Telelavoratori? Un disastro per la sicurezza

Chi lavora da casa con il computer e Internet esce con le ossa rotte da una indagine Cisco/Insight. Il profilo del telelavoratore, anche di quello italiano, fa venire i capelli dritti alle aziende

Telelavoratori? Un disastro per la sicurezzaMilano - Dicono di capire il problema sicurezza e di prenderlo sul serio ma, nei fatti, aprono email di dubbia provenienza, compiono acquisti su siti non sicuri, si collegano a reti wireless altrui, condividono i computer aziendali con altre persone al di fuori dell'orario di lavoro: questo il profilo che si attaglia a numerosi telelavoratori, passati sotto lo screening della società di rilevazione globale Insight Express, che ha eseguito il suo studio su commissione di Cisco.

Il rapporto, prodotto intervistando migliaia tra responsabili IT aziendali e telelavoratori, evidenzia che la maggioranza di questi ultimi crede di operare in modo sicuro nonostante l'adozione di comportamenti potenzialmente pericolosi.

Ad esempio, per quanto riguarda gli italiani il 47 per cento dei lavoratori interpellati ha ammesso di usare il PC di lavoro anche per acquisti online, il 41 per cento di farlo perché "non dà fastidio" al datore di lavoro. Ma il 31 per cento dei telelavoratori consente anche ad altri di usare il proprio computer aziendale, e la metà dei telelavoratori non ritiene che ciò sia sbagliato o che aumenti i rischi della sicurezza.
Altri casi di imprudenza da telelavoro comprendono l'uso della connessione wireless di un vicino per il proprio lavoro (18 per cento), sebbene ciò avvenga per una "situazione di emergenza". Il 21 per cento ritiene che se i vicini non lo sanno allora il problema non esiste.

A questo si aggiunge il fatto che il 29 per cento dei telelavoratori italiani interpellati ha dichiarato di non avere antivirus o altri software di sicurezza installati sui proprio computer mentre il 34 per cento ha confessato di aprire normalmente le email, anche di provenienza sconosciuta, ma di riuscire a trattenersi dall'aprire anche gli allegati.

Secondo gli esperti che hanno condotto l'indagine, quanto emerso suggerisce la necessità di un supplemento di formazione IT a cui si associ una migliore comunicazione tra azienda e telelavoratore.

"La tecnologia è un importante elemento nella sicurezza, ma non è tutto - ha sottolineato a margine John N. Stewart, chief security officer di Cisco - La sicurezza è in primo luogo un esercizio umano. Vi è un aspetto interpersonale che coinvolge la comunicazione e un impegno costante nella formazione, educazione e riconoscimento. Creare delle solide relazioni all'interno dell'azienda permette ai responsabili IT di essere percepiti dall'utenza come una presenza strategica e consulenziale in grado di favorire una cultura aziendale consapevole in fatto di sicurezza. Quando ciò avviene, i CIO e i CSO sono in grado di massimizzare il ritorno dagli investimenti effettuati in soluzioni di sicurezza e di prevenire i pericoli che insidiano la produttività".
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