Roma - Una delle conseguenze più vistose del
pacchetto Bersani sulle liberalizzazioni nella parte che tocca le TLC è la disposizione secondo cui il traffico telefonico acquistato dagli utenti
non è soggetto a scadenza. Una novità che ha iniziato a produrre le prime conseguenze.
Riporta infatti
MiaEconomia di come un giudice di pace di Napoli, Riccardo De Miro, sia intervenuto in un caso di
SIM scadute, costringendo l'operatore telefonico a rimborsare l'utente che ha fatto ricorso contro la cancellazione del credito telefonico non ancora goduto al momento della cancellazione della SIM.
Come noto, infatti, gli operatori mobili fino ad oggi procedevano in automatico a "chiudere" le SIM prepagate acquistate dai clienti quando questi nel corso di 13 mesi non effettuavano alcuna ricarica del traffico. Una cancellazione che portava con sé non solo il numero di telefono corrispondente alla SIM ma anche il minutaggio telefonico
già pagato dall'utente.
Secondo il giudice De Miro questa cancellazione va considerata una
clausola vessatoria che non può essere inserita in un normale contratto telefonico. Tutt'alpiù può essere sottoscritta dall'utente con una nota specifica a parte.
Si tratta, niente più niente meno, dell'applicazione della riforma Bersani, laddove prevede appunto che
il credito telefonico non sia soggetto a scadenza.
Carlo Claps, legale dell'associazione del consumo
Aidacon che ha seguito il caso, ha spiegato che "la diffusione di questa sentenza consentirà agli utenti di poter richiedere gli importi residui sulle schede disattivate, oltre alla richiesta di risarcimento danni per illegittima disattivazione della scheda SIM".