venerdì 20 ottobre 2006

La biometria dà la caccia alle password

Alcune imprese fanno di tutto per garantire sicurezza ai propri sistemi, altre non se ne curano. Ma dove non arriva la password spesso e volentieri non arriva neanche la biometria. Rilevazioni, problemi, idee e soluzioni

Per contrastare queste eventualità, si sta provando a introdurre un sistema che verifichi, mediante leggeri impulsi elettrici, la reazione involontaria del dito del soggetto. Il sistema ha dei risvolti macabri, ma non appare risolutivo: anche degli arti ben mozzati reagiscono a questo tipo di stimoli. E comunque la sicurezza non è garantita: lo sfioramento del sensore potrebbe essere imposto sotto minaccia.

La soluzione potrebbe risiedere nell'accoppiamento di diverse tecniche di autenticazione biometrica, ha affermato Mainguet.

Integrando parametri quali geometria o conformazione venosa della mano, caratteristiche del volto, pigmentazione e disposizione delle fibre radiali dell'iride, forma delle orecchie, si potrebbe rendere difficile la vita a ladri di identità e cracker (a meno che non si specializzino in diverse branche della chirurgia). E si potrebbero liberare impiegati e utenti, con relativa tranquillità e gradito sollievo, dalla scocciante incombenza di memorizzare una serie insignificante di caratteri.
E se l'associazione di identificativi biometrici non dovesse bastare, esistono tecniche di autenticazione basate su parametri comportamentali: riconoscimento dell'emissione vocale, del modo di battere sulla tastiera, della firma.

Sono inoltre sul mercato sistemi adattivi capaci di associare parametri cognitivi a quelli comportamentali, riconoscendo e autenticando un utente a partire dal modo in cui ricorda un evento significativo che appartiene al suo vissuto. Questa è la proposta di alcune società. La piattaforma software UNOMI è in grado di monitorare, analizzare e memorizzare reazioni e comportamenti dei soggetti (movimenti del mouse, tempi di reazione) messi in atto nel corso della ricostruzione di un evento mediante domande a risposta obbligata. Associandoli a dei parametri situazionali ricorrenti, quali luogo e momento dell'accesso, sa creare dei PassThought, dei Pass-Pensieri, dei profili adattivi unici per ciascuno.

L'uomo, con i suoi attributi fisici, comportamentali e cognitivi rappresenta un unicum e si fa password: è innegabile la difficoltà di clonarlo ma, se ciò fosse possibile, il furto di identità risulterebbe un passe-partout irreversibile. Le serrature si possono sostituire, le password modificare e le carte di credito disattivare. L'iride, un'impronta digitale, o uno schema mentale, no.

Gaia Bottà
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