Roma - Quindici milioni di persone all'anno vanno e vengono dagli USA, per turismo e affari. Il terrorismo dilaga, il colore dell'allerta è di un giallo preoccupante, a sentire la
Home Security statunitense, e si sono introdotte delle misure volte ad incentivare il diffondersi dei (teoricamente) più sicuri documenti elettronici dotati di tecnologia RFID.
Dal 26 ottobre, per entrare negli States senza doversi imbarcare in travagliate procedure per ottenere un visto, per i 27 paesi che aderiscono al
Visa Waiver Program (il programma "viaggio senza visto") sarà necessario dotarsi di
passaporto elettronico, conforme agli
standard delineati dalla
International Civil Aviation Organization (ICAO). Oppure si deve essere in possesso di un passaporto con foto digitale o di un passaporto a lettura ottica rilasciato o rinnovato prima del 26 ottobre 2005.
Il passaporto elettronico rilasciato dal 26 ottobre
anche in Italia è contrassegnato dall'apposito simbolo e contiene un chip che immagazzina le informazioni personali: oltre ai dati che erano contenuti nei documenti tradizionali è presente un'immagine digitale del portatore, il tutto protetto da tecniche che dovrebbero prevenire l'accesso alla
data-immagine del portatore e lo
skimming, la clonazione del chip.
L'avvio del Program era stato inizialmente stabilito da Washington per il 26 ottobre dello scorso anno: è stato posticipato di un anno per evidenti problemi di adeguamento nei tempi stabiliti da parte di diversi paesi dell'Unione Europea. Solo tre dei 27 paesi coinvolti dal programma, Liechtenstein, Andorra e Brunei, non hanno rispettato la scadenza, e non forniscono ai loro cittadini passaporti in linea con le normative dettate dalla ICAO.
"L'introduzione dei passaporti elettronici è un significativo passo avanti nel prevenire l'uso di documenti persi o rubati da parte dei terroristi" afferma Michael Chertoff, segretario della Home Security. "
I passaporti elettronici sono più difficili da falsificare e consentono di identificare meglio il portatore". I viaggiatori presentano il loro documento all'addetto, che, oltre a controllarne i dati, può confrontare l'immagine riprodotta sul computer a partire da quella immagazzinata nel chip, con quella riprodotta sul documento e con lo stesso portatore.
La ICAO ha deciso nel 2003 di sviluppare e implementare l'identificazione basata sul viso, piuttosto che lo scanning dell'iride, o dell'impronta digitale, perché al momento della scelta era la tecnologia più diffusa e abbordabile. Non è escluso, però, che i dati biometrici contenuti negli ePassport si moltiplichino. L'Unione Europea, infatti,
ha stabilito che, entro il 2009, nei documenti sia inclusa anche l'impronta digitale, il che comporterebbe l'avvento di una seconda generazione di documenti, con i problemi di compatibilità che due tecnologie differenti potrebbero generare.
Sono in molti, però, coloro che auspicano l'avvento di documenti che contengano
più identificativi biometrici, al fine di poterli incrociare, e assicurarsi che il portatore sia effettivamente l'assegnatario del documento.