
Roma - No, non mi è piaciuta la scelta di Google di eliminare il Googlebombing. A partire dalle ragioni, che si
leggono sul blog ufficiale degli sviluppatori Google. "Nel tempo - dicono - abbiamo visto più e più persone ritenere che quelle fossero opinioni di Google, o che Google avesse manipolato a mano i risultati per ottenere queste risposte. Questo non è vero".
Già,
non è vero. E bastava una qualsiasi ricerca su Google, su Wikipedia così come su Punto Informatico e migliaia di altri siti per rendersi conto che il Googlebombing non rappresenta né descrive la politica dell'azienda né il suo modo di pensare. Google è attaccato continuamente per i risultati di ricerca, le accuse di manipolazione si moltiplicano da anni su molti fronti, perlopiù spinte da competitor sleali ed interessi di parte. Affermare che il primo risultato di ricerca di determinati termini e locuzioni, e stiamo parlando di un link ad un sito, costituisca
quello che Google pensa è straordinario. Se qualcuno davvero ha accusato Google di svelare il proprio intimo attraverso il Googlebombing non solo ha sbagliato ma è anche totalmente digiuno di come funzioni la rete.
È una scusa debole, insomma, quella di Google. L'imbarazzo creato a George W. Bush dal "miserabile fallimento", quello poi clonato in Italia per colpire Silvio Berlusconi, non ha danneggiato Google, è anzi la testimonianza di un interesse concreto e diffuso in rete, un'iniziativa con finalità politiche. Destinata a sollevare più ilarità che riflessioni, ma di certo utile a rendere pubblica la difficoltà con cui una parte dell'opinione pubblica ha tollerato l'opera del due volte eletto presidente americano. Non solo: dimostrava sopra ogni dubbio
l'imparzialità di Google, capace di porre quel link in automatico solo perché decine, centinaia o migliaia di siti chiedevano di farlo. Era anche un riconoscimento della centralità di Google nella vita della rete.
Google parla del Googlebombing come di un "problema". E dice chiaramente che il problema è suo,
un problema di immagine. Qualcosa dev'essere cambiato a Mountain View, un tempo più della sua immagine Google curava gli interessi di chi lo ha reso quello che è. Erano gli utenti che prendevano l'iniziativa e rendevano pubbliche le proprie idee. Aver "minimizzato" il Googlebombing, come si sono affrettati a dire gli sviluppatori dell'azienda, significa né più né meno aver
cancellato questa possibilità, un'opportunità spesso scomoda, come nel caso delle "bombe" razziste, ma un'opportunità di partecipazione e di nuova socialità. Non è una novità che ti aspetteresti da Google.
Luddist