Rule of Rose, il distributore contro Panorama

Gli attacchi dall'Italia contro il videogioco non piacciono all'azienda che lo distribuisce in Europa, che corregge il settimanale italiano. L'industria si ribella alla criminalizzazione. Se ne parla in rete

Roma - Quelli di 505 Games non hanno per nulla apprezzato gli attacchi contro il titolo videoludico Rule of Rose che si apprestano a distribuire in Europa e, in particolare, hanno replicato con forza alle censure invocate in Italia a seguito di un ormai celebre articolo pubblicato dal settimanale Panorama.

In una nota pubblicata da Eurogamer l'azienda ricorda che il gioco fa parte del genere "horror, come una serie di altri videogiochi e film che si trovano oggi sul mercato. Ciò nonostante nulla fa per incitare i minori a commettere atti di violenza né promuove atti di violenza contro i minori".

Ciò che preoccupa i distributori sono le censure piovute sul titolo videoludico: vengono nominate in particolare quelle del sindaco di Roma Walter Veltroni e del commissario europeo Franco Frattini. Attacchi che secondo 505 Games non hanno ragion d'essere: "A seguito di una approfondita analisi della Pan European Game Information, della Interactive Software Federation europea e del Video Standards Council, il videogioco Rule of Rose è stato considerato adatto alla distribuzione sul mercato europeo".
Ma il distributore ce l'ha anche con Panorama la cui copertina, come noto, riportava la dicitura "Vince chi seppellisce la bambina". 505 Games spiega che non è così che si vince il gioco: "La sepoltura della protagonista o di qualsiasi altro bambino non appare in nessuna scena del gioco, neppure indirettamente. La scena che ha scatenato questa discussione è in realtà una sequenza onirica che ha la funzione di introdurre il gioco: una sequenza video non-interattiva nella quale la protagonista, che non è un minore, viene catturata all'interno di una tomba. La parte interattiva del gioco è basata principalmente sull'esplorazione e la risoluzione di enigmi. Le uniche sporadiche scene di combattimento sono contro mostri".

Uno shot del giocoUna polemica costruita sul nulla? Lo pensa Andrea Persegati, presidente di AESVI - Associazione editori software videoludica italiana, che in questi giorni ha parlato di attacchi pretestuosi che producono una "generica criminalizzazione dell'industria del videogioco" a causa di un singolo game. "Non mi risulta - spiega - di avere mai letto articoli criminalizzanti dell'industria cinematografica o letteraria basati sulla critica, anche feroce, di un singolo film o libro. Il desiderio che intendo esprimere è che l'industria che rappresento possa essere giudicata con lo stesso livello di approfondimento e obiettività dei settori sopra citati".

Ad essere preso di mira in queste ore in rete dai tanti che non hanno gradito la criminalizzazione del videogame, è proprio Panorama: molti post sui blog rimandano all'accusa formulata su GamesRadar.it secondo cui il pezzo apparso sul settimanale sarebbe una copia riadattata da una vecchia recensione amatoriale disponibile in rete da mesi.

"Ciò starebbe a dimostrare - si legge su La loggia di Neo-Geo - che il giornalista che ha scritto il pezzo non ha neppure provato il gioco in persona". OrdinaryVanity sostiene che l'articolista di Panorama "ha preso spunto dalla suddetta recensione, per non dire che ha letteralmente copiato numerosi spezzoni dell'articolo apparso nella sezione Redattori per gioco di GamesRadar". Una tesi riproposta anche da Gamesblog che linka la pagina dove i due testi vengono messi a confronto. Sullo stesso forum online di Panorama sono apparsi diversi post che attaccano il magazine.
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