
Roma - Venerdì pomeriggio è calata sul web italiano la bomba: due responsabili della divisione italiana di Google
sono finiti sotto inchiesta perché accusati di "concorso in diffamazione aggravata" a causa del
tristemente celebre video pubblicato su Google Video in cui un ragazzo down di Torino viene picchiato da coetanei. Nonostante la pronta rimozione del video stesso da parte di Google, avvenuta a pochi giorni dalla pubblicazione, la ONLUS
Vivi Down ha sporto denuncia per diffamazione e il PM Francesco Cajani di Milano, dopo l'iscrizione nel registro degli indagati dei rappresentanti di Google, ha disposto la perquisizione dell'azienda.
Gli accertamenti in quella sede sarebbero dovuti alle necessità di individuare il domicilio dei manager Google, due cittadini statunitensi, nonché di approfondire le modalità con cui i video vengono pubblicati dagli utenti sul celebre servizio del portalone americano. A dare corpo all'azione potrebbe essere intervenuta una recente e celebre sentenza del Tribunale di Aosta che equipara la responsabilità dei gestori di siti a quelle di un direttore responsabile (vedi:
I blogger? Sono direttori responsabili di Daniele Minotti). Una indagine che secondo Guido Camera, avvocato della ONLUS, "è un passo avanti importante, perché può contribuire a mettere chiarezza nel mondo di Internet. La decisione della Procura di Milano è corretta in fatto e in diritto". "Tanti anni fa sequestravano le BBS per cercare non si sa cosa, oggi perquisiscono la sede italiana di Google",
chiosa invece Mauro Lupi, presidente di
AdMaiora.
Le reazioni alla notizia sono state immediate.
Il ministro dell'Istruzione
Giuseppe Fioroni ha invocato nuove norme. "Ritengo - ha dichiarato - che la decisione della procura sia un motivo in più perché il Parlamento riveda l'assetto normativo in materia. Come ho più volte sostenuto non possono esserci due pesi e due misure, uno per carta stampata e tv e uno per la rete internet. Il rispetto della dignità umana è uno solo". Secondo Fioroni "il principio di responsabilità non può essere declinato a seconda del mezzo di trasmissione su cui viaggia un reato".
A proposito di Fioroni sul sito della
Margherita si
legge in queste ore che "per arginare i fenomeni che portano i giovanissimi a riprendere le proprie bravate ai danni dei più deboli per poi addirittura diffonderle via Internet, il Ministro e il Governo stanno, nel concreto, discutendo per rivedere la normativa che regolamenta l'accesso alla rete web e l'utilizzo dei videogiochi".
Sulla necessità di nuove norme si è espressa anche la parlamentare di Forza Italia
Maria Burani Procaccini, nella scorsa legislatura a capo della Commissione bicamerale per l'infanzia. Ha dichiarato che la diffusione in rete di questo genere di immagini e le difficoltà che si avvertono nell'impedirla indicano l'esistenza di un
vuoto normativo. Secondo Procaccini, di questo buco legislativo "certamente si gioveranno anche i signori di Google sotto inchiesta per le immagini del ragazzo di Torino pestato". Ha quindi introdotto una proposta di legge che "colma questa lacuna con il divieto assoluto ai motori di ricerca ed ai server di divulgare immagini inviate da infraquattordicenni e con la clausola del permesso genitoriale per quelli inviati da adolescenti della fascia fra 14 e 17 anni. Le violazioni saranno punite con la chiusura dei siti e degli interi motori di ricerca, si potrà agire anche d'ufficio e saranno previste pene pesanti per i trasgressori, con l'inasprimento delle pene per i minori e per i genitori correi".
Da parte sua Google Italia, per bocca del responsabile delle pubbliche relazioni
Stefano Hesse, ha confermato la massima collaborazione dell'azienda con la polizia e ha ricordato che, non appena segnalato, il video è stato rimosso. "Vogliamo cogliere l'occasione - spiega Hesse a Punto Informatico - per dichiarare tutta la nostra comprensione per il ragazzo e la propria famiglia e il nostro dispiacere per il fastidio che il video ha causato. Google collabora in ogni caso da tempo con le forze dell'ordine che, come anche questa volta, hanno seguito i canali legali appropriati per lavorare con noi".