La tecnologia RFID è parte integrante del passaporto elettronico, nonostante sia spesso stata messa sotto accusa, oltre che per la
facile tracciabilità degli oggetti in cui è inclusa, per la possibilità che offrirebbe ai malintenzionati di operare
furti di identità, di curiosare nella
data-immagine dei possessori e di
utilizzare i loro dati, senza parlare di altre conseguenze esplosive, come l'individuazione di target mirati che facciano da detonatore. È stato rilevato, in una recente consultazione pubblica, che gli
europei chiedono rassicurazioni riguardo alla tecnologia RFID e alle sue applicazioni, e la UE e sembra intenzionata ed agire.
Il governo statunitense tende a tranquillizzare i cittadini e a sfatare le preoccupazioni, assicurando che i documenti sono dotati di misure sufficienti ad impedire l'accesso non autorizzato ai dati contenuti nel chip: la
custodia del documento dovrebbe garantire l'inviolabilità dei dati, ma agisce da schermo solo a passaporto chiuso. Inoltre,
in Irlanda non ne è nemmeno prevista l'introduzione.
Sono stati condotti numerosi esperimenti per accertare, con risultati scoraggianti, la sicurezza di carte di credito e documenti. Ad esempio, alla RSA Conference di San Jose, il criptografo
Adi Shamir ha dimostrato come
crackare i tag RFID: basta monitorarne i consumi energetici. Relativamente ai
documenti, in un programma tv olandese,
Nieuwslicht, è stata dimostrata da
Riscure la
crackabilità del sistema di protezione, dovuta all'algoritmo che fornisce una password prevedibilissima di accesso ai dati. La clonabilità dei passaporti è stata
dimostrata anche su Wired da Lukas Grunwald, esperto di sicurezza e RFID. E
gli standard crackati rientrano pienamente nelle specifiche previste dall'ICAO.
Bruce Schneier, chief technology officer di
Counterpane Internet Security, dal suo
blog, a metà settembre consigliava a tutti, per la sicurezza della propria
data-immagine, di richiedere il passaporto prima della data spartiacque 26 ottobre. "L'adozione dei passaporti elettronici è una pessima notizia per la privacy dei cittadini", afferma Bruce Schneier, "il rischio a cui si è esposti con i documenti contenenti la tecnologia RFID è l'accesso non autorizzato, e le misure messe in atto dai differenti stati sono diverse negli scopi e nella effettiva sicurezza".
"Se possibile, coloro che viaggiano con questi documenti, ne
usino una fotocopia nei casi in cui è concesso, e
conservino il documento in un involucro di carta stagnola", suggerisce il celebre guru della sicurezza. Una misura che può sembrare empirica e anche un po' raffazzonata, ma che potrebbe rappresentare una degna armatura per la
data-immagine. Non temano però le
fashion-victim:
portafogli e portadocumenti schermati sono l'ultimo grido.
Gaia Bottà