martedì 20 marzo 2007

Le Mani sulla Televisione Digitale

di Alessandro Bottoni - Divieto di registrazione, di copia, di condivisione, di trasferimento, obbligo di aggiornamento dell'hardware, oscuramento dei canali liberi. Questo è quanto sta accadendo nel silenzio generale

I membri del DVB Project sostengono che le tecnologie che hanno messo a punto sono destinate a proteggere i diritti legali dei produttori di contenuti. Questo però non è vero: nessuna legge nazionale o internazionale ha mai concesso ai produttori di contenuti multimediali e/o di dispositivi elettronici dei diritti così vasti per quanto riguarda il controllo sul modo in cui l'utente fruisce di questi contenuti e, di conseguenza sulla sua libertà individuale (e sul modo in cui nasce e si diffonde l'innovazione tecnologica). Né la Convenzione di Berna né le leggi nazionali sul diritto d'autore prevedono diritti così estesi.

Ad esempio, nessuna legge nazionale od internazionale riconosce al produttore di un film su DVD, od al produttore di un lettore DVD, il diritto di decidere dove, quando e da chi questo film su DVD possa essere visto. Eppure, come abbiamo appena visto, la tecnologia definita dal DVB Project prevede proprio che il produttore possa vietare la visione del film fuori dall'abitazione del cliente o persino in una stanza diversa da quella "abilitata" alla visione (cioè il dove questo prodotto viene consumato).

Questa stessa tecnologia prevede anche che il produttore possa impedire la registrazione del film trasmesso in TV e la sua visione a posteriori (cioè il quando questo prodotto viene consumato). Addirittura, questa tecnologia cerca persino di definire chi, tra parenti ed amici, abbia il diritto di vedere il film insieme al cliente autorizzato. Nessuna legislazione ha mai riconosciuto ai produttori il diritto di controllare questi aspetti della fruizione di un prodotto e della vita privata del cliente.
Ad essere più precisi, nessuna legislazione esistente ha mai riconosciuto al produttore nemmeno il diritto di limitare la visione di un film ad un preciso mercato geografico, come già avviene per i DVD. Il cliente che acquita un DVD avrebbe, teoricamente, il pieno diritto di vedere il film in qualunque paese del mondo. I trattati internazionali sul diritto d'autore e le relative leggi nazionali non prevedono limiti geografici di questo tipo.

Alcune legislazioni nazionali, tra cui quella USA e quella italiana, riconoscono il diritto del produttore di usare dispositivi hardware/software per difendere i loro prodotti dalla copia abusiva e per garantire i loro diritti commerciali ma non gli riconoscono ugualmente il diritto di limitare la fruibilità di un prodotto in un modo che eccede palesemente e largamente ciò che è previsto dalle leggi nazionali ed internazionali sul copyright.

Per questa ragione, il DVB Project ha messo a punto un piano per cambiare a proprio favore la legislazione internazionale e nazionale esistente. Questo piano consiste nella creazione di un insieme di strumenti tecnologici (il CPCM) e di metodologie di accettazione che dovranno servire come base per la futura legislazione. In particolare, l'insieme di tecnologie e di standard che il DVB Project sta creando, costringerà qualunque costruttore di dispositivi digitali a richiedere una certificazione legale e tecnologica prima che esso possa costruire o vendere dispositivi destinati a trattare contenuti multimediali di qualunque genere (film, musica, testi digitali, etc.).

Questo progetto è stato supportato negli Stati Uniti dal pesante lavoro di lobby politica portato avanti da RIAA ed MPAA per ottenere la promulgazione del Broadcast Flag Act di FCC del 2005. Questo lavoro di lobby sta continuando adesso, con energia immutata, sia presso il Governo USA sia presso il Governo dell'Unione Europea che presso il nostro Governo Nazionale.

In Italia, queste organizzazioni sono già riuscite ad ottenere diverse iniziative di legge grazie al Governo Berlusconi, tra il 2001 ed il 2006. La più nota di queste leggi è stata il Decreto Urbani sul peer-to-peer. Il risultato finale che il DVB Project, la RIAA e la MPAA intendono raggiungere è quello di avere delle leggi, internazionali e nazionali, che impongano ai produttori di dispositivi elettronici l'obbligo di aderire ai loro standard tecnologici prima di poter costruire e vendere dispositivi di (quasi) qualunque tipo.

In questo modo, produrre e vendere dispositivi che non rispettino i loro strettissimi vincoli sarà illegale e, di fatto, impossibile. Naturalmente, questo vorrà dire, tra le altre cose, che l'accesso al mercato dei nuovi produttori sarà vincolato alla accettazione dei membri del DVB project, seguendo una logica tipicamente corporativa. I termini "innovazione tecnologica", "concorrenza" e "libero mercato" saranno semplicemente spazzati via dal vocabolario (con grave danno per l'utente e per il suo portafogli).
106 Commenti alla Notizia Le Mani sulla Televisione Digitale
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  • La vera risposta a questa offensiva sono i contenuti Open e tutti quelli che li supportano!
    non+autenticato
  • Preso da www.mulotv.com

    La Tv dei bambini... ?
    Uno dei pochi meriti della televisione è quello di far conoscere, nel
    bene e nel male.

    È infatti grazie alla Tv se ora il Paese è reality-dipendente, è grazie
    ad essa se siamo assuefatti di una droga che probabilmente sopravviverà
    alle sue rivali, sintetiche e non.

    Ma è anche suo il merito di averci
    fatto conoscere serie televisive come "I Simpson", un colosso della
    comicità perennemente al vertice per ascolti e longevità; più
    recentemente sono sbarcati in Italia anche "I Griffin", un approccio
    meno "giallo" alla tipica famiglia americana, ma certamente più cinico e
    demenziale.

    Sono questi i cartoons statunitensi che possono vantarsi di aver
    effettivamente esportato qualcosa, e in questo caso parliamo di umorismo
    allo stato brado.

    Il genio dei creatori è senz'altro apprezzabile sotto
    molti aspetti e da innumerevoli punti di vista: emblematico vedere 3
    generazioni sorridere ad intermittenza, a seconda dell'età della
    battuta; in un episodio troviamo infatti scherzi che fanno crollare i
    bimbi a terra dal ridere, amare verità la cui ironia fa semplicemente
    impazzire l'uomo medio, e chicche che solo gli over50 possono
    riconoscere, con meraviglia, all'interno di un cartone animato.

    Può accadere però che una tale sinergia generazionale convenga in
    battute "da adulti" e desti l'attenzione dei più piccoli; ma sta lì il
    buon senso dei genitori, nel tralasciare l'argomento finché i propri
    figli non saranno pronti ad affrontarlo.

    Va detto che, mentre ne "I
    Simpson" sia tutto velato da un leggero doppio senso, ne "I Griffin" il
    canale preferito è quello franco e diretto: quel sarcasmo esplicito e
    talvolta crudo ricercato da una buona fetta di pubblico.

    Solo chi ama realmente l'arguzia di questi disegni si accorge delle
    diverse anime che si celano in essi; per questo motivo i boss delle
    emittenti televisive, presi ad ammassare i ricavati su pile di oro, non
    si curano eccessivamente della multietnicità del prodotto e, nel caso in
    