giovedì 25 gennaio 2007

Gentiloni: banda larga? Servizio universale

Il Ministro a 360 gradi su broad band, DTT e scomunica UE per i decoder, formalizzata ieri a Bruxelles. Mediaset promette battaglia. Sulla RAI consumatori e provider attendono risposte. Agcom: da rivedere il Contratto di servizio

Gentiloni: banda larga? Servizio universaleRoma - C'è urgenza di valutare e approvare il disegno di legge del Governo sulla televisione digitale, non si può attendere ulteriormente perché è un testo che regola la transizione dal sistema attuale al DTT, un momento delicato che ha bisogno di certezze, per tutti, dagli utenti agli operatori. Così ieri il ministro alle Comunicazioni Paolo Gentiloni ha sottolineato l'importanza di accelerare i tempi dinanzi alle commissioni Trasporti e Cultura della Camera dei Deputati.

Il ddl in questione, il 1825, "si concentra - ha spiegato Gentiloni - su un punto strategico per il paese: la fase di transizione. Il regolatore decide sulla fase che va dal 2007 al 2012, anche se alcune norme saranno valide anche a regime. Non è una riforma generale del testo unico radiotelevisivo, che non è detto debba essere fatta ogni due o tre anni".

Ciò che il Ministro vuole evitare, evidentemente, è che il ddl 1825 sia messo in stand by in attesa del prossimo annunciato disegno di legge del Governo sulla RAI, progetto legislativo ancora non presentato e che non lo sarà probabilmente prima di diversi mesi: il rischio è che si accumuli un ritardo grave. "Credo - ha sottolineato Gentiloni - di aver argomentato che il Governo ritiene che non solo si possa, ma che si debba avviare separatamente l'analisi del ddl sul digitale da quello in arrivo sulla RAI". "Se non lo facessimo - ha sottolineato - ci prenderemmo la responsabilità piuttosto grave verso la giurisprudenza costituzionale che con più sentenze, l'ultima di quattro anni fa, ha definito incompatibile con i principi del pluralismo il nostro sistema televisivo".
A rendere urgente il 1825 è evidentemente anche la necessità di rispondere alle ingiunzioni della UE sui finanziamenti al DTT. Attesa da tempo, ieri la Commissione ha formalizzato la propria decisione: le società di broadcasting che hanno beneficiato maggiormente di quei finanziamenti dovranno rimborsare quanto ricevuto dalle Finanziarie del 2004 e del 2005.

Secondo Bruxelles, e in particolare secondo il commissario alla Concorrenza Neelie Kroes, quei finanziamenti "sono incompatibili con le norme degli aiuti di stato, in quanto non sono tecnologicamente neutri e creano una indebita turbativa della concorrenza escludendo la tecnologia satellitare". Diversa la questione per i contributi 2006 perché sono rivolti a tutti i decoder indipendentemente dalla piattaforma (DTT o SAT) e sono quindi per la Commissione "proporzionati all'obiettivo di promuovere la transizione alla televisione digitale". Quei contributi, come si ricorderà, sono andati in Sardegna e Valle d'Aosta per promuovere la diffusione della tv in regioni a copertura ridotta, e sono quindi considerati anche per questo "accettabili".

Ma perché a pagare per i finanziamenti al DTT 2004 e 2005 dovranno essere le emittenti? Lo spiega la Commissione, sottolineando come "i sussidi procurano un vantaggio indiretto alle emittenti televisive terrestri dominanti e agli operatori di televisione via cavo in quanto consentono loro di sviluppare la propria audience digitale, una parte cruciale del business della pay tv o di un'emittente che voglia sviluppare servizi di pay tv".

Non è un caso che subito dopo l'annuncio della decisione di Bruxelles, sia intervenuta Mediaset, che si dice pronta a ricorrere contro la decisione della Commissione. "I contributi in questione - fa sapere l'azienda - hanno certamente assicurato vantaggi ai consumatori ma non hanno avuto alcun beneficio sul conto economico delle società, a cui non può quindi essere richiesta alcuna restituzione. Non a caso non era mai successo che la Commissione europea imponesse restituzioni a soggetti che non hanno beneficiato né direttamente né indirettamente di presunti aiuti di stato". Secondo Mediaset, quella della Commissione è l'adesione alle richieste di SKY ed è una decisione che "costituisce un vantaggio competitivo per la piattaforma satellitare che opera in Italia in regime di monopolio". In buona sostanza, secondo l'azienda televisiva, "riteniamo che la decisione della Commissione Europea sia destituita di ogni fondamento".

Ma ad intervenire è anche il DGTVi, l'associazione per il DTT che comprende la stessa Mediaset ma anche RAI, Telecom Italia Media e molte emittenti locali. Secondo DGTVi, i prossimi incentivi fiscali dovranno essere indirizzati esclusivamente a apparecchi televisivi con decoder evoluti ed interattivi. Ed è per questo che secondo DGTVi è necessario che il ministero TLC si confronti con la Commissione Europea sulle "caratteristiche minime che devono avere gli apparecchi". Il rischio, altrimenti, sarebbe quello di "finanziare televisori destinati ad essere rapidamente superati dall'evoluzione tecnologica e persino più poveri di prestazioni e servizi di quelli già attualmente presenti". "L'assenza di questi requisiti minimi - sostiene DGTVi - si tradurrebbe in uno sperpero di denaro pubblico, in una beffa per i consumatori e in un iniquo vantaggio per l'operatore televisivo satellitare a pagamento, che ha scelto un modello proprietario e non interoperabile".

Perché il 1825 decolli, comunque, ci vorrà tempo. Dalla prossima settimana partiranno le audizioni presso le due commissioni della Camera per approfondire l'intera questione, solo dopo si arriverà ad esaminare il ddl che, una volta licenziato dalle commissioni, dovrà arrivare in aula con tempi ancora tutti da stabilire.

Ma ieri Gentiloni ha messo l'accento anche su altre questioni rilevanti. Ecco cosa è emerso.
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