P2P, sui nuovi filtri è battaglia al Congresso

Si fa largo l'ennesimo software scova-abusi che piace a RIAA ma che le università ritengono inefficace e troppo dispendioso. Il timore è che reprimere il P2P in quanto tale significhi ledere la libera espressione

Washington - Lobby al lavoro al Congresso degli Stati Uniti, dove giovedì scorso la Sottocommissione Giustizia per la Proprietà Intellettuale e Internet ha ascoltato la descrizione di un nuovo tipo di soluzione software per il filtraggio del traffico P2P sulle reti. Sviluppata presso l'Università della Florida con il nome di ICARUS ed in seguito acquisita da Red Lambda, cGRID::Integrity è stata definita la più avanzata tecnologia per la prevenzione del P2P e della condivisione dei file.

Mediante algoritmi proprietari, cGRID::Integrity sarebbe in grado di analizzare i pacchetti in transito su una LAN ed individuare attività illegali legate al trasferimento di file protetti da copyright sulle reti peer-to-peer o sul fronte dell'instant messaging. I suoi sviluppatori si spingono a sostenere che lo sniffatore elettronico di abusi in rete sarebbe in grado di colpire anche gli utenti di darknet locali, reti cifrate e sfuggenti per loro natura.

Secondo gli sviluppatori, cGRID non analizza il contenuto dei dati trasmessi quanto invece il comportamento dei protocolli impiegati: se ravvisa una violazione è in grado di inibire istantaneamente il collegamento alla rete del trasgressore, segnalandolo all'ufficio competente.
Fantascienza? cGRID::Integrity sarebbe stato sperimentato con successo presso l'Università della Florida, come riportato dal presidente di Red Lambda Greg Marchwinski nella sua testimonianza presso la Sottocommissione. Secondo i dati forniti, tra gli studenti sorpresi a commettere presunti atti illegali soltanto il 10% sarebbe incappato una seconda volta in una sospensione dalla rete e nel successivo nuovo richiamo; di questi ultimi, meno del 10% sarebbe incorso in una terza infrazione. Secondo Marchwinski, cGRID è uno strumento economico e adatto a porre fine una volta per tutte al problema della pirateria nelle reti universitarie.

cGRID piace molto ai discografici di RIAA, come conferma l'intervento del suo presidente Cary Sherman: rispetta la privacy (?) ed è efficace contro tutte le forme di condivisione illegale, lasciando spazio inoltre per un minimo di tolleranza per chi incappi una volta soltanto in questo tipo di reato, ma agendo senza dover ricorrere alle lente e onerose vie legali. Da anni RIAA rimprovera alle università di fare troppo poco per educare i propri studenti al rispetto della legalità in questo campo e le invita ad aumentare gli sforzi in questo senso. Secondo Sherman, RIAA e università dovrebbero avere entrambe a cuore la protezione della proprietà intellettuale, poiché ambedue basano i loro profitti su questo concetto.

Chi non è affatto convinto della bontà di cGRID sono proprio le università. Nella sua relazione in aula davanti alla Sottocommissione, il vicepresidente esecutivo dell'Associazione delle Università Americane John Vaughn, ha ricordato gli sforzi compiuti dal mondo accademico a partire dal 2002 per combattere i fenomeni di pirateria su reti P2P e sottolineato come gli strumenti proposti per il controllo fossero già stati ritenuti inadatti in occasione di un meeting a cui avevano partecipato sia le università che i rappresentati dell'industria dell'intrattenimento lo scorso ottobre. Vaughn punta inoltre il dito sui costi di questa tecnologia valutati in un investimento iniziale di un milione di dollari, più 250.000 l'anno di spese di manutenzione: un onere ritenuto eccessivo, soprattutto alla luce delle iniziative per ridurre l'impegno economico da sostenere per frequentare le università.

Ciò che preoccupa maggiormente il mondo accademico è il rischio che politiche troppo aggressive nei confronti del P2P possano limitare la libera espressione e la creatività, che da sempre è ritenuta carburante fondamentale del progresso tecnologico degli Stati Uniti. E si ricorda come esistano molti utilizzi legali per il P2P, uno fra tutti il noto programma Visible Earth di NASA che sfrutta il protocollo BitTorrent per trasmettere immagini e animazioni. Non convincono infine le alternative proposte da RIAA per invogliare il download legale di musica: si tratta di tecnologie giudicate incapaci di soddisfare la domanda poiché incompatibili con i riproduttori portatili più diffusi.

