Per l'introduzione del software libero nella didattica

Roma - Signor Ministro,
riteniamo il "Piano Nazionale di Formazione degli insegnanti sulle tecnologie dell'informazione e della comunicazione" (circ. n. 55 del 21/5/2002) positivo in quanto dimostra l'impegno da parte del Suo Ministero nei confronti della formazione del personale della scuola, condizione necessaria per poter rendere gli studenti "consapevoli delle potenzialità e dei limiti" di queste tecnologie.

Un'osservazione comunque balza agli occhi appena si consideri che la scelta del software di base (sistema operativo) è una scelta determinante per l'indirizzo che si vuole dare a quello che il Piano definisce "intreccio fra le nuove tecnologie e la didattica".

La scelta del sistema operativo determina e condiziona questo intreccio e, assieme al software applicativo, può essere considerato come "il libro di testo" di questo Piano.
Questa scelta, perciò, non è di scarso rilievo anche perché al riguardo vi sono due approcci che qualificano in maniera diversa questo intreccio:
uno che considera il software come un bene da condividere, la cui libertà di conoscenza è considerata come la libertà di parola e di stampa, e dove la libertà di riproduzione (copia) ne è un prerequisito;
l'altro che considera il software un bene soggetto a restrizioni nei confronti del quale l'utente può solo usarlo, senza poter impossessarsi della sua conoscenza, senza poterlo copiare (riprodurre) liberamente.
Nel primo caso si parla di open source o software libero, di cui GNU/Linux è il più noto ed è anche sostenuto da società come l'IBM (http://www.ibm.com/linux), nell'altro caso si parla di software proprietario.

Il primo oltre a essere "liberamente scaricabile (copiabile) dalla rete" è rispettoso della libertà d'insegnamento lasciando libero il docente di scegliere le soluzioni più conformi alle esigenze didattiche senza costringerlo a cambiare software solo per assecondare mode e/o interessi privatistici. Educa alla cultura della legalità distinguendo il software che si può copiare liberamente (software libero) da quello la cui copia è vietata. (Da una indagine riportata nel "Il sole 24-ore" del 4 ottobre 2000, risulterebbe che il 56% delle aziende americane utilizzano anche software libero).

Per quanto riguarda il secondo (software proprietario) basti dire che, per la legge italiana, se un docente o uno studente lo copia, anche solo per eseguire delle esercitazioni didattiche, commette un reato punibile con l'arresto dai sei mesi ai tre anni di carcere.

Ebbene, Signor Ministro, il Piano delega di fatto questa scelta ai docenti-discenti "con scarse o nessuna competenza" tramite l'"autoformazione presso la propria abitazione (...) con attrezzatura personale", o assume il sistema operativo già "presente nella scuola" anche nel caso dei docenti-discenti un po' meno inesperti.
Al riguardo la circolare recita "Il sistema operativo del/dei server deve essere coerente con le opzioni espresse dal corsista in fase di iscrizione per consentirgli di operare su un sistema con caratteristiche più vicine possibile a quello presente nella sua scuola".
Oltre alla perplessità circa il demandare questa scelta ai docenti in formazione con scarse competenze o assumere ciò che è già presente a scuola, sorge un'altra perplessità ancor più grave.

È noto, infatti, che nel mercato delle nuove tecnologie si è formato in questi anni un monopolio di fatto del sistema operativo identificato nel prodotto "Windows", che il docente inesperto utilizza (a sua insaputa) nel proprio computer di casa confondendolo quasi sempre con altri programmi (word, ecc.) e magari credendo sia l'unico esistente nel mercato.
È altresì noto che, grazie a questo monopolio, le scuole fino ad ora hanno acquistato, al pari del docente inesperto, computer con il sistema operativo Windows preinstallato.

Delegare dunque la scelta al docente inesperto o assumere ciò che è già presente nella scuola significa farsi imporre le tecnologie da questo monopolio, rinunciando ad ogni autonomia.
Ebbene, Signor Ministro, la cosa non è di poco conto, perché in questo modo, nell'intreccio tra tecnologie e didattica si rinuncia alla propria libertà di scelta. Si rinuncia, perché con questi presupposti manca la possibilità di realizzare una didattica che sia al di sopra di questo o di quel marchio di fabbrica.
Significa, in ultima analisi, trasformare gli insegnanti in addestratori e propagandisti subordinando l'insegnamento agli interessi privati.

