Le Mani sulla Televisione Digitale

di Alessandro Bottoni - Divieto di registrazione, di copia, di condivisione, di trasferimento, obbligo di aggiornamento dell'hardware, oscuramento dei canali liberi. Questo è quanto sta accadendo nel silenzio generale

Roma - Nei giorni scorsi, la Electronic Frontier Foundation ha rilasciato un attesissimo rapporto sullo stato del progetto DVB. Questo rapporto ci permette di capire quali siano le minacce che aleggiano sul mondo della televisione digitale e di altre tecnologie affini.

Il Progetto DVB
DVB sta per "Digital Video Broadcasting", cioè "Televisione Digitale".
La televisione digitale è destinata a diventare, per legge, l'unico modo di trasmettere programmi televisivi in Italia dal Dicembre 2008 (e, in momenti diversi, in tutta Europa ed in USA). Sia la televisione satellitare, sia la televisione digitale terrestre, sia la televisione via cavo, sia la televisione via Internet, sia la televisione su dispositivi mobili utilizzano infatti un protocollo di trasmissione digitale del segnale.

Gli standard necessari vengono sviluppati da un consorzio chiuso di aziende chiamato DVB Project.
Il consorzio DVB raccoglie oltre 260 aziende di tutto il mondo e definisce gli standard per la trasmissione digitale di audio e video sui sistemi della prossima generazione. Gli standard che il DVB Project ha sviluppato sono i seguenti.DVB-S ("Satellite"): standard usato per la televisione via satellite
DVB-C ("Cable"): standard usato per la televisione via cavo
DVB-T ("Terrestrial"): standard usato per la televisione digitale terrestre
DVB-H ("Handheld"): standard usato per la televisione su sistemi mobili (telefoni cellulari ed affini)Ciò che questo consorzio decide, nel chiuso delle sue riunioni tra aziende, è già adesso legge per chiunque voglia trasmettere o ricevere segnali audio e video digitali nel mondo, semplicemente perché gli strumenti tecnici prodotti da queste aziende rispondono a questi standard ed a nient'altro.
Queste 260 aziende rappresentano la stragrande maggioranza dei produttori mondiali per cui, di fatto, il consorzio definisce standard di portata globale a cui è impossibile sottrarsi. Come vedremo nel seguito di questo documento, persino nella remota ipotesi che un produttore indipendente decidesse di opporsi a questo dominio, lo standard definito dal DVB Project prevede strumenti e tecniche adatti a rendere la sua ribellione del tutto inutile.

EFF e il DVB Project
Electronic Frontier Foundation si è iscritta al consorzio DVB, pagando la quota di iscrizione di 10.000 euro, ed ha partecipato alle sedute. La possibilità di divulgare informazioni è pesantemente limitata dalle clausole del contratto di adesione al consorzio per cui la EFF non può, legalmente, divulgare le informazioni di dettaglio che riguardano questo consorzio, il suo modo di lavorare, le posizioni delle diverse aziende che ne fanno parte ed il loro voto. Tuttavia, EFF ha potuto pubblicare un rapporto di massima su ciò che il DVB Project sta preparando.

Il Progetto CPCM
Ciò che il DVB Project sta studiando, sin dal 2003, è qualcosa che non piacerà agli "spettatori" europei ed italiani. Questo qualcosa si chiama CPCM, cioè "Content Protection and Copy Management".
Questo standard permetterà ai produttori di programmi televisivi di imporre le seguenti limitazioni (nota: per quanto folli e vessatorie possano sembrare queste limitazioni, sono comunque reali. Non stiamo delirando e non ci siamo inventati nulla. Potete controllare voi stessi leggendo le fonti che elenchiamo in calce a questo documento):

Divieto di registrazione
Questo standard permette di vietare la registrazione di un programma televisivo attraverso il sintonizzatore TV. Non potranno più essere registrati i film, i telefilm od altri programmi televisivi, né su cassetta, né su CD o DVD, né su disco fisso. Questo divieto non è aggirabile in nessun modo perché implementato sia con dispositivi software che hardware.

Divieto di copia
Questo standard permette di vietare la creazione di copie di un CD o DVD. Non potranno più essere create copie di film, di telefilm od altri programmi televisivi, né su cassetta, né su CD o DVD, né su disco fisso, nemmeno per uso personale o per backup. Questo divieto non è aggirabile in nessun modo perché implementato sia con dispositivi software che hardware.