Mentre anche in Italia si moltiplicano i meccanismi di filtro per scoraggiare l'uso di alcuni software, restano in sospeso le questioni legate alla effettiva efficacia di cGRID: non è certo la prima volta che un software viene indicato come la cura per il P2P.

Luca Annunziata
8 Commenti alla Notizia P2P, sui nuovi filtri è battaglia al Congresso
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  • Non posso scaricarmi l'ultimo episodio (non licenziato in occidente) di naruto shippuden o sempre via bitorrent di scaricare il demo di C&C 3 per non intasare le già pressati linee gratuite e lente (tipo quelli di 3dgamers), che tuta la lineea va a moviola fino a bloccarsi, ->tutto<- anche i servizi "privilegiati" come voip e mail.
    Ma anche solo le radio streaming, con itunes non riesco più a sentire decentemente le radio senza interruzioni o uppare un immagine o file che non sia corotto od estremamente lento.

    Ma che diavolo paghiamo l'adsl a fare? che cavolo servono le nuove tecnologie?
    A scaricare email e usufruire dei vostri PIDOCCHIOSISSIMI, COSTOSI, INUTILI servizi aggiunti? (mi riferisco ai provider)
    non+autenticato
  • Secondo me possono fare tutti i software che vogliono per invadere la privacy e controllare il traffico P2P, ma i signori RIAA e gli altri dimenticano che i software P2P cambiano e possono includere molte protezioni col tempo.
    Solita storia, fanno una tecnologia e poi quest'ultima viene elusa e il risultato è che hanno speso un patrimonio, per che cosa?Per ritrovarsi di nuovo al punto di partenza.
    Io dico che è scorretto intrufolarsi nei pc e guardare cosa c'è...primo perchè si viola la privacy personale di ogni utente, secondo è illegale, anche perchè le reti P2P possono essere usate per scopi differenti, poi mi irrita molto che questi sniffino pure i file che mando con i software di instant messenger!
    Spero tanto che succeda un pandemonio e che questi signori RIAA e suoi compagni vengano quantomeno limitati nelle loro azioni di controllo.
    Non so se mi spiego ma è vero: più si avanti più diventiamo niente per chi ha il potere e questo non mi piace per niente!Vorrei tanto poter fare qualcosa ma non credo si possa fare nulla se non fare casino, continuare a non comprare un tubo e continuare alla crescita del P2P, creando protocolli nuovi, nuove modalità e sistemi di antispionaggio da RIAA.
    E' la dura realtà di oggi, una realtà che non piace a nessuno, sia agli innocenti che ai colpevoli di scambio.
  • continuare a trasferire roba LEGALE scaricata legalmente, distribuibile per contratto.

    ogni volta che ti beccano tu gli dici: SMETTETELA, NON SAPETE UN CAZZO, SMETTETELA: QUESTE SONO COMUNICAZIONI PRIVATE!

    e una volta e due volte e tre volte...


    Sorride

    se è il comportamento dei pacchetti...
    non+autenticato
  • prendo l'album di Madonna... e faccio un RAR spezzettato in file da 1 mega l'uno... e poi metto questi pacchetini in un altro rar con dentro una GIF qualsiasi... come cacchio fanno a sapere cosa c'è nel mio RAR?
    MeX
    16902

  • - Scritto da: MeX
    > prendo l'album di Madonna... e faccio un RAR
    > spezzettato in file da 1 mega l'uno... e poi
    > metto questi pacchetini in un altro rar con
    > dentro una GIF qualsiasi... come cacchio fanno a
    > sapere cosa c'è nel mio
    > RAR?

    La notizia non è molto chiara in merito, ma a quanto ho capito leggendo http://www.redlambda.com/integrity.php (un po' fumosa pure questa in realtà) lo sniffer in questione non analizza tanto il contenuto, quanto il tipo di traffico...in tal senso assume che tutto il traffico P2P sia illegale. Da quello che posso capire non distingue se il ".avi" che stai scambiando sia un film in prima visione oppure il filmino delle vacanze.

    In sostanza non mi pare nulla di nuovo e soprattuto mi pare molto più lesivo di quello che vogliono far credere: rispetta la privacy, ma di fatto assume che il p2p sia illegale di per se.
    non+autenticato
  • Almeno in America ne parlano al congresso e solo per un uso su LAN aziendali (università)
    in Italia te li piazzano sulla tua ADSL a tua insaputa e magari negano anche!
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