Chiude Google Answers? Interessante

di Brunella Longo - L'annunciata chiusura del servizio Google, in apparenza incapace di star dietro alla concorrenza di Yahoo e Microsoft, rivela qualcosa su BigG ed offre a tutta la rete una mole di informazioni e conoscenza

Roma - Il mondo della rete è ormai un gigantesco cortile globale in cui si fanno cose con una velocità pazzesca e con il coinvolgimento di milioni di utenti e centinaia, a volte migliaia di intermediari (redattori, risponditori, assistenti allo shopping, pubblicitari, ottimizzatori di questa o di quella attività Web e ovviamente anche bibliotecari).

L'annuncio di Google dal blog ufficiale ha un titolo un poco romantico: Adieu to Google Answers.

È interessante pero', in fondo al comunicato, scorrere l'elenco dei titoli di altri blog di esperti, agenzie, giornalisti ecc. ecc. che hanno il link a questo annuncio ufficiale: ci si puo' fare una idea degli umori e delle interpretazioni date alla decisione di Google di non accettare più domande.
La maggioranza ritiene che Google si sia "arreso" davanti al successo di Yahoo! Answers e Microsoft QnA Live... Google ha ceduto, è fallito, finalmente qualcosa di Google non ha funzionato, ecc. ecc. Questa tesi sembra la più convincente e si diffonde alla velocità classica del tam tam tra i bloggers, creando uno straordinario effetto "reality".

Ai risponditori orfani di Google Answers, piuttosto distanti come spirito dal tipo di servizio Q&A gratuito di Yahoo e di Microsoft Live, offre asilo e ascolto il capo stesso di Yahoo! Answers che ha immediatamente creato un gruppo di discussione dove non ho tempo di andare a guardare che cosa succede ma la risposta è stata vivace e immediata, a dare retta al numero di iscritti e di post...

E via così.

Trovo splendida l'ironia del titolo del pezzo di "Advertising age" (testata storica del mondo pubblicitario) che dice: "Google Doesn't Have the Right Answers". Google non ha le risposte giuste, o almeno non quelle che vanno di moda in questi giorni...

"Google Answers" a me non è mai parso un grande business per Google, nè un grande servizio, nè una cosa eccellente, ma insomma, è stato ed è un database di informazioni ottenute in modo piuttosto onesto e chiaro. Mai messo in grande evidenza, anzi sempre piuttosto in sordina, uscito dallo stato di "versione beta" quasi per dare ancora meno nell'occhio.... Ha fatto reclutamento di risponditori - qualche centinaio - per un periodo in verità brevissimo e mai più ripetuto. Come a dire "bastano e avanzano quelli che abbiamo"...

Ma è durato ben 4 anni, un tempo esagerato per qualsiasi progetto web! È stato più che altro una grande sperimentazione dove si è lasciato il massimo spazio possibile alla competenza dei risponditori umani, che infatti potevano negoziare con l'utente un valore = prezzo per il loro servizio...

Cio' che mi era parso molto utile, fin dagli inizi, dal punto di vista del motore, era la possibilità di osservare le interazioni tra persone che "non si sentono fortunate" con il solo uso della tecnologia proprietaria di Google e preferiscono invece chiedere a qualcuno che ne sa di più, puo' dare una mano, è esperto, ha accesso a delle fonti particolari.... in sostanza una minoranza di utenti Web che in certe circostanze preferisce orientarsi verso il "risponditore" umano più che credere sulla parola alla prima cosa che esce nei risultati di Google (vi ricorda per caso l'utente tipo dei servizi di reference digitale? Beh... è infatti esattamente lo stesso target).

Risultato: alla Google magari fanno per una volta la figura di quelli che hanno fallito un progetto ma a me pare che NON abbiano perso molto rispetto al loro business. Nulla di importante per il loro futuro e per il posizionamento che hanno. Allo stesso tempo hanno accumulato più conoscenze di tutti i bibliotecari messi assieme relativamente a che cosa vogliono gli utenti Web che non si considerano fortunati con il motore al primo colpo!