Divieto di trasferimento
Questo standard permette di vietare il trasferimento di un programma televisivo attraverso una rete di computer, ad esempio dal sintonizzatore TV che si trova in salotto al display del laptop che si trova in camera da letto. Questo standard permette di vietare la fruizione del programma televisivo fuori da una certa nazione, grazie ad un apposito marcatore digitale inserito nei dispositivi (simile al codice regionale dei DVD ma, a diferenza di esso, assolutamente non aggirabile). Questo standard permette anche di vietare la fruizione del programma televisivo fuori da un determinato locale, ad esempio il salotto di casa, grazie ad un apposito ricevitore GPS integrato nei dispositivi (naturalmente pagato da chi acquista il dispositivo). Questo divieto non è aggirabile in nessun modo perché implementato sia con dispositivi software che hardware.

Divieto di condivisione
Questo standard permette di vietare la condivisione di un programma con altre persone che risiedono nella stessa abitazione od in altri contesti, attraverso la definizione di appositi "domini di autorizzazione". Il DVB Project ha persino speso una quantità di tempo significativa per stabilire cosa deve essere dei DVD di una coppia in caso di divorzio! Questo divieto non è aggirabile in nessun modo perché implementato sia con dispositivi software che hardware.

Obbligo di aggiornamento dell'hardware
Questo standard permette di vietare la visione di un programma su dispositivi che il DVB Project ritiene non abbastanza fiscali nel rispetto dei suoi standard. Questo divieto non è aggirabile in nessun modo perché implementato sia con dispositivi software che hardware e comporta la sostituzione del dispositivo, con i costi facilmente immaginabili.

Oscuramento dei canali liberi esistenti
In futuro, questo standard dovrebbe persino permettere di imporre la cifratura al momento della ricezione (cioè sul TV Tuner del salotto) dei programmi trasmessi in chiaro. In questo modo, sarà possibile applicare le limitazione esposte in precedenza persino ai programmi che il distributore ha deliberatamente deciso di distribuire in chiaro, senza alcuna limitazione.
Si noti che il distributore, per legge, ha pagato per questo diritto ed ha firmato un contratto in cui questo diritto gli veniva riconosciuto. In alcuni casi, il distributore del programma potrebbe essere lo stesso proprietario dei diritti. In questo caso, il diritto dell'autore di divulgare senza limitazioni i suoi contenuti potrebbe venire negato da un dispositivo di ricezione che agisce secondo le specifiche del DVB Project!

(nota: Tutti questi vincoli sono imposti attraverso un attento uso di dispositivi software e hardware, caratterizzati da un pesante uso di tecniche crittografiche, e quindi non possono essere aggirati, rimossi o invalidati nemmeno in linea di principio. Il sistema usato è concettualmente simile a quello usato dalla Microsoft XboX ma molto più avanzato e molto più robusto. Non illudetevi che questi sistemi di protezione vengano spazzati via dal primo ragazzino brufoloso di passaggio come è avvenuto per i CSS dei DVD. Questo non avverrà).
106 Commenti alla Notizia Le Mani sulla Televisione Digitale
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  • La vera risposta a questa offensiva sono i contenuti Open e tutti quelli che li supportano!
    non+autenticato
  • Preso da www.mulotv.com

    La Tv dei bambini... ?
    Uno dei pochi meriti della televisione è quello di far conoscere, nel
    bene e nel male.

    È infatti grazie alla Tv se ora il Paese è reality-dipendente, è grazie
    ad essa se siamo assuefatti di una droga che probabilmente sopravviverà
    alle sue rivali, sintetiche e non.

    Ma è anche suo il merito di averci
    fatto conoscere serie televisive come "I Simpson", un colosso della
    comicità perennemente al vertice per ascolti e longevità; più
    recentemente sono sbarcati in Italia anche "I Griffin", un approccio
    meno "giallo" alla tipica famiglia americana, ma certamente più cinico e
    demenziale.

    Sono questi i cartoons statunitensi che possono vantarsi di aver
    effettivamente esportato qualcosa, e in questo caso parliamo di umorismo
    allo stato brado.

    Il genio dei creatori è senz'altro apprezzabile sotto
    molti aspetti e da innumerevoli punti di vista: emblematico vedere 3
    generazioni sorridere ad intermittenza, a seconda dell'età della
    battuta; in un episodio troviamo infatti scherzi che fanno crollare i
    bimbi a terra dal ridere, amare verità la cui ironia fa semplicemente
    impazzire l'uomo medio, e chicche che solo gli over50 possono
    riconoscere, con meraviglia, all'interno di un cartone animato.

    Può accadere però che una tale sinergia generazionale convenga in
    battute "da adulti" e desti l'attenzione dei più piccoli; ma sta lì il
    buon senso dei genitori, nel tralasciare l'argomento finché i propri
    figli non saranno pronti ad affrontarlo.

    Va detto che, mentre ne "I
    Simpson" sia tutto velato da un leggero doppio senso, ne "I Griffin" il
    canale preferito è quello franco e diretto: quel sarcasmo esplicito e
    talvolta crudo ricercato da una buona fetta di pubblico.

