Contrappunti/ La parte abitata della Rete

di Massimo Mantellini - Tra saggi per tecnologi e tomi per neofiti manca in Italia una letteratura capace di descrivere con efficacia la normalità della Rete e ciò che produce per ognuno di noi. Una lacuna che forse ora si va colmando

Roma - Sostengo da tempo che, per qualche ragione, esista una grande difficoltà a scrivere testi divulgativi sulle nuove tecnologie in Italia. Se vi è capitato di dare una occhiata agli scaffali di una grande libreria vi sarete accorti che esistono quasi solo due categorie di libri in materia: i saggi, spesso molto colti e pretenziosi, nella maggioranza dei casi traduzioni più o meno datate di testi anglosassoni, e la manualistica più o meno approfondita che va dalle semplici guide per "dummies" fino ai tomi dedicati alla programmazione. Rimane scoperto insomma il grande territorio di mezzo che è quello che sarebbe forse maggiormente utile al lettore curioso e non particolarmente esperto: quello della tecnologia per le persone normali.

La divulgazione tecnologica è molto poco frequentata anche per una ragione: è molto complicata (richiede a chi scrive competenze superiori a quelle che vengono espresse nel testo, associate ad una capacità di sintesi e di chiarezza altrettanto significativa) e tiene a debita distanza il suo autore dai fasti (in gran parte presunti) della grande saggistica e della grande letteratura. E non tutti sono disposti ad abdicare interamente all'idea di diventare almeno per un istante il Marcel Proust del www.

Ho fatto questa premessa perchè è mia intenzione usare il Contrappunti odierno per presentarvi il nuovo libro di Sergio Maistrello, La parte abitata della rete, uscito in questi giorni per i tipi di Tecniche Nuove. Sergio è un amico, un giornalista che si occupa da molti anni di nuove tecnologie ed Internet, ed è attualmente il responsabile editoriale di Apogeonline: il suo nuovo libro si inserisce proprio all'interno di quel vuoto divulgativo di cui vi dicevo poco fa, provando a riempirlo con efficacia e leggerezza.
Quando qualche settimana fa leggevo le bozze del libro pensavo che La parte abitata della rete fosse un compendio di informazioni che oggi in Italia sono unicamente disponibili per chi le sperimenta on line: si parla di Technorati, di folksonomy, di RSS, di aggregatori, ma anche dell'importanza del link, della economia del dono, delle licenze Creative Commons. Ma non solo: ci sono capitoli sulla coda lunga, sui nuovi rapporti fra consumatori ed aziende, sugli esperimenti di blogging nelle scuole.

Non c'è modo di raggiungere simili informazioni altrove. Non le si trova dentro altri libri o sui settimanali, sono sconosciute ai programmi dei corsi universitari, ignorate dagli esperti (tranne rarissime eccezioni) dei campi stessi ai quali simili nozioni di diritto appartengono. Per questa ragione un libro del genere assume un valore didattico e divulgativo assai superiore a quello immaginato, poiché è potenzialmente in grado di avvicinare ad argomenti affascinanti ma poco noti una platea più vasta. È la descrizione di un mondo nuovo a misura di lettore e non di tecnologo, una delle poche strade per avvicinare alle nuove opzioni della rete persone che nemmeno sapevano esistessero.

Maistrello, nella presentazione del libro sostiene, con l'eccesso di modestia che lo contraddistingue, che La parte abitata della rete è una guida turistica. Io credo sia esattamente questo ma anche qualcosa di più. Scrive l'autore all'inizio dell'ultimo capitolo:
Alle volte parlare di Internet mi mette a disagio; quando ho finito di illustrare le tecnologie e i processi mi sembra quasi di aver mancato il punto. Le persone sono il punto, tutte le volte che si trovano in quello stato di grazia che è l'apertura disinteressata verso gli altri. Se ripenso a questi anni passati in Rete, io me li immagino soprattutto come un groviglio di storie: fili di esperienze umane e professionali che di tanto in tanto si annodano tra loro in modo imprevedibile e influenzano il corso della mia vita. Se fosse un videogioco mi verrebbe da definirla un'espansione di umanità. Ho parlato e ho ascoltato, ho confrontato le mie idee con altre sensibilità, ho visto i fatti della nostra storia recente attraverso gli occhi di tante altre persone, ho stretto amicizie profonde, ho festeggiato nascite e partecipato a lutti: né più né meno che nella vita di tutti i giorni, perché in effetti è la vita di tutti i giorni, soltanto proiettata su una scala enormemente più ampia.
Non è per nulla semplice umanizzare gli strumenti della tecnologia. I nuovi tool di comunicazione a nostra disposizione si prestano assai bene ad essere idolatrati per le fantastiche teoriche opzioni che consentiranno domani alle nostre vite, ma mostrano spesso i propri limiti oggettivi quando devono essere adattati alla contingenza della nostra vita quotidiana. Quello che fa la "guida turistica" di Maistrello è esattamente questo: normalizza la tecnologia riconducendola alla sua utilità spicciola, che è poi anche l'unica che conta. E facendo ciò rende un servizio di realismo ai lettori che si avvicineranno a questo testo senza conoscere i feed RSS o la definizione di web semantico. E che li troveranno, per una volta, spiegati dalle parole vere e semplici di qualcuno che ha deciso di farlo fuori (per quanto possibile) da eccessivi filosofeggiamenti.

