Israele, robocalabroni che sanno uccidere

In arrivo nuove nanotecnologie militari che, secondo il vicepremier Shimon Peres, rappresentano un'adeguata risposta alle tattiche non convenzionali adottate nel conflitto israelo-palestinese

Gerusalemme (Israele) - Lo chiamano calabrone bionico, ape intelligente. Non è un ronzante residuato della fantascienza anni ottanta, ma una macchina da guerra di cui Israele completerà lo sviluppo. Una nuova forma di robot-killer dalle capacità inedite.

Nei giorni scorsi, riportano i giornali locali, il vice primo ministro Shimon Peres, premio Nobel per la pace nel 1994, è stato incaricato di selezionare un team di esperti che sappiano sviluppare arsenali assemblati con pezzi piccoli quanto un milionesimo di millimetro: nanoarmi in grado di fronteggiare i missili palestinesi, capaci di intercettare attentatori suicidi ed efficienti nel contrastare le tattiche di guerra più striscianti.

Il primo obiettivo della nuova task force militare è la messa a punto di quello che è stato definito calabrone bionico. Entro il 2010 il primo calabrone sarà attivo: saprà zigzagare fra la folla, sciamare inosservato lungo vie affollate, puntare dritto sull'obiettivo, per fotografarlo e, alla bisogna, colpirlo.
Lo stesso Peres in una intervista rilasciata al quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth spiega come le nanotecnologie abbiano molto da offrire alle forze armate del paese. "È illogico inviare un aereo che vale cento milioni di dollari contro un terrorista suicida. È per questo che puntiamo su armi futuristiche", ha dichiarato.

Le nanotecnologie, nello sviluppo delle quali Israele intende investire l'equivalente di circa 190 milioni di euro, non rappresentano meramente una soluzione alla sproporzione (non solo economica) aereo-kamikaze. Peres aveva annunciato già nel mese di agosto che le nanotecnologie potrebbero rappresentare il miglior deterrente nei confronti dei "terroristi armati". La concentrazione della popolazione civile sul territorio fa sì che gli attacchi kamikaze (e il tentativo di sventarli) provochino spesso un numero spropositato di vittime. Ecco perché un'arma che possa localizzare e rendere inoffensivo un cecchino o un attentatore suicida potrebbe avere successo nell'obiettivo di scoraggiare questo tipo di attacchi.

Oltre al "calabrone bionico", sono in progetto smart dust, polveri intelligenti capaci di sparpagliarsi nei territori nemici, monitorando movimenti e intercettando comunicazioni; sensori anti attentatore da posizionare nei luoghi pubblici, che sappiano individuare il materiale esplosivo; superguanti in grado di conferire a chi li indossa una forza degna di un uomo bionico. Non trapelano ulteriori dettagli, se non quelli riguardo ai tempi: tre anni per sviluppare i prototipi.

C'è già chi opera un raffronto tra le profezie bibliche e gli sciami di calabroni nanotecnologici, chi vede negli sviluppi del nuovo armamento l'ombra del cosiddetto "signore delle mosche (intelligenti)".

Israele non è certo l'unico paese a voler delegare alla robotica missioni militari: basti citare il progetto di sviluppo dei Teminator australiani, le robosentinelle coreane armate di mitragliatrice, le astronavi robot per le guerre stellari USA e i Micro Air Vehicle su cui scommette il Pentagono.

Il robocoso cineseÈ vero però che l'avanzare della tecnologia non sempre si pone al servizio di obiettivi guerreschi.
Ne è un esempio proprio in questi giorni il robot pattugliatore cinese (nella foto) presentato a Tianjin dalla Civil Aviation University of China e da YAAN Technology Electronics. Simile, nelle fattezze, agli elettrodomestici da televendita che perlustrano il pavimento di casa, rimbalzando contro spigoli e battiscopa, e aspirando ogni periglioso granello di polvere, il robot cinese promette di garantire la sicurezza negli ambienti pubblici. Saprà rilevare suoni e movimenti sospetti ed avvertire chi di dovere. Goffo, buffo e rassicurante, poco si presta all'accostamento con presagi di futuri minacciosi.

Gaia Bottà
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