
Alcuni minorenni si sono ripresi mentre vessavano un "disabile" e poi hanno pubblicato un filmato della vicenda su Youtube (il servizio, appena acquistato da Google, che consente agli utenti di pubblicare in autonomia i propri video). Come è noto, quell'ignobile comportamento non è un "caso isolato". Ma se il clamore suscitato da un particolare episodio ha portato, da un lato, ad affrontare un grave e diffuso problema di violenza e di malcostume (che non riguarda solo gli adolescenti) accade anche che, in una direzione del tutto diversa, diventi un ennesimo pretesto di censura e repressione.
I commenti su questa sciagurata vicenda sono, in parte, indirizzati a temi seri: la responsabilità delle famiglie e degli educatori, la crisi dei valori, la diseducazione sociale. Ma, al tempo stesso, è stato colto il pretesto (come già in molte altre situazioni nel passato) per invocare e attuare repressione e censura. Del misfatto si "incolpa" l'internet - mentre è chiaro che la disgustosa idea di mettere online un filmato ha portato all'identificazione dei fatti e dei colpevoli (che altrimenti potrebbero essere rimasti, come in troppi casi, ignoti e impuniti).
La vicenda ha fatto riemergere con prepotenza le richieste di stabilire la responsabilità oggettiva dell'internet provider (renderlo, cioè, automaticamente responsabile delle azioni di chi utilizza i suoi servizi).
Esponenti politici hanno annunciato l'ennesimo disegno di legge (sembra, diretto a ottenere dal minore il "consenso scritto" dei genitori per l'uso della rete) con l'aggravante che, stavolta, è stato addirittura aperto un procedimento penale nei confronti dei rappresentanti italiani di Google Inc.
Sarebbe palesemente assurdo se (come interpretato in alcuni dibattiti, articoli di giornale e programmi televisivi) si considerasse "responsabile dei contenuti" un motore di ricerca. Ma, anche se il procedimento contro Google si basasse su fatto che ora è proprietaria di Youtube, si tratterebbe di una grave distorsione delle responsabilità e di un ennesimo tentativo di repressione che, da un episodio particolare, potrebbe facilmente estendersi a forme estese di censura.
Siamo di fronte alla solita inaccettabile ipocrisia di chi invoca (o annuncia di approvare) leggi repressive a "senso unico", dimenticando che l'Unione Europea e l'Italia hanno già affrontato e risolto il problema della responsabilità del fornitore di servizi internet. La direttiva 31/00 recepita in Italia dal decreto legislativo 70/2003 dice chiaramente che non esiste un obbligo generale di sorveglianza preventivo a carico del fornitore di servizi internet. Solo a fronte di un provvedimento esecutivo della pubblica autorità è possibile rimuovere o rendere indisponibili contenuti o servizi.
In questo caso, lo staff di Google è stato addirittura "più realista del re", avendo rimosso il video in questione non appena si è reso conto della sua presenza e senza aspettare l'intervento delle autorità. È dunque incomprensibile (se la notizia sarà confermata) a che titolo la Procura di Milano abbia aperto un provvedimento penale nei confronti dei rappresentanti di Google Italia.
Viceversa, politici e mezzi di informazione fanno finta di non sapere che esistono già precisi obblighi normativi che impongono ai genitori il controllo sull'operato dei minori e stabiliscono la loro responsabilità giuridica sul comportamento dei figli. Ma, con tutta evidenza, si preferisce sfruttare l'occasione per invocare provvedimenti dettati dall'emozione e sbagliati nella sostanza, piuttosto che affrontare con serietà le vere radici del problema.
Fin dal 1996 ALCEI ha denunciato, anche in sede comunitaria, la volgare strumentalizzazione di un tema grave e delicato come quello della protezione dei minori, per fini di mera propaganda politica e interessi di bottega. Strumentalizzazione che si è tradotta in leggi che non garantiscono alcuna tutela reale alla persona abusata, ma che, al contrario, consentono abusi di potere e disinformazione. E, quel che è peggio, rinforzano pregiudizi culturali e oscurantisti non solo nei confronti delle tecnologie dell'informazione, ma anche, e sopratutto, dello Stato di diritto.
ALCEI è a disposizione di chi volesse approfondire il tema.
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