Ciò nonostante, riteniamo l'iniziativa del Ministero nel suo complesso positiva perché fissa alcuni obiettivi qualificanti, quando afferma che bisogna "cambiare modo di fare scuola e di saper utilizzare proficuamente le tecnologie nella didattica quotidiana".
Quando afferma che i "materiali disponibili (...) devono essere fruibili dall'utente finale senza bisogno di prodotti specifici utilizzando strumenti liberamente reperibili in rete o messi a disposizione gratuitamente dai produtori".
Facciamo presente che il sistema operativo Windows, ma più in generale tutto il software proprietario, non è né gratuito né liberamente reperibile in rete, contrariamente al software libero.

Signor Ministro, il Piano successivamente indica, a sostegno della sua realizzazione, anche alcuni materiali prodotti dal MIUR già consultabili in rete nei quali, a proposito del software open source e di Linux in particolare, si afferma "la natura libera e pluralista della scuola italiana avrebbe potuto essere culla ideale di questi Sw. Si potrebbe anche dire che -essendo gratuito il software open source- dovrebbe essere una scelta obbligata e non solo etica".
E, più avanti, a proposito di StarOffice un prodotto della società Sun Microsystems (di cui esiste la versione libera) utilizzabile anche per la Patente Europea del Computer (ECDL), si afferma che il suo utilizzo a scuola "rappresenta un'occasione d'affrancamento dal mondo Microsoft o, quantomeno, di libertà di scelta e sensibilità filosofica".
Inutile dire che siamo d'accordo con queste ultime affermazioni.

Pertanto, La preghiamo di mettere in atto tutte le iniziative di Sua competenza affinché le affermazioni a favore del software libero e/o gratuito, dallo stesso Ministero auspicate non siano soltanto dei buoni propositi con i quali coprire la "soggezione" della scuola italiana al monopolio Microsoft, ma siano l'inizio di un approccio moderno e libero all'intreccio tra nuove tecnologie e didattica e più in generale tra nuove tecnologie e società.

La Redazione di
Software libero nella scuola
40 Commenti alla Notizia Per l'introduzione del software libero nella didattica
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  • ... che la scuola deve propagadare un tipo di software piuttosto che un altro?

    Io fossi un insegnante insegnerei ad usare un sistema accessibile alla maggior parte degli utenti, con il quale poter rapportarsi.

    Cioè, agli utenti di base (scuola dell'obbligo) credo interessi di più un sistema semplice con il quale poter condividere tutto con tutti gli altri utenti.

    Se poi uno dopo che ha imparato ad usare i sistemi di base, voglia imparare anche quelli avanzati o comunque meno diffusi, tanto meglio per lui.

    Ma pretendere di insegnare qualcosa che è gratuito ma anche minoritario è come un insegnante di lettere che invece di insegnare Dante, Manzoni o Foscolo insegni solo Romano Battaglia o Bruno Vespa.
    Per carità, autori squisiti e con una folta schiera di estimatori, però, capiamoci, un conto è la formazione di base, un conto è Bruno Vespa.

    non+autenticato


  • - Scritto da: Stefano
    > ... che la scuola deve propagadare un tipo
    > di software piuttosto che un altro?
    >
    > Io fossi un insegnante insegnerei ad usare
    > un sistema accessibile alla maggior parte
    > degli utenti, con il quale poter
    > rapportarsi.

    Va bene. Vai dalla maggior parte degli utenti e digli che devono spendere 500 e passa Euro per la licenza M$ Office e senti cosa ti rispondono...

    Oppure parti dal presupposto che tanto M$ Office lo hanno tutti..(piratato)... Però in tal caso mi piacerebbe vederla questa come motivazione ufficiale alla scelta...

    >
    > Cioè, agli utenti di base (scuola
    > dell'obbligo) credo interessi di più un
    > sistema semplice con il quale poter
    > condividere tutto con tutti gli altri
    > utenti.

    Per poter condividere tutto cosa conviene utilizzare ? Il sw più pirat.. ehm utilizzato oppure i sw che usano dei formati open ?

