Londra: studenti online anche fuori da scuola

Parte un progetto voluto dal Governo inglese: una task force di enti e imprese del settore didattico e società del mondo IT spingerà per portare Internet ai bambini. Ovunque si trovino

Roma - Il Governo anglosassone è seriamente convinto che il futuro del paese sia legato alle competenze "digitali" e le capacità di accesso al Web delle nuove generazioni. Jim Knight, Ministro per l'Istruzione in carica, ha pungolato sulla questione non solo le scuole e le organizzazioni educative ma anche l'industria IT. Sfruttando il palco londinese del BETT, il più importante evento dedicato alla dimensione "educational" dell'ICT, ha lanciato il guanto di sfida. "Il cosiddetto digital divide non può essere tollerato per creare o rafforzare le divisioni sociali ed accademiche", ha tuonato Knight, di fronte ad un parterre di tecnici ed esperti educatori.

Le stime sono piuttosto chiare: circa 800 mila bambini possono accedere al Web solo da scuola. La situazione, afferma Knight, deve essere affrontata al più presto con l'impegno di tutti. Il Governo, insomma, è intenzionato a creare una task-force che coaguli tutte le organizzazioni e sfrutti il know-how delle imprese per portare il web nelle case, in tutte le scuole e nei dopo-scuola. Intel, RIM e Dell hanno già fornito qualche possibile ricetta ma quello che Knight ha voluto sottolineare con il suo intervento è che "vi è bisogno di tutti, perché il Governo non può caricarsi sulle spalle tutto l'investimento".

I dati confermano che gli investimenti ICT nelle scuole sono aumentati notevolmente negli ultimi 9 anni: si è passati dai 112 milioni di sterline del 1998 agli 801 milioni di sterline (1,2 miliardi di euro) di quest'anno. Ed entro il 2008 il Department for Education and Skills ha confermato che per disporre delle migliori tecnologie bisognerà investire nelle scuole non meno di 5 miliardi di sterline.
Le profonde convinzioni del Governo sono tutte nelle parole di Knight. "La tecnologia ha un grande impatto. Una scuola su cinque ha già integrato la tecnologia in tutte le attività educative. Vogliamo sfruttare al meglio questa opportunità, invece che ritrovarci domani completamente sopraffatti dal cambiamento", ha spiegato il ministro.

Il BETT è il luogo delle nuove frontiere: quindi, non stupisce che perfino il Governo sostenga la possibilità dell'implementazione del "personalised learning", ovvero l'opportunità per i bambini di scegliere corsi e materie che preferiscono in sinergia con le soluzioni di e-learning.

Ad occuparsi del "nuovo IT" scolastico sarà Becta, il Garante IT per le scuole che di recente era stato criticato da esponenti del Parlamento britannico perché si era opposto all'adozione delle tecnologie open nelle scuole. Polemiche che sembrano ora destinate a ripartire di slancio.

Dario d'Elia
4 Commenti alla Notizia Londra: studenti online anche fuori da scuola
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  • Per incrementare le dotazioni informatiche delle scuole britanniche, al ministro Jim Knight mi permetto di suggerire di prendere in seria considerazione anche la possibilità offerta dal recupero funzionale dei PC obsoleti.
    Cioè di quei PC perfettamente efficienti ma inidonei a far girare il nuovo so Windows Vista che ben volentieri molte aziende sono disposte a donare alle scuole.

    In questo campo, l' Italia fa letteralmente scuola.
    Come dimostra il caso descritto nel sito
    http://www.LinuxAngels.it .



  • Sono appena rientrato da Londra, proprio dalla fiera BETT a cui ho partecipato per 3 giorni.
    Anche là, come sempre, ognuno vede il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, ma il bicchiere inglese è comunque un boccale di dimensioni gigantesche rispetto alla scuola italiana, dove più che un bicchiere è un ditale.

    Non so quanto tu conosca della scuola inglese, ma molte scuole, grazie ai cospicui assegni firmati da mr. Blair, hanno tutto men che il problema dell'hardware!!
    Ovviamente poichè la scuola inglese è classista come la sua società, ci sono situazione dove l'ICT è entrata per modo di dire e dove il "riciclaggio" dei PC può essere un'idea, ma - generally speaking - il quadro dell'ICT nella scuola del Regno Unito è dai due agli otto anni avanti rispetto al nostro....ma non perchè abbiano persone più brave, ma perchè hanno creduto che il futuro si costruisce nella scuola e con l'ICT. Magari hanno delle scuole che noi faremmo demolire, mai i PC dentro ci sono e i bambini li usano (ci sono stato e ho visto con i miei occhi). Loro ci credono e cacciano la grana (e tanta), noi parliamo, parliamo, parliamo,....
    non+autenticato

  • - Scritto da:
    > mai i PC dentro ci sono e i
    > bambini li usano

    E' tutto da dimostrare che a dei bambini serva avere questi PC a scuola.
    non+autenticato
  • Ancora con questa solfa del serve o non serve?
    Ma nessuno arriva a capire il valore difensivo dell'esposizione ad uno schermo interattivo in tenera etá? Eppure non é poi cosí difficile! La tv ha meno presa su chi usa lo schermo in modo intelligente, e pensa, o navigatore dai dubbi irrisolti, che giá alla fine degli anni settanta c'erano fior di ricerche a dimostrarlo; anche se basate su semplici corsi di scrittura creativa e senza alcun appeal multimediale. I dubbi vanno espressi quando hanno una base a motivarli, altrimenti sprechi tempo, fiato, bit, banda, neuroni, e visto che ormai facciam quasi tutto per tramite d'un monitor, diottrie.

    Il PC ai bambini serve, eccome, e serve prima di tutto a difendersi dal PC stesso e dall'incipiente idiozia mediatica e digitale in cui sguazziamo.
    non+autenticato