Google fa il check-up ai suoi hard disk

BigG ha pubblicato uno studio sui dischi rigidi usati sulle proprie macchine. E ha scoperto cosine che è bene sapere. Sfatato, ad esempio, il mito dell'affidabilità della tecnologia SMART

Mountain View (USA) - Google Inc, la società che serve le necessità di ricerca della maggioranza dei netizen, ha indubbiamente bisogno di affidarsi a un gran quantitativo di dispositivi di memorizzazione di massa. E se la suddetta società decide poi di fare uno Scandisk globale e approfondito a tutte le proprie unità HD, i risultati possono fornire dati e considerazioni interessanti anche per la discussione comune, o addirittura, com'è successo con lo studio appena pubblicato, scoprire alcune interessanti correlazioni che gettano uno sguardo obliquo sulle consuetudini e gli standard adottati dall'intero settore dello storage.

Lo studio, raggiungibile a questo indirizzo sotto forma di documento PDF, consta dell'analisi metodologicamente rigorosa di centinaia di migliaia di dischi fissi Parallel ATA e Serial ATA, con dimensioni comprese tra 80 e 400 gigabyte e velocità di rotazione dei piatti al minuto tra 5400 e 7200 rpm. Obiettivo quello di controllarne lo stato di salute, verificare quali unità avessero sviluppato difetti fisici e quali siano quelle più verosimilmente destinate a fallire entro breve.

Sebbene l'interessante ricerca non faccia nomi specifici, agli analisti è risultato chiaro che esiste una correlazione ben precisa tra l'età, i modelli, le marche e l'affidabilità dei dispositivi. Non è dunque vera l'idea generalmente accettata dagli utenti, vuoi per il prezzo, vuoi per la pigrizia o la considerazione dell'HD come una periferica di importanza secondaria rispetto al resto, che un disco fisso valga quanto un altro.
Un ulteriore mito sfatato è quello dell'affidabilità della tecnologia Self-Monitoring, Analysis, and Reporting Technology (SMART), impiegata sui dischi moderni per monitorare in tempo reale alcuni cruciali parametri di funzionamento della periferica per prevedere crash o fallimenti improvvisi.

Secondo i Google man, questa "previsione" è sostanzialmente poco più che un terno al lotto, considerando che molto spesso i dischi che hanno necessitato di sostituzione lo hanno fatto per malfunzionamenti che lo stato SMART dell'HD non ha potuto identificare, e che il 56% dei dispositivi malfunzionanti non ha "allarmato" nessun particolare parametro usato per il monitoraggio dello stato.

Male fanno anche i maniaci del cooling, adusi a raffreddare con azoto liquido i propri case e altre chincaglierie simili: nessuna correlazione è stata notata tra la temperatura di funzionamento un po' sopra le righe e i casi di crash, ancora al contrario della vulgata comunemente diffusa tra gli utenti di PC. Anzi, i dischi raffreddati in maniera eccessiva tendono a sviluppare malfunzionamenti in misura maggiore rispetto a quelli con i bollenti bit.

Come se non bastasse, secondo lo studio usare in maniera intensiva un disco di produzione moderna non aumenta affatto le possibilità di crash. Questo ed altro su cui riflettere nel lungo e serioso PDF distribuito online.

Alfonso Maruccia
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