    > Se poi uno dopo che ha imparato ad usare i
    > sistemi di base, voglia imparare anche
    > quelli avanzati o comunque meno diffusi,
    > tanto meglio per lui.

    Penso (è solo un esempio) che nessuno possa definire M$Office = sistema base e OpenOffice = sistema avanzato.

    Se invece ti riferisci al s.o. allora quello è solo un dettaglio. Almeno fino a quando non fai un corso di system admin... E non venirmi a dire che spostare un file in Windows, in OS-X o in KDE sono cose diverse ....

    Comunque i sw open source esistono anche per Windows...

    > Ma pretendere di insegnare qualcosa che è
    > gratuito ma anche minoritario è come un
    > insegnante di lettere che invece di
    > insegnare Dante, Manzoni o Foscolo insegni
    > solo Romano Battaglia o Bruno Vespa.
    > Per carità, autori squisiti e con una folta
    > schiera di estimatori, però, capiamoci, un
    > conto è la formazione di base, un conto è
    > Bruno Vespa.

    La formazione di base è quella che ti permette di capire come funziona un WordProcessor, uno Spreadsheet, un linguaggio di programmazione, ecc. ecc. Dopo di che tu sei in grado di utilizzare OpenOffice come M$Office. Certamente non al meglio, ma se ti serve hai gli strumenti per impratichirti.
    Imparare i menu di Word e di Excel e la programmazione in VisualBasic NON è formazione di base.
    non+autenticato
  • è solo un'idea ma, se StarOffice, una volta adottato (come potrebbero esserlo altri sw liberi) da istituzioni varie, diventasse a pagamento? se nascessero limitazioni alle possibilità di utilizzo del sw libero, una volta introdotto? lo si butterà? ci si adeguerà e si cercherà di sottostare alle nuove "imposizioni" degli interessi privati? ... mah...
    non+autenticato


  • - Scritto da: dà
    > è solo un'idea ma, se StarOffice, una volta
    > adottato (come potrebbero esserlo altri sw
    > liberi) da istituzioni varie, diventasse a
    > pagamento?

    StarOffice Ê a pagamento.
    Open office è libero

    (www.openoffice.org)

    > se nascessero limitazioni alle
    > possibilità di utilizzo del sw libero, una
    > volta introdotto?

    la licenza vieta questo tipo di riconversioni

    non+autenticato
  • zao, staroffice che io sappia è in 2 versioni. una è gratis e l'altra a pagamento.
    peccato che quella gratuita non è più supportata da un po'. giusto giusto poco dopo l'uscita della versione a pagamento.
    il concetto che volevo esprimere, dato che mi rendo conto di essere un po' confusa, era: ma se i promotori di software libero e free (ok, lasciamo pur perdere staroffice), una volta "entrati" nelle istituzioni pubbliche, cambiassero la politica commerciale a loro favore?
    un prodotto non può divenire a pagamento, ma a quanto pare una "nuova versione" si... e poi la vers. gratis la si fa scomparire, no?
    non+autenticato


  • - Scritto da: dà
    > è solo un'idea ma, se StarOffice, una volta
    > adottato (come potrebbero esserlo altri sw
    > liberi) da istituzioni varie, diventasse a
    > pagamento?

    a parte che starOffice ERA gratis e non è mai stato libero...


    >lo si butterà? ci si
    > adeguerà e si cercherà di sottostare alle
    > nuove "imposizioni" degli interessi privati?

    ...a parte ceh non devi stare sempre ad inseguire l'ultima versione (OK, l'aggiornametno, ma non "tutto appena esce")


    nulla ti vieta di cambiare di nuovo.

