Tecnologia italiana meno competitiva

Lo afferma il vice ministro all'Istruzione, Università e Ricerca Guido Possa, che spiega come l'attuale basso livello degli investimenti è un problema grave per il paese

Roma - "La competitività tecnologica dei prodotti esportati dall'Italia è in pericolo; in questo settore ci stiamo allontanando dai Paesi più sviluppati e ci stiamo avvicinando a quelli in via di sviluppo". Così il vice ministro all'Istruzione, all'Università e alla Ricerca Guido Possa ha dato il quadro della situazione ad un convegno organizzato a Roma per la consegna dei premi Sapio.

Secondo Possa in un paese come l'Italia questo "debito tecnologico" è particolarmente pesante. "E' un trend pericoloso - ha affermato Possa - per un Paese come il nostro che è di trasformazione (il rapporto tra esportazioni e PIL è del 28 per cento) ma che attualmente per questo aspetto si trova al 16esimo posto dopo 13 Paesi della UE, gli USA e il Giappone".

Le soluzioni? Senza nascondere che non esistono bacchette magiche, Possa vede un percorso di cambiamento, che può invertire la tendenza, in una unione di maggiori risorse per la ricerca, "maggiore collaborazione tra pubblico e privato e maggiore integrazione tra ricerca e sistema produttivo", in particolare quando si viene alle piccole e medie imprese.
Possa ha spiegato che non si esce dalla situazione senza cambiare la quota di PIL dedicata alla ricerca, non superiore oggi all'1 per cento contro il 2 dei paesi della UE. "La parte che fa capo allo Stato - ha sottolineato - è dello 0,6 per cento del PIL e si pone al livello della Gran Bretagna e appena dopo la Francia e gli Usa (0,88 per cento). Il governo si ripromette di portare la sua quota all'1 per cento in quattro anni e spera che il resto possano farlo le industrie per portare il totale al 2 per cento entro la fine della legislatura".
TAG: italia
9 Commenti alla Notizia Tecnologia italiana meno competitiva
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  • Non è solo un problema di ricerca, ma anche di "knowledge transfer" tra ricerca e attività produttiva.

    Finché buona parte delle aziende continuerà a vedere la formazione come un costo e non come un investimento, finché cercherà di assumere personale di basso profilo perché costa meno, finché il marketing riuscirà a nascondere la mancanza di vera innovazione, finché i clienti si accontenteranno di quello che c'è (pagandolo profumatamente), non cambierà nulla.

    Potremo avere anche splendidi centri di ricerca che rischieranno di rimanere "cattedrali nel deserto", senza nessuna ricaduta sulla produzione.

    Ma cosa volete fare con dirigenti che sono pronti ad approvare in bilancio la sostituzione biennale della BMW 740 aziendale e poi si lamentano dei costi di personale, hardware e software?
    non+autenticato
  • Parole sante...

    - Scritto da: ldsandon
    > Non è solo un problema di ricerca, ma anche
    > di "knowledge transfer" tra ricerca e
    > attività produttiva.
    >
    > Finché buona parte delle aziende continuerà
    > a vedere la formazione come un costo e non
    > come un investimento, finché cercherà di
    > assumere personale di basso profilo perché
    > costa meno, finché il marketing riuscirà a
    > nascondere la mancanza di vera innovazione,
    > finché i clienti si accontenteranno di
    > quello che c'è (pagandolo profumatamente),
    > non cambierà nulla.
    >
    > Potremo avere anche splendidi centri di
    > ricerca che rischieranno di rimanere
    > "cattedrali nel deserto", senza nessuna
    > ricaduta sulla produzione.
    >
    > Ma cosa volete fare con dirigenti che sono
    > pronti ad approvare in bilancio la
    > sostituzione biennale della BMW 740
    > aziendale e poi si lamentano dei costi di
    > personale, hardware e software?
    non+autenticato
  • ...l'unica figura professionale che resterà in Italia sarà quella del telefonista di Call Center a contratto temporaneo.
    Magari potremmo esportarla in Africa...
    non+autenticato
  • Ciao,
    in Italia chi fa ricerca all'università spesso non sono i meritevoli, ma gli esponenti delle seguenti categorie:
    - imparentati con prof. universitari (figli, nipoti, cugini e avuncoli vari).
    - lecchini e portaborse, incompetenti dal punto di vista scientifico, ma capaci di stare fino a notte tarda a sistemare il PC del prof (incapace ovviamente di portare avanti pratiche così infime)
    - gli schiavi, che magari pur non eccellendo e non rientrando nella categoria precedente, lavorano come ciucci sperando nella grazia del prof, che magari arriva dopo n anni, dopo aver sopportato un numero infinito di angherie e ingiustizie.

