PI: E di mezzo ci vanno i produttori che operano nella legalità. Ma non ci sono controlli?MP: Da noi i controlli sono praticamente inesistenti o, se ci sono, sono del tutto insufficienti, o superficiali. In Italia possiamo calcolare che il 60-70 per cento del mercato è illegale. Ci sono stime che parlano di 30 milioni di euro di IVA evasa ogni anno in questo modo, ma secondo noi sono molti di più. Per il "Sistema Italia" è un danno notevolissimo.
PI: Ma come fanno certi rivenditori a scappolarla?MP: Non sono esperto di queste cose ma i trucchi sono quelli di sempre. Magari c'è chi compra il 50 per cento di materiale in modo illegale e l'altra metà secondo le vie ordinarie. In caso di controllo ha a disposizione fatture che dimostrano la legalità dell'operazione. Controlli superficiali si intende, magari il magazzino con tutti i materiali a disposizione non è materialmente collegato al negozio. E via così.
Ci sono vari modi per verificarlo. Basti pensare che in alcuni casi il fatturato degli agenti di vendita degli importatori, ad esempio, è sceso fino all'80 per cento, perché chi ha sempre comprato, apparentemente ora compra di meno ma poi ha gli stessi supporti di sempre sugli scaffali.
PI: Ed è un danno anche per chi lavora nelle aziende di produzione dei supportiMP: Certo, può sembrare paradossale ma questa legge di fatto privilegia il business delle aziende all'estero ai danni di quelle italiane. Oggi da noi operano quasi esclusivamente divisioni locali di multinazionali, che hanno dipendenti italiani, che pagano tasse e contributi in Italia. Quelle estere invece arrivano sul mercato italiano e possono vendere a prezzi più bassi.
PI: Tornando al mercato, con la diffusione del computing ci si attenderebbe una crescita dei consumi di supporti, questo non dovrebbe influenzare la situazione?MP: I dati SIAE raccontano come il mercato dei CD sia stabile in Europa mentre in Italia è in discesa. In Europa, inoltre, il DVD cresce, e in Italia è stabile. In buona sostanza: negli altri paesi cresce il mercato e da noi no.
PI: Ma non erano state avviate trattative proprio con SIAE per tentare di sanare la situazione?MP: Sì, si parlava di revisione entro fine 2005 ed esiste anche un accordo tra alcune associate e SIAE che parla di fine 2005. Ma la trattativa per rimodulare gli importi con SIAE è stata interrotta lo scorso settembre. Da allora non siamo più riusciti a discutere con SIAE della cosa.
PI: Non si può riaprire il dialogo?MP: Ci proviamo, ci proveremo, forse SIAE, che incassa decine di milioni di euro con la legislazione attuale, può non avere un interesse o un'urgenza. Ma le royalty che oggi si generano in Italia presto potrebbero andarsene, con tutte le conseguenze del caso. C'è anche da dire che almeno fino a dicembre dell'anno scorso l'ufficio SIAE dedicato era sottodimensionato. Per affrontare la situazione attuale la SIAE dovrebbe muoversi con accertamenti anche su piccole operazioni commerciali e transazioni di scarso rilievo, mentre oggi si tende ad agire solo quando in ballo ci sono milioni di euro.
PI: E le speranze dall'Europa? Di recente la UE ha rinunciato a cancellare l'equo compenso..MP: C'era questa possibilità, per una Raccomandazione ufficiale, non una Direttiva, con cui la Commissione Europea avrebbe chiesto agli stati membri di giungere ad una uniformità sull'equo compenso. Ma la Raccomandazione è stata bloccata, probabilmente per ragioni politiche.
a cura di Paolo De Andreis