Roma - Telecamere a circuito chiuso, sistemi biometrici per l'identificazione, database poco protetti che raccolgono informazioni e le incrociano senza troppi scrupoli: questi alcuni degli indicatori che assicurano al Regno Unito la definizione di società della sorveglianza, e inducono i media a tracciare sempre validi paragoni con la distopia orwelliana di 1984.
Sono oltre
quattro milioni le telecamere a circuito chiuso che monitorano ogni passaggio, ed è stato calcolato che mediamente ciascun cittadino capita nel loro campo visivo trecento volte al giorno.
The Register riporta che le autorità britanniche, l'
Association of Chief Police Officers e l'
Home Office, in un rapporto previsto per dicembre, insisteranno perché ognuna di quelle telecamere a circuito chiuso venga
trasformata in una fonte di prove, capace di monitorare i passanti in modo automatico e "intelligente".
Non solo. I tutori dell'Ordine si lamentano della strategia di
regolamentazione fin qui portata avanti dall'
Information Commissioners Office ICO, e di come l'ICO abbia incluso, regolamentandoli, alcuni utilizzi delle videocamere nel Data Protection Act, il codice volto a tutelare la privacy dei cittadini UK.
In altre parole, c'è qualcuno nella stanza dei bottoni in UK che si pone il problema di come il Regno Unito abbia scalato la cima tra i paesi più sorvegliati, ma sono di più e sono più influenti quelli che sostengono la necessità di dare più chance alle forze dell'ordine,
estendendo il controllo, a partire proprio dalle telecamere a circuito chiuso già dislocate sul territorio.
L'obiettivo della polizia inglese sembra incontrare il favore dei cittadini. Sono stati appena rilasciati i risultati di un'
indagine, commissionata da Telewest Business, che ha coinvolto un campione di 2016 cittadini UK. Le telecamere dovrebbero essere usate per combattere il crimine, sostiene l'82% di loro. Sono invece meno entusiasti riguardo all'uso delle telecamere per controlli a tappeto volti a segnalare le infrazioni al codice stradale e ad individuare coloro che non pagano, per la loro auto, la tassa di circolazione.
Ma le autorità inglesi ritengono di dover migliorare i sistemi di controllo, anche a questo proposito.
"Favorisca l'impronta digitale del dito indice", reclama imperioso uno statuario
bobby, affacciandosi nel finestrino di un'automobile sospetta, precedentemente individuata con il sistema di
riconoscimento automatico della targa.
Se l'automobilista non si opporrà, come per ora gli è concesso fare, le sue impronte verranno crittate e inviate via GPRS alla centrale di polizia, per essere confrontate nel giro di pochi minuti con il database dei sospettati. Nessuna archiviazione: le impronte raccolte non confluiranno in alcun database, promettono le autorità inglesi.
Il
progetto Lantern, avviato in numerose contee del Regno Unito, dovrebbe
consentire l'identificazione univoca dei sospetti, contrastando l'abitudine del sessanta per cento degli automobilisti inglesi di identificarsi, su richiesta della polizia, come anonimi mister Brown o come ben più appariscenti Elton John.
Un ottimo sistema per scoraggiare mitomani e delinquenti, conferma il Ministro della Police and Security inglese, Tony McNulty: "Costituirà un visibile deterrente, riducendo la paura del crimine e consentendo meno mobilità ai criminali".