L'obiettivo era molto simile a quello del PMESG: creare delle mappe dinamiche dell'inquinamento cittadino, per poter individuare delle soluzioni a questo annoso problema.

Uno stravagante esperimento si è svolto, invece, ad agosto in California. Una quindicina di piccioni si è librata in volo, equipaggiata con uno zainetto contenente un telefono cellulare, un modulo GPS e un sensore capace di rilevare la presenza di agenti inquinanti quali monossido di carbonio e di biossido di azoto. La finalità di un esperimento così approssimativamente scientifico? Sensibilizzare i californiani riguardo al problema dell'inquinamento.

Gaia Bottà
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