La domanda centrale alla quale ci troviamo di fronte oggi è questa: quale sarà l'impatto numerico (e quindi sociale) dei nuovi strumenti tecnologici? I weblog, i wiki, i nuovi strumenti di social networking, ma anche tutti i device di produzione di contenuto che abbiamo oggi disponibili, saranno di per sé sufficienti a portare grandi masse di cittadini on line, saranno in grado di sviluppare una identità di rete per ciascuno di noi simile a quella che abitiamo nella nostra vita quotidiana? Oppure continueranno ad essere strumenti molto potenti il cui utilizzo rimarrà limitato ad un numero ridotto di entusiasti cittadini digitali, come sostengono diversi studi che osservano come la grande maggioranza dei contenuti generati dagli utenti disponibili in rete sono prodotti da un numero tutto sommato ristretto di individui?

Quello che fa La parte abitata della rete è predisporre una guida d'uso per quanti percepiscono la rete, una parte della rete Internet, come una occasione di condivisione, confronto e manifestazione di sé e vogliono saperne di più. Ma è una guida personale, assai diversa da un manuale, dietro la quale si intravede chiaramente la passione di chi ha sperimentato qualcosa che gli è piaciuto ed è ansioso di comunicarlo agli altri.

Massimo Mantellini
Manteblog


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4 Commenti alla Notizia Contrappunti/ La parte abitata della Rete
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  • Il significato sociale di internet (o della connettività globale)é l'argomento su cui riflettere per crescere, non se AMD é meglio di Intel

    Ti quoto in tutto e sono d'accordo con tutto quanto scrivi. Comprerò sicuramente il libro e crecherò di omaggiarlo perché é nello sforzarci di comprendere il significato vero di quello che stiamo vivendo in questi anni di rivoluzioni telematiche (telecomunicazione + informatica) che dobbiamo concentrarci.

    Da ormai quarantenne, sto cercando in tutti i modi di far vivere questi concetti ai miei figli. Come?
    Facendogli capire che il word processing é l'atto di processare testi non lo scrivere su MS Word. Facendogli capire che il blog, l'e-mail hanno cambiato il modo di raffrontarsi verso gli altri ma sono solo utili ausili a tipologie differenti di interazioni tra persone.
    Facendogli capire che l'"autismo informatico" é proprio il male che affligge fior di tecnici che sanno tutto delle sequenze di ESCape del PCL6 ma non sanno rapportarsi correttamente al proprio capo. Allo stesso modo lo "snobismo del direttore" é il problema opposto dove recepire il senso delle tecnologie sembra sempre un optional, un giocattolino per bambini cresciuti dal quale, chi detiene le leve del potere, si guarda bene dall'avvicinarsi. Dobbiamo, per forza, fare nostro il senso della tecnologia. Second life, ammesso che sia il caso di giocarci, va usato per divertirsi, non al posto del Prozac...e il monitor non é quel cubo dove vanno appiccicati i memotak!

    Comunque la strada, almeno per noi in Italia é ancora molto lunga. Perché?
    Ad esempio perché al momento in cui sto scrivendo questo é il quarto post e, se provo ad immaginarmi quanti ne potrei trovare se l'argomento fosse il kernel di Linux contro quello di Windows...rabbrividisco!

    Grande Mantellini. Continua così

    Geo
    non+autenticato
  • Peccato che non sia innovativo nella sua forma di pubblicazione! Cioè che non abbia adottato una licenza creative commons.
    E non è nemmeno disponibile una versione elettronica del libro.

    Mondo degli autori e dell'editoria: A quando il grande passo?

    ps: si stima che un 10% della popolazione sia dislessica, per questi risulta difficile leggere un libro, sarebbe molto semplice invece leggerlo con un programma di lettura da file!!!
    non+autenticato
  • E per non parlare dei ciechi!!!
    Ma nessuno si è mai posto SERIAMENTE il problema dell'accessibilità dei libri?!?
    non+autenticato
  • perche' Business is Business

    e anche perche'

    The show must go OOOOOOOOOOOOOOOOOOON!!!
    non+autenticato