Hanno creato un archivio notevole di domande e risposte (e feedback degli utenti sulla qualità percepita delle risposte ottenute) su ogni possibile ambito di interessi, non molto distante dal livello di problemi spesso posti ai servizi di reference on line di biblioteche pubbliche. A differenza di queste ultime, che non è scontato lo facciano, danno accesso a tutto l'archivio delle domande e delle risposte liberamente e mantengono pubblico anche il dato del costo /valore che l'utente ha pagato per ottenere quella risposta.

Forse annunciarne la chiusura è stata una tattica ottima per farlo conoscere e usare come alternativa a Yahoo! Answers e QnA Microsoft. E i servizi di reference digitale offerti da bibliotecari? Questa è un'altra storia...:-)

Brunella Longo

nota: Questo commento è stato pubblicato in origine nella lista AIB-CUR ed è qui ripubblicato per gentile concessione della dott.ssa Longo
9 Commenti alla Notizia Chiude Google Answers? Interessante
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  • ciao,
    da informatico-bibliotecario (o bibliotecario-informatico, ***sembra*** che valga la proprieta' simmetrica...) che lavora in una universita' provo a dire la mia.
    mi sembra che all'utenza -terra a terra- servano due tipi di orientamenti:

    1)orientamenti tecnici (es. "mi spiega perche' questa banca dati xyz qui all'universita' non mi chiede la pw ed a casa invece si'?" )

    2) orientamenti relativi a fonti & risorse bibliografiche e/o biblioteconomiche (es. "aiuto! sto libro non c'e' in biblioteca! non ho altra alternativa se non comprarlo?")

    IMHO sul punto 2 conosco molti colleghi decisamente preparati....le note dolenti vengono al punto (1).

    in altre parole, reputo che -a causa dell'uso sempre piu' massiccio di tecnologie informatiche- i bibliotecari che si occupano di reference (o piu' in generale di front-office)dovrebbero curare molto di piu' la preparazione tecnica dal pdv informatico che in parecchi casi lascia veramente a desiderare.

    per quanto riguarda ricerche un po' piu' complesse, sono invece reticente nell'impicciarmi troppo sui contenuti che un utente cerca (in una parola "farle la ricerca" o quasi...): cosi' facendo ho paura di metterci troppo del mio (e potrei sbagliare!!).

    preferisco invece mostrargli diversi "paths" che puo' seguire per ampliare e/o semplificare le sue ricerche, e cio' sia dal pdv strumentale (es. uso di particolari operatori) che dal pdv piu' contenutistico e di approfondimento (ad es. "hai provato a partecipare al newgroup...ecc.ecc.")


    ciau!

    fabianope

  • ...e i bibliotecari dovrebbero gestire anche in Italia i servizi di informazione su richiesta (detti anche servizi di "consulenza bibliografica" o di reference) in modo professionale e manageriale.

    Per esempio, dovrebbero saper produrre statistiche da cui si comprenda la quantita' di richieste ricevute e delle risposte fornite, oppure indagini sul livello di gradimento da parte degli utenti, analisi del tipo di fonti utilizzate e del livello di efficienza raggiunto (tempo impiegato, tasso di utilizzo del patrimonio e altri indicatori).

    Non ci vuole un master in business administration per contare quante richieste vengono lavorate ogni giorno e quanto tempo si impiega in media per rispondere, o no? Eppure, quasi nessuno lo fa, con le piu' disparate (e inconsistenti) motivazioni che affondano nella "tradizione"!   

    Tutti i dati quantitativi e qualitativi che mancano alla conoscenza delle dinamiche bibliotecarie italiane permetterebbero invece di sapere non solo quanto costano ma anche quanto valgono oggi i servizi di reference delle biblioteche.

    Quanto essi contribuiscono alla creazione di valore aggiunto? Quanto, eventualmente, possono darsi da fare per raggiungere nuove fasce di pubblico e di NON-utenti?

    Purtroppo si tratta di un approccio scontato per alcuni (pochi), ma estraneo del tutto ad altri (la maggioranza dei bibliotecari italiani).

    Cosi' succede che nell'era in cui ormai tutte le biblioteche dei paesi piu' industrializzati tendono a convertirsi in strutture digitali o quanto meno "ibride", presenti sia in rete sia negli edifici di mattoni, esista un crescente allontamento dell'Italia dal mondo bibliotecario internazionale. "Si pero' arrivera' il congresso dell'IFLA", mi sento dire, come se dovesse arrivare Babbo Natale.

