Silenzio! Al Congresso parla il papà del Web

La Camera dei Rappresentanti ascolta Tim Bernes-Lee, che spiega ai deputati perché la rete debba rimanere senza padroni. Una lezione che dovrebbe entrare in tutti i Parlamenti

Washington - Molti si riempiono la bocca di net neutrality e altri insistono sulla necessità di garantire la libertà di espressione e di accesso alle informazioni online, come Amnesty o Eric Schmidt, CEO di Google Inc. Ma quando a parlare è Sir Timothy Berners-Lee, inventore del World Wide Web e fondatore del World Wide Web Consortium, le dichiarazioni sulla neutralità della rete come conditio sine qua non per la crescita della società dell'informazione acquistano un senso tutto speciale.

Lee parla di fronte ai deputati della House of Representatives statunitense, nell'ambito di una serie di incontri che hanno l'obiettivo di suggerire ai politici le strade migliori da seguire per mettere ordine nel settore delle telecomunicazioni e dei media digitali.

Unico invitato all'audizione The Future of the World Wide Web, il pioniere del network globale ha definito la necessità di "essere certi che il web stesso sia un foglio di lavoro bianco, una tela vuota, qualcosa che non limita l'innovazione che è dietro l'angolo".
"Posso dire di credere che una Internet non discriminatoria sia molto importante per una società basata sul world wide web" dice Lee, sostenendo che i mezzi di comunicazione sono un fattore così importante per la collettività che "dobbiamo trattarli in maniera speciale". Internet rimarrà un punto nodale per la crescita delle nazioni finché sussisteranno le condizioni di accesso paritario per tutti, indipendentemente dall'hardware e dal software utilizzato, dall'ISP fornitore dell'accesso, dalla lingua parlata, dalle disabilità o dalle caratteristiche culturali specifiche di ognuno, sentenzia il papà del web.

Dichiarazioni che non piacciono a chi vuole scardinare la neutralità, agganciando tariffe maggiorate per l'accesso a contenuti frutto di accordi economici che leghino internet provider e content provider, destinati ad incidere sulla prioritizzazione delle risorse di rete. E dinanzi a loro ha parlato Berners-Lee, facendo così sponda anche a Edward Markey, deputato Democratico del Massachusetts ed organizzatore dell'incontro, tra i promotori principali di una normativa federale che possa preservare Internet da colpi di mano.

Berners-Lee, definito dai convenuti uno dei rari individui che "ha davvero reso il mondo un posto diverso e migliore", ha poi espresso i suoi convincimenti sulla sempre calda questione delle tecnologie DRM. Lee crede fermamente nell'impiego di standard comuni basati su sistemi royalty-free, citando l'esempio della protezione da copia di Apple, criticata dallo stesso Jobs in tempi recenti, come uno dei fattori che maggiormente hanno inibito la crescita della vendita di musica online.

"Come potrebbero essere compensati i creatori in un mondo privo di DRM?" ha poi chiesto a Lee il deputato Repubblicano Mary Bono: secondo il tecnologo, un approccio migliore sarebbe quello di ideare software capaci di individuare se un utente possiede o meno un particolare file. "Non ti fermerebbe, ma ti farebbe sapere se stai ascoltando musica che non dovresti ascoltare" risponde Lee. Qualcosa insomma di molto simile al meccanismo di watermarking appena brevettato da Digimarc o alle proposte di iDRM di Dmin.it.

Su Google Video è disponibile l'intera audizione. Dura più di due ore, ma le vale tutte.

Alfonso Maruccia
4 Commenti alla Notizia Silenzio! Al Congresso parla il papà del Web
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  • Qualcuno ha un link alle motivazioni o al discorso fatto dalla regina d'Inghilterra quando ha nominato Sir (per la precisione e' stato nominato Knight Commander).

    se ben mi ricordo c'erano delle considerazioni molto interessanti.
  • be' penso che già essere il babbo di internet sia stato un bel puntone a favore, che la regina non poteva che tenere in considerazione.
    Sorride

  • Da quello che mi ricordo, ma appunto vorrei conferma, mi pare che la regina abbia sottolineato che Barn-Lee abbia volutamente fatto in modo di diffondere la conoscenza, anziche' fare come altri che la cosa che piu' gli interessava era quella di fare sistemi proprietari per guadagnare soldi.
  • Che razza di domanda quella fatta.

    E' chi vuole vendere che eve trovare il metodo.

    Pretendere che ci sia il DRM, perche' altrimenti non saprebbero come fare profitto, sarebbe come pretendere che ogni giorno per un paio di ore siano bloccate tutte le strade attorno alla mia fabbrica perche' devono uscire i miei camion.

    Sono loro che si sono inventati che internet era un buon mezzo per vendere i loro prodotti (di certo TBL, non lo ha inventato per questo, ne', presumo, quando lo ha inventato gli e' venuto in mente questo uso). Quindi sta a loro trovare un mezzo e ovviamente non puo' essere un mezzo che rompe le scatole (scusatemi il termine) a tutti per i loro interessi. Perche' mai uno dovrebbe essere obbligato ad usare il DRM anche se non usa mai il computer per utilizzare della musica?

    Immaginiamo che tutti i computer siano obbligati ad utilizzare questo DRM progettato non si sa come da non si sa chi. Con l'ottusita' che e' tipica, la regola e' che tutti i computer devono averla. Tutti, quindi anche quelli il cui funzionamento e' critico (come ad esempio quelli utilizzati in medicina, quelli che gestiscono la movimentazione dei treni, tanto per fare un esempio). Se uno di questi computer dovesse avere dei problemi a cuasa di un problema di questo DRM (sia esso un bug o una feature, visto che c'e' gente che chaima feature i problemi) e a seguito di questo probelma ci fossero perfino delle morti (o comunque altri danni), chi ne risponderebbe?

    Rimarrebbe comunque valido il principio che siccome le major hanno il diritto di guadagnare allora chi se ne frega di qesti incidenti?

    e una volta tanto sarebbe meglio pensare ai prroblemi prima e non dopo (e non gridare allo scandalo soltanto quando i buoi sono scappati)