Anche la
musica importata sarà sottoposta a regolamentazioni austere: la musica che circola su Internet pare abbia un effetto devastante sull'integrità dei cittadini cinesi, e, al tempo stesso, il mercato discografico della Repubblica Popolare perde terreno.
Per fruire di una Rete più "salubre e civilizzata", per incoraggiare la popolazione a fruire dei prodotti
made in China, siti e operatori di telefonia mobile che distribuiscono musica dovranno registrarsi presso il ministero della Cultura. A coloro che distribuiscono musica cinese non verrà richiesto di sottoporre al vaglio della commissione ogni singolo prodotto, assicura però il governo.
I distributori di musica stranieri verranno ostacolati, ma, data la dilagante pirateria e affermatosi il
diritto di link per Baidu, è probabile che la popolazione riuscirà comunque ad accedere ai prodotti proibiti attraverso
canali non ufficiali. Canali certo meno controllabili, ma comunque funzionali rispetto alla causa protezionista: i prezzi irrisori dei prodotti pirata intralciano l'industria straniera nell'accedere al promettente mercato discografico cinese.
La stretta su musica e videogiochi sembra, però, cozzare con l'allentarsi della situazione sul fronte Wikipedia: la versione in inglese, dopo due mesi di accessibilità
a singhiozzo, è ora consultabile, rivela
Information Week.
Le acque si stanno smuovendo o soltanto intorbidando? Reporters sans Frontières, di cui Information Week cita le dichiarazioni,
non riferisce alcuna novità a riguardo. I corsi e ricorsi della censura sembrano ottundere e confondere anche i media stranieri e il fitto velo di ambiguità rende complesso monitorare la situazione oltre la grande muraglia digitale.
Gaia Bottà