    A questa nostra arretratezza si tende, infatti, a porre rimedio con iniziative di corto respiro e natura promo-turistica, ben viste dai politici di ogni schieramento: il congresso dell'IFLA, la federazione internazionale delle associazioni bibliotecarie, si terra' nel 2009 a Milano e non c'e' dubbio che si tratti di una ottima "vetrina" per l'Italia e non solo per le biblioteche visto che si prevedono davvero moltissimi visitatori da tutto il Mondo. Ma e' evidente, pero', che questa frenesia di apparire e monetizzare la propria esistenza sfruttando i
    flussi turistici internazionali non ha nulla a che fare con la innovazione delle biblioteche e degli archivi e dei loro servizi.

    Ci sono paesi, come l'Inghilterra, dove si e' giunti a calcolare l'incidenza sul PIL delle biblioteche (uno studio recente della British Library ha stimato che per ogni sterlina di costo la biblioteca nazionale ne genera ben 4.4, vedi a http://www.bl.uk/pdf/measuring.pdf). Questo da' l'idea del livello di integrazione della biblioteca nella vita socio-economica del paese.

    Ed esistono altri paesi, come l'Italia, dove ci sono ancora bibliotecari che lavorano come somari e non si prendono nemmeno la briga di documentare quello che fanno: servono con assiduita' centinaia o migliaia di professori, esperti, consulenti, studenti, manager, giornalisti e cazzari per le piu' impensabili finalita' di ricerca e documentazione ogni giorno. Eppure non si vedono, non si sentono, non esistono e sono percepiti come una zavorra burocratica, palle al piede nei processi di modernizzazione della PA centrale e degli enti locali. Ogni tanto qualcuno alza la testa come Calimero per lamentarsi di quanto si viene trattati da somari ma... crollasse il mondo se si decidesse a contare le richieste di informazione a cui risponde.

    Chissa', magari anche la consultazione del database di Google Answers - soprattutto ora che questo servizio ha chiuso - potrebbe motivare i bibliotecari italiani a voler CONTARE di piu', in ogni senso Sorride

    Brunella Longo
    http://www.pantarei.it/

  • peccato che ho iniziato tardi il thread: probabilmente sono fuori tempo massimo, ma un 2 robette le scrivo lo stesso.
    - Scritto da: Brunella
    > ...e i bibliotecari dovrebbero gestire anche in
    > Italia i servizi di informazione su richiesta
    > (detti anche servizi di "consulenza
    > bibliografica" o di reference) in modo
    > professionale e manageriale.

    alcuni lo fanno, IMHO...forse pochi, ma ci sono.

    >
    >
    > Per esempio, dovrebbero saper produrre
    > statistiche da cui si comprenda la quantita' di
    > richieste ricevute e delle risposte fornite,
    > oppure indagini sul livello di gradimento da
    > parte degli utenti, analisi del tipo di fonti
    > utilizzate e del livello di efficienza raggiunto
    > (tempo impiegato, tasso di utilizzo del
    > patrimonio e altri indicatori).

    come sopra

    >
    >
    > Non ci vuole un master in business administration
    > per contare quante richieste vengono lavorate
    > ogni giorno e quanto tempo si impiega in media
    > per rispondere, o no?

    quoto

    > Eppure, quasi nessuno lo
    > fa, con le piu' disparate (e inconsistenti)
    > motivazioni che affondano >nella "tradizione"!

    IMHO dipende anche dall'estrazione & formazione dei bibliotecari...ma e' cosi' solo per i bibliotecari o non anche per altre categorie?
    mi capita di lavorare come informatico in diversi enti che non hanno nulla a che fare con le biblioteche e ti garantisco che ci trovi tradizione, conservatorismo & immobilismo in abbondanza! sigh!! ma ci trovi (per fortuna) anche le eccezioni in positivo.
    cosi' da noi: ed e' su questo IMHO che bisogna lavorare

    >
    >Quanto, eventualmente, possono
    > darsi da fare per raggiungere nuove fasce di
    > pubblico e di NON-utenti?

    questo no, grazie, almeno per me: riesco gia' a malapena a soddisfare le richieste degli utenti che ci arrivano!! :=)