    Poi ci sono i poveri disgraziati che vanno avanti per anni a borse di studio nella speranza di vincere il solito concorso pilotato per ricercatore, ma non rientrando nelle tre categorie precedenti...

    Chi rimane: quelli veramente bravi o anche geniali (tra cui il sottoscritto NON si annovera), che sono costretti a fuggire all'estero per fare VERA ricerca presso le università o il branch di R&D di aziende che comunque investono in ricerca, e non marketing parolaio e inconcludente presso le solite aziende italiane che NON investono in ricerca.

    Il sottoscritto ne ha conosciuti alcuni...

    Saluti
    non+autenticato
  • Intanto per questo primo anno ha abbassato la spesa destinata alla ricerca. Dichiara inoltre che il CNR andrebbe smantellato.

    http://www.bobi2001.it/libro.htm (gentilmente segnalato da punto-informatico)
    non+autenticato


  • - Scritto da: Lemon
    > Intanto per questo primo anno ha abbassato
    > la spesa destinata alla ricerca. Dichiara
    > inoltre che il CNR andrebbe smantellato.

    Mah, mi sono venuti in mente molti commenti sul CNR, ma poi mi è caduto l'occhio sull'annotazione in basso che cita: "Il tuo indirizzo IP è XXX.XXX.XXX.XXX (viene registrato ma non reso pubblico)".......

    Si dice sempre che l'Italia destina alla ricerca troppi pochi soldi. Io dico che per i risultati che ottiene i soldi sono troppi.

    Se si vuole migliorare la ricerca italiana bisogna innanzi tutto ripensare a come viene finanziata...

    Troppo spesso si assiste invece a casi come la trasferta, pagata dal CNR, di un prof. universitario ad un congresso casualmente alle Hawai. Peccato che il prof. in questione non sappia una parola di inglese... (Ogni riferimento a fatti realmente accaduti è ovviamente puramente casuale...).... Ah, dimenticavo, al seguito del prof. c'era pure tutta la famiglia...

    non+autenticato
  • > Troppo spesso si assiste invece a casi come
    > la trasferta, pagata dal CNR, di un prof.
    > universitario ad un congresso casualmente
    > alle Hawai. Peccato che il prof. in
    > questione non sappia una parola di
    > inglese... (Ogni riferimento a fatti
    > realmente accaduti è ovviamente puramente
    > casuale...).... Ah, dimenticavo, al seguito
    > del prof. c'era pure tutta la famiglia...
    Fa tutto parte del quadro.
    La ricerca in Italia è una attività di serie B, che dico, di Serie C, che manco Moreno [l'arbitro della Corea] ci starebbe.
    Finchè la situazione resta così, accadranno queste cose; succederà che i ricercatori mediocri andranno alle Hawai con la famiglia, e torneranno, a spese nostre, mentre i ricercatori bravi andranno alle Hawai con la famiglia e resteranno lì a lavorare. Dopo aver studiato in Italia. Sempre a spese nostre, ovviamente.

    - Scritto da: TeX
    >
    >
    > - Scritto da: Lemon
    > > Intanto per questo primo anno ha abbassato
    > > la spesa destinata alla ricerca. Dichiara
    > > inoltre che il CNR andrebbe smantellato.
    >
    > Mah, mi sono venuti in mente molti commenti
    > sul CNR, ma poi mi è caduto l'occhio
    > sull'annotazione in basso che cita: "Il tuo
    > indirizzo IP è XXX.XXX.XXX.XXX (viene
    > registrato ma non reso pubblico)".......
    >
    > Si dice sempre che l'Italia destina alla
    > ricerca troppi pochi soldi. Io dico che per
    > i risultati che ottiene i soldi sono troppi.
    >
    > Se si vuole migliorare la ricerca italiana
    > bisogna innanzi tutto ripensare a come viene
    > finanziata...
    >
    > Troppo spesso si assiste invece a casi come
    > la trasferta, pagata dal CNR, di un prof.
    > universitario ad un congresso casualmente
    > alle Hawai. Peccato che il prof. in
    > questione non sappia una parola di
    > inglese... (Ogni riferimento a fatti
    > realmente accaduti è ovviamente puramente
    > casuale...).... Ah, dimenticavo, al seguito
    > del prof. c'era pure tutta la famiglia...
    >
    non+autenticato