    Solo chi ama realmente l'arguzia di questi disegni si accorge delle
    diverse anime che si celano in essi; per questo motivo i boss delle
    emittenti televisive, presi ad ammassare i ricavati su pile di oro, non
    si curano eccessivamente della multietnicità del prodotto e, nel caso in
    cui qualche associazione si lamenti di una parola fuori luogo, la
    eliminano.

    Il taglio, di fatto, è la risposta a tutto: così, sventrata
    la natura del cartone, il pacchetto è pronto per gli spettatori.

    E chi
    se ne frega se ora possa sembrare snaturato, attira pur sempre audience!

    Ricordate: semmai dovesse sembrarvi che il televisore stia facendo del
    bene, state pur certi che lo sta facendo male.

    telesuono@mulotv.com
    non+autenticato
  • Niente di quello che ho letto è impossibile da "raggirare".
    Certo, è una situazione assurda, ma in linea con quello che sta succedendo qui e negli altri paesi a livello di proprietà intelettuale, e sono d'accordo per agire prima che tutto questo diventi realtà.
    Ma il sistema dvb è vecchio, conosciuto, buggato già per conto suo, basta confrontare i vari pid per le definizioni dei canali dei vari provider per capire che ognuno ha una sua interpretazione del dvb (ad esempio pid 0x10,0x11,0x12).
    Questo che verrà col nuovo standar sarà solo un altro sistema per proteggere le trasmissioni, cosa che avviene già su altri provider senza che ne parli nessuno. La stessa sky usa un sistema di trasmissione a maggior compressione protetto per le registrazioni, un sistema che non mi sembra funzionare molto bene, a parte per mettere in crisi vecchi decoder.

    Ma se il nuovo sistema sara' modificato solo per aggiungere protezioni alla visione, sarà una delusione totale. Perchè sono semplici modifiche a livello di firmware di un decoder, e niente di più, e ora sono molti in grado di modificare questi firmware.

    Dovrebbero invece aprire gli occhi e accorgersi che 48 bit di blockstream e blockcipher sono veramente pochi di questi tempi.

    ciao
    >|
    non+autenticato
  • A metà articolo stavo già per scrivere la mia piena condivisione dei timori espressi, per non dire dell'indignazione. Alla fine dello stesso ho visto anche come sostenere l'iniziativa. Conosco da qualche anno lo standard DVB e ne sono in parte un entusiasta sostenitore: le sue potenzialità nel processo di integrazione delle tecnologie digitali sono infatti altissime. Sono già in molti oggi ad acquisire, con un unico PC, i segnali satellitari e terrestri insieme alla tv via internet, ritrasmettendoli poi su tutti gli apparati di casa. Entro pochi anni non ci sarà più alcuna distinzione, percepibile dall'utente, tra televisione e personal computer, programmi in radiofrequenza o via Internet, perciò chi sviluppa soluzioni applicative dovrà per forza confrontarsi con lo stack software DVB-MHP: accade già così per le PA che stanno testando l'impiego del digitale terrestre per servizi locali di pubblica utilità.
    Il progetto DVB è nato con le finalità dichiarate di abbattere il digital divide e di creare nuove opportunità di lavoro: sì, questo è quello che scrivevano. Anche la battaglia per il decoder unico, giocata sulla convivenza di diversi sistemi di protezione dei canali a pagamento, andava in questa direzione. Come spesso accade, però, quando vengono chiesti soldi pubblici si prospettano grandi finalità sociali ma ottenuti consenso e finanziamenti, si utilizzano per il proprio tornaconto.
    Il pericolo di un super-controllo sui contenuti è reale, le tecnologie lo permettono. Mi risultava però che il controllo del consorzio DVB fosse pubblico, facente capo al governo europeo e che le aziende che ne fanno parte potessero indirizzare le scelte, ma non imporre le proprie volontà. Mi auguro che sia ancora così. E' al suo spirito originario di utilità sociale che si deve ricondurre il progetto DVB. Per questo penso sia ottima l'iniziativa di informazione al riguardo e vi aderisco pubblicando al più presto sul mio sito (interamente dedicato al DVB Sorride ) quanto necessario.
    Un cordiale saluto.
    Nicola
  • l'informazione televisiva è una vera porcheria, pilotata e politicizzata, da qualunque parti arrivi. Le programmazioni attuali sono vomitevoli e al limite della demenza. Ma vi frega proprio tanto di vedere la televisione ?. Per assurdo..utenti ( e/o utonti ) attuali 100 ... ?.
    Al momento dell'implementazione di tutte queste belle cosette utenti = 1 o zero. Di colpo, sparisce tutto !. NON LO AVETE ANCORA CAPITO, MA IL POTERE VERO E' IN MANO NOSTRA...MA...NON LO SAPPIAMO GESTIRE, pensateci.

    Ciao
    non+autenticato
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