    > Ci sono paesi, come l'Inghilterra, dove si e'
    > giunti a calcolare l'incidenza sul PIL delle
    > biblioteche (uno studio recente della British
    > Library ha stimato che per ogni sterlina di costo
    > la biblioteca nazionale ne genera ben 4.4, vedi a
    > http://www.bl.uk/pdf/measuring.pdf). Questo da'
    > l'idea del livello di integrazione della
    > biblioteca nella vita socio-economica del paese.

    integrazione che qui da noi sara' raggiunta forse poco prima che il sole evolva in nova: ma siamo sicuri che di questo sia colpa ***solo*** dei bibliotecari? non e' piuttosto tutta una cultura di amore per la lettura e la ricerca che sembra un po' mancare qui in Italia?

    > Chissa', magari anche la consultazione del
    > database di Google Answers - soprattutto ora che
    > questo servizio ha chiuso - potrebbe motivare i
    > bibliotecari italiani a voler CONTARE di piu',
    > in ogni senso Sorride

    questo me lo auguro anch'io, in entrambi i sensi a cui alludi!Sorride

    ciao,

    fabianope

  • - Scritto da: fabianope
    > ciao,
    > da informatico-bibliotecario (o
    > bibliotecario-informatico, ***sembra*** che valga
    > la proprieta' simmetrica...) che lavora in una
    > universita' provo a dire la
    > mia.
    > mi sembra che all'utenza -terra a terra- servano
    > due tipi di
    > orientamenti:
    >
    > 1)orientamenti tecnici (es. "mi spiega perche'
    > questa banca dati xyz qui all'universita' non mi
    > chiede la pw ed a casa invece si'?"
    > )
    >
    > 2) orientamenti relativi a fonti & risorse
    > bibliografiche e/o biblioteconomiche (es. "aiuto!
    > sto libro non c'e' in biblioteca! non ho altra
    > alternativa se non
    > comprarlo?")
    >
    > IMHO sul punto 2 conosco molti colleghi
    > decisamente preparati....le note dolenti vengono
    > al punto
    > (1).
    >
    > in altre parole, reputo che -a causa dell'uso
    > sempre piu' massiccio di tecnologie informatiche-
    > i bibliotecari che si occupano di reference (o
    > piu' in generale di front-office)dovrebbero
    > curare molto di piu' la preparazione tecnica dal
    > pdv informatico che in parecchi casi lascia
    > veramente a
    > desiderare.
    >
    > per quanto riguarda ricerche un po' piu'
    > complesse, sono invece reticente nell'impicciarmi
    > troppo sui contenuti che un utente cerca (in una
    > parola "farle la ricerca" o quasi...): cosi'
    > facendo ho paura di metterci troppo del mio (e
    > potrei
    > sbagliare!!).
    >
    > preferisco invece mostrargli diversi "paths" che
    > puo' seguire per ampliare e/o semplificare le sue
    > ricerche, e cio' sia dal pdv strumentale (es. uso
    > di particolari operatori) che dal pdv piu'
    > contenutistico e di approfondimento (ad es. "hai
    > provato a partecipare al
    > newgroup...ecc.ecc.")
    >
    >
    > ciau!
    >
    > fabianope
    >


    scrivi meglio, non si capisce niente... abbrevi troppo e abbrevi male
    non+autenticato

  • > scrivi meglio, non si capisce niente... abbrevi
    > troppo e abbrevi
    > male

    ..invece tu abbrevi tanto da non identificarti neanche..e poi parla per te:
    ***TU*** non hai capito niente!
    ***TU*** ritieni che abbrevio troppo & male!

    comunque in sintesi:
    IMHO una adeguata preparazione informatica (oltre che biblioteconomica) e' fondamentale & prioritaria per un bibliotecario che oggi voglia fare bene reference & front office, ok?

    fabianope

  • "fanno per una volta la figura di quelli che hanno fallito un progetto"

    non mi sembra proprio che sia la prima volta che falliscono un progetto..

    vedi urchin.. lanciato e poi stoppato per mesi
    e altri servizi(etti) che non ricordo

    vero è che sono inezie...
    non+autenticato
  • Ottimo pezzo,
    leggerò sicuramenti i prossimi approfondimenti.
    Complimenti

  • interessante considerazione. non sapevo poi che tutto l'archivio di domande e risposte fosse disponibile.

    grazie!
    non+autenticato