Scansionando più di un milione di profili alla ricerca di persone già condannate per reati sessuali("sex offenders"), il software ne ha rapidamente individuata una, un risultato che fin qui MySpace aveva negato si potesse ottenere, scrive Poulsen. Un risultato ottenuto comparando i dati della polizia sui sex offender ai nomi e nick utilizzati su MySpace dai suoi membri.
"A maggio - scrive Poulsen - ho iniziato una ricerca automatica delle iscrizioni su MySpace a caccia di 385.932 sex offenders di 46 stati, dati presi dal registro Sex Offender del Dipartimento di Giustizia (...) Ho cercato i nomi e i cognomi, limitando geograficamente i risultati ad un raggio di cinque miglia dal CAP registrato per ciascun offender". Il software, che entro la settimana Wired rilascerà con licenza open source, si è dilungato su molti incroci di dati non attinenti o non verificabili ma "lavorando part time per qualche mese, ho analizzato i dati e comparato manualmente fotografie, età e altri dati".
Tolti i fake, Poulsen
ha individuato 744 sex offender con profili su MySpace, dopo un'analisi di solo un terzo dei dati. Di questi, 497 sono stati condannati per reati contro bambini e, tra questi, sei sono recidivi. 243 dei 497, inoltre, hanno condanne emesse dopo il 2000.
Sfruttando il suo software e i suoi risultati, Poulsen ha quindi potuto individuare quante di queste persone stessero sfruttando MySpace per avvicinare ragazzi e ragazze. In un caso, quello di Andrew Lubrano, a quanto pare poco abile nel cancellare le tracce delle proprie conversazioni, si è giunti all'arresto per i suoi contatti piccanti con un 14enne. Negli altri casi, spiega Poulsen, ci sono ora gli elementi quantomeno per tenere sott'occhio le attività dei sex offenders.
MySpace da parte sua ha dichiarato a Poulsen che sarebbe felice di estromettere tutti i riconosciuti sex offender dal proprio network ma, prima di farlo, attende "normative specifiche". Quel che appare certo è che ora sarà più facile per i cybercop rispondere ad un'esigenza che sempre più spesso riecheggia nelle aule di tribunali e in quelle del legislatore americano, e che spesso si accompagna a richieste di censura delle attività web.
Ma non si tratta della soluzione definitiva. Lo ammette Poulsen e lo ribadisce Cory Doctorow sul suo
BoingBoing scrive: "Questo funziona soltanto se i sex offender utilizzano online i propri nomi e cognomi (...)". Il che significa che dinanzi ad un check continuativo di questo tipo tutti i sex offender passerebbero rapidamente all'uso di alias.