    Ma se è open, allora il passaggio sarà tecnicamente + facile un quanto essendo open il SW lo è anche il formato
    non+autenticato
  • sin, staroffice era a pagamento, si (la 6 è a pag., la 5.2 no). e, dato che a quanto pare riesco solo a levar polemiche anzichè far capire il dilemma che mi pongo, ti invito a leggere la mia risposta a zao.
    ringrazio per la risposta, ma la mia preoccupazione non è staroffice. è che, una volta inserito un certo tipo di prodotto in una serie di strutture pubbliche (sarebbe la stessa cosa in aziende private), cosa ti fa pensare che cambiarlo dalla sera alla mattina, nel momento del bisogno, sia possibile?
    credi davvero che anche ipotizzando installazioni per solo poche centinaia di postazioni, sarebbe poi cosi immediato cambiare perchè la "voglia" è di opensource e non di sw commerciale?
    io penso che sarebbe bello vedere in concorrenza produttori che possono potenzialmente perderci la stessa cosa e non cose diverse. preferirei per cui vedere aziende che tendono a guadagnarci, e che per cui si fanno della "onesta" concorrenza.
    mi puzza sempre un po quando si parla di sentimenti e di "produciamo software per la gloria"...
    non+autenticato


  • - Scritto da: dà

    > preoccupazione non è staroffice. è che, una
    > volta inserito un certo tipo di prodotto in
    > una serie di strutture pubbliche (sarebbe la
    > stessa cosa in aziende private), cosa ti fa
    > pensare che cambiarlo dalla sera alla
    > mattina, nel momento del bisogno, sia
    > possibile?

    se è open, allora cambiare è quantomeeno possibile. Nel senso che se è open il SW lo è anche il formato. E quindi sicuramente i documenti prodotti saranno riutilizabili.



    > cambiare perchè la "voglia" è di opensource
    > e non di sw commerciale?

    Attenzione! "open" e "commerciale" no nsono antitetici!

    Qui ci sono 2 problematiche diverse e contingenti

    1. gratis vs costoso
    2. open vs proprietario



    > mi puzza sempre un po quando si parla di
    > sentimenti e di "produciamo software per la
    > gloria"...

    MA infatti non è solo quello il punto.
    Tra 2 prodotti equivalenti e di pari costo scelgo l'open.

    Tra due prodoti qeuivalenti e di pari licenza scelgo quello ceh costa meno
    non+autenticato
  • si, mi sembra corretto ciò che dici.
    ma ho come l'impressione che non sia cosi immediato il confronto tra prodotti diversi con stesso prezzo o prodotti stesso prezzo con diverse limitazioni.
    tutto sommato ogni prodotto che ci vien proposto non è sempre allineabile ad un altro con cui è in competizione.
    non+autenticato
  • Lima, 8 aprile 2002
    Al Sig. JUAN ALBERTO GONZALEZ
    General Manager della Microsoft Peru'

    Egregio Signore,

    Prima di tutto La ringrazio per la Sua lettera del 25 marzo 2002, nella quale lei esprime la posizione ufficiale di Microsoft relativamente alla Proposta Numero 1609, Software Libero nella Pubblica Amministrazione, chiaramente ispirata dal desiderio del Peru' di trovare una posizione fruibile nel contesto tecnologico globale. Nello stesso spirito, e convinto che troveremo la miglior soluzione attraverso uno scambio di idee chiaro ed aperto, cogliero' questa opportunita' per rispondere ai commenti espressi nella Sua lettera.

    Pur riconoscendo che opinioni come le Sue rappresentano un contributo significativo, questo sarebbe stato perfino piu' interessante per me se, piuttosto che formulare obiezioni di natura generale (che analizzeremo in dettaglio piu' avanti) Lei avesse raccolto solide argomentazioni circa i vantaggi che il software proprietario potrebbe portare allo Stato Peruviano, e in generale ai suoi cittadini, dal momento che cio' avrebbe permesso un confronto delle nostre rispettive opinioni maggiormente chiarificatore.

    Con l'obiettivo di organizzare la discussione, assumeremo che quello che Lei chiama "software open source" e' cio' che la Proposta definisce "software libero", dal momento che esiste software che viene distribuito insieme ai sorgenti, ma che non ricade nella definizione data dalla Proposta; e che cio' che Lei chiama "software commerciale" e' quello che la Proposta definisce "proprietario" o "non libero", dato che esiste software libero venduto sul mercato come qualsiasi altra merce o servizio.

    E' anche necessario chiarire che la Proposta di cui parliamo non e' correlata in modo diretto all'ammontare del risparmio che puo' essere direttamente ottentuo utilizzando software libero nelle istituzioni dello Stato. Si tratta, in ogni caso, di un valore aggregato marginale, che non rappresenta assolutamente il fulcro della Proposta. I principi di base che ispirano la Proposta sono collegati alle garanzie fondamentali di uno Stato di diritto, quali:

    Libero accesso da parte dei cittadini alle informazioni pubbliche.
    Persistenza dei dati pubblici.
    Sicurezza dello Stato e dei cittadini.
    Per garantire il libero accesso dei cittadini all'informazione pubblica, e' indispensabile che il formato dei dati non sia legato ad un unico fornitore. L'uso di formati standard ed aperti offre la garanzia di tale libero accesso, se necessario mediante la creazione di software libero compatibile.

    Per garantire la permanenza dei dati pubblici, e' necessario che l'usabilita' e la manutenzione del software non dipendano dalla volonta' dei fornitori, o dalle condizioni di monopolio da essi imposte. Per tale motivo lo Stato ha necessita' di sistemi lo sviluppo dei quali possa essere garantito dalla disponibilita' del codice sorgente.

    Per garantire la sicurezza nazionale, o sicurezza dello Stato, e' indispensabile potersi basare su sistemi privi di componenti che consentano il controllo remoto a terze parti o la trasmissione indesiderata di informazioni alle stesse. Sono cioe' richiesti sistemi il cui codice sorgente sia liberamente accessibile al pubblico per consentire il loro esame da parte dello Stato stesso, e da parte di un elevato numero di esperti indipendenti in tutto il mondo. La nostra proposta consente una sicurezza ancora maggiore, perche' la conoscenza del codice sorgente eliminera' il crescente numero di programmi contenenti *istruzioni spia*.

    Allo stesso modo, la nostra proposta rafforza la sicurezza dei cittadini, sia nel loro ruolo di legittimi proprietari dell'informazione gestita dallo Stato, sia in quello di consumatori. In questo secondo aspetto, consentendo la crescita e la sempre maggiore diffusione di software libero privo di *spyware* che potrebbe mettere a repentaglio la riservatezza e la liberta' degli individui.

    In tal senso, la Proposta si limita a stabilire le condizioni alle quali le funzioni statali si procureranno il software in futuro, cioe' in un modo compatibile con quei tre fondamentali principi.

    Dalla lettura della Proposta sara' evidente che, una volta approvata:

    la legge non proibira' la produzione di software proprietario
    la legge non proibira' la vendita di software proprietario
    la legge non indichera' quale specifico software utilizzare
    la legge non imporra' il fornitore dal quale acquistare il software
    la legge non porra' limiti ai termini nell'ambito dei quali un prodotto software potra' essere concesso in licenza.
    Cio' che la Proposta afferma chiaramente, e' che, perche' un software sia accettabile per lo Stato, non e' sufficiente che esso sia tecnicamente in grado di effettuare le operazioni richieste, ma che, oltre alle condizioni a contratto, esso deve soddisfare una serie di requisiti riguardanti la licenza, mancando i quali lo Stato non puo' garantire un adeguato trattamento dei propri dati, vigilando sulla loro integrita', riservatezza e accessibilita' nel tempo, dal momento che questi sono aspetti molto critici per il suo normale operare.

    Siamo d'accordo, Sig. Gonzalez, sul fatto che la tecnologia dell'informazione e della comunicazione hanno un impatto significativo sulla qualita' della vita dei cittadini (positivo o negativo). Siamo anche assolutamente d'accordo sulla fondamentale importanza che i valori di base che ho evidenzato sopra hanno in uno Stato democratico, come il Peru'. Percio', siamo veramente interessati a conoscere altri modi di garantire quei principi, modi diversi dall'uso di software libero nei termini definiti dalla Proposta.

    E per quanto riguarda le Sue osservazioni, andremo ad analizzarle in dettaglio.

    Innanzitutto, Lei osserva che: "1. La Proposta rende obbligatorio per tutte le funzioni pubbliche utilizzare solo software libero, cioe' software open source, il che viola i principi di eguaglianza di fronte alla legge, quelli di non discriminazione e il diritto di esercizio dell'impresa privata, la liberta' di produrre e di negoziare, protetta dalla costituzione."

    Tale interpretazione e' errata. La Proposta non limita assolutamente i diritti che Lei elenca; essa si limita a stabilire condizioni per l'uso del software da parte delle istituzioni statali, senza immischiarsi in alcun modo nelle transazioni del settore privato. E' un principio assodato che lo Stato non trae vantaggio dalla liberta' contrattuale a tutto campo consueta nel settore privato, perche' lo Stato e' sottoposto, nel proprio agire, a limiti imposti dalla necessita' di trasparenza degli atti pubblici; e in tal senso, la difesa dell'interesse comune deve prevalere quando si legifera in materia.

    La Proposta protegge l'uguaglianza di fronte alla legge, dato che nessuna persona fisica o giuridica e' esclusa dal diritto di offrire quei beni allo Stato, sotto le condizioni definite nella Proposta stessa e senza altre limitazioni che quelle stabilite dalla Le
    non+autenticato
  • su prodotti comerciali perchè bisognerebbe insegnare un qualcosa che e assolutamente non commerciale, dopo il mio diploma o la mia laurea dove devo andare a mangiare a casa di torval.

    ma come state messi

    male molto male
    non+autenticato


  • - Scritto da: male
    > su prodotti comerciali perchè bisognerebbe
    > insegnare un qualcosa che e assolutamente
    > non commerciale,

    la solita BALLA secondo cui il software LIBERO non dà la pagnotta.



    non+autenticato


  • - Scritto da: zap
    >
    >
    > - Scritto da: male
    > > su prodotti comerciali perchè bisognerebbe
    > > insegnare un qualcosa che e assolutamente
    > > non commerciale,
    >
    > la solita BALLA secondo cui il software
    > LIBERO non dà la pagnotta.
    >
    >
    >

    invece di scrivere il solito commento mostrami degli esempi verificabili
    mumble mumble nessun esempio
    quindi che voi
    non+autenticato
  • - Scritto da: esempi
    > - Scritto da: zap
    > > - Scritto da: male
    > > > su prodotti comerciali perchè
    > bisognerebbe
    > > > insegnare un qualcosa che e
    > assolutamente
    > > > non commerciale,
    > > la solita BALLA secondo cui il software
    > > LIBERO non dà la pagnotta.
    > invece di scrivere il solito commento
    > mostrami degli esempi verificabili
    > mumble mumble nessun esempio
    > quindi che voi

    o mamma, ma sei davvero così ingenuo?

    quante distribuzioni di linux conosci? sicuramente sono tutte società in bancarotta... eeeh, si...

    torvalds? lo vuoi andare a trovare a casa? non so se lo trovi dato che lavora alla Transmeta, una nota ditta che produce microprocessori... ora non ricordo se lavora li come facchino o come spazzino... mi sfugge...

    e questi sono solo quelli che mi vengono in mente adesso...
    non+autenticato
  • esempi veri dove vado a lavorare alla redhat, non mi sembra che assumano in questo momento...
    non+autenticato
  • Beh la maggior parte degli annunci di lavoro che trovi in giro sono "Cercasi Sistemisti cono conoscenza sitema operativo Unix..." e se guardi in giro ce ne sono una marea, ecco l'esempio vero! Piu di una volta mi arrivano dai vari siti di ricerca di lavoro annunci del genere, l'ultima che ho rivevuto pochi giorni fa è d parte di Tech it Easy per conto di una società del centro Italia.. quindi prima di dire cavolate, documentatevi e cercate...c hi cerca trova! Nessuno vi imboccherà mai con il cucchiaino...
    non+autenticato
  • L'Italia ormai é alla frutta. Una volta eravamo famosi, nel campo dell'informatica, per nomi come Moggi (non Luciano, Eugenio!), Martelli, Ugo Montanari. Nomi illustri di "scienziati" dell'informatica, che hanno scoperto nuovi algoritmi e teorizzato i linguaggi funzionali.

    Questi nomi non sono italiani per puro caso, ma perché in Italia avevamo una serie di corsi di laurea che duravano 4/5 anni ma ne valevano 7 fatti all'estero, dove a scanso di equivoci ne facevano 3.

    Ora non abbiamo più nulla, le aziende hanno imposto ai governanti una università formatrice di braccia da lavoro, e la scienza dell'informatica non si studia più e basta, materie come "semantica" hanno ceduto il posto a materie come "fondamenti di java e programmazione web". Ma un vero informatico ci mette tre mesi ad imparare bene una nuova tecnologia, e non ha bisogno di studiarla all'università (e magari di vederla diventare obsoleta durante il periodo della tesi)

    Cosa c'entra questo con la tua osservazione? E' semplice: oramai tutti si sono convinti che l'informatica é la tecnica, che saper usare un computer significa saper usare alcuni programmi, ma non é così.

    Saper scrivere un database significa saper fattorizzare le tabelle, saper eliminare quelle ridondanti e saper scegliere quelle su cui fare gli indici ecc ecc. Non significa saper usare access oppure chi per lui.

    Cosa credi che le aziende preferiscano: uno che sa usare access o uno che sa creare i database?

    Nelle scuole bisogna imparare i concetti non le tecniche. Nella fattispecie, magari in una scuola media non si imparerà ne access ne tantomeno la storia di fattorizzare le tabelleSorride Ma se invece di insegnare specificamente ad usare word ed excel insegnassero genericamente i concetti comuni ad ogni word processor e ad ogni foglio elettronico,
    poi le particolarità le si potrebbe imparare da soli. E qui viene in aiuto l'idea di usare il free software: insegnare ai ragazzi le cose meno usate, in maniera che sappiano che si può scegliere.

    Ma mi sa che in Italia abbiamo principalmente persone che comincerebbero la lezione così:

    "Ragazzi, oggi studiamo IL WORD".

    E allora, é necessaria una rieducazione non solo all'uso del free-software, ma più in generale all'uso del concetto e non dello strumento.

    Va beh. Non sono mai stato bravo a spiegare le cose.

    non+autenticato
  • > E allora, é necessaria una rieducazione non
    > solo all'uso del free-software, ma più in
    > generale all'uso del concetto e non dello
    > strumento.
    >
    > Va beh. Non sono mai stato bravo a spiegare
    > le cose.
    concludo io allora...
    sono pochi quelli in grado di astrattizare i concetti...purtroppo...
    non+autenticato


  • - Scritto da: blah
    > > E allora, é necessaria una rieducazione
    > non
    > > solo all'uso del free-software, ma più in
    > > generale all'uso del concetto e non dello
    > > strumento.
    > >
    > > Va beh. Non sono mai stato bravo a
    > spiegare
    > > le cose.
    > concludo io allora...
    > sono pochi quelli in grado di astrattizare i
    > concetti...purtroppo...

    ... e anche di scrivere in italiano a quanto pare:
    astrarre, caro, astrarre...
    non+autenticato


  • - Scritto da: accademia_della_Crusca
    >
    > > sono pochi quelli in grado di
    > astrattizare i
    > > concetti...purtroppo...
    >
    > ... e anche di scrivere in italiano a quanto
    > pare:
    > astrarre, caro, astrarre...

    Per non parlare del pleonasmo semantico... un concetto non si può certo astrarre, è GIA' un'astrazione, un'idea platonica... che facciamo, introduciamo la ricorsività nella semantica ? Ci vorrebbe L. J. Prieto, o magari De Kerkhove...
    non+autenticato
  • Astrarre credo proprio fosse usato nel senso di "astrarre un concetto da una esperienza", nel quale caso i concetti si astraggono e comeSorride

    Semantici a tempo perso!Sorride)) Proprio come noi informaticiSorride

    non+autenticato
  • ragazzi, io sono completamente a favore del software open! Le scuole statali pagano le strutture con i nostri soldi e il software open sarebbe un bel risparmio (per quanto adottare GNU/Linux o altri OS open costi poi + in assistenza specialistica a postere che in fase d'acquisto)
    Senza contare poi tutto ciò che segue a livello cognitivo e filosofico! I vantaggi sarebbero tanti... ma ci si poteva sforzare a scrivere una lettera un po' più chiara e magari meno sgrammaticata! ("[...]l'utente può solo usarlo, senza poter impossessarsi della sua conoscenza[...]": ma dai...)Triste

    Ad ogni modo, W il software open e tutti i corsi di formazione cui vogliamo sottoporre i docenti!
    non+autenticato
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