  • - Scritto da: TeX
    >
    >
    > - Scritto da: Lemon
    > > Intanto per questo primo anno ha abbassato
    > > la spesa destinata alla ricerca. Dichiara
    > > inoltre che il CNR andrebbe smantellato.
    >
    > Mah, mi sono venuti in mente molti commenti
    > sul CNR, ma poi mi è caduto l'occhio
    > sull'annotazione in basso che cita: "Il tuo
    > indirizzo IP è XXX.XXX.XXX.XXX (viene
    > registrato ma non reso pubblico)".......
    >
    > Si dice sempre che l'Italia destina alla
    > ricerca troppi pochi soldi. Io dico che per
    > i risultati che ottiene i soldi sono troppi.
    >
    > Se si vuole migliorare la ricerca italiana
    > bisogna innanzi tutto ripensare a come viene
    > finanziata...
    >
    > Troppo spesso si assiste invece a casi come
    > la trasferta, pagata dal CNR, di un prof.
    > universitario ad un congresso casualmente
    > alle Hawai. Peccato che il prof. in
    > questione non sappia una parola di
    > inglese... (Ogni riferimento a fatti
    > realmente accaduti è ovviamente puramente
    > casuale...).... Ah, dimenticavo, al seguito
    > del prof. c'era pure tutta la famiglia...
    >

    Il CNR è in buona parte uno sporco carrozzone politico,
    dove direttori e dirigenti sono nominati non perchè valgano
    scientificamente qualcosa, ma perchè spargono favori
    a destra e a manca, barattando la propria nomina.
    E si guarda bene il ministero da
    fare in modo che i quadri vengano eletti e giudicati
    dalla base, piuttosto che da fantomatici comitati
    eletti con la stessa logica spartitocratica.
    Per migliorare il sistema ricerca bisognerebbe sbattere
    fuori un bel po' di gente insulsa e dannosa.
    E questo sia negli EPR che nell'Università.
    Altro che aumentare i finanziamenti... Aumentare
    i soldi pubblici sperperati per pseudo-ricerche
    inutili, vorranno dire...
    non+autenticato
  • La ricerca è solo uno degli aspetti qualitativi che mancano nel nostro paese. Forse è il più grave perchè manca totalmente...

    Ma che dire dei metodi con cui vengono addestrati programmatori e sistemisti. 2 settimane di corso di visua basic e via... sotto con la produzione; che ne può uscire fuori? I software che escono in edicola e fanno ridere i polli...

    Oppure del settore elettronico; l'italia produce componenti elettroniche? No, viene tutto importato dall'estero. Perchè? Perchè non c'e' gente in grado di progettare elettronica ed a sua volta non ci sono aziende che investono nell'elettronica dove impiegare i pochi esperti. Al massimo sappiamo riparare i pezzi degli elettrodomestici con i ricambi che arrivano con l'estero...

    E nelle tlc? Gli operatori di tlc investono più in marketing che in tecnologia...

    E poi c'e' la piaga dell'anzianità, invece di valorizzare chi vale, chi è dentro da più tempo fa leva sui rapporti personali per tenere fermi quelli che, appena entrati, potrebbero fare molta strada... poltrona a rischio? Ma questo è valido da sempre e per qualsiasi settore.

    Magari possiamo anche parlare di quanti ricercatori che escono dalle nostre università vengono impiegati qui e quanti emigrano all'estero...

    O del perchè, se uno sa il fatto suo, è più propenso a lavorare in germania od in inghilterra invece che qui... semplice, gli conviene.

    La parte bacata del prodotto italiano è il dirigente che lo produce: si deve investire nel personale e si deve rendere le varie certificazioni ISO quelle che erano un tempo... garanzia di qualità, non formalità da espletare per stare al paro dagli altri, magari attraverso il certificatore conosciuto tramite amici...

    Magari un'altra volta parleremo di quale è il grado di cultura media dei proprietari delle pmi italiane...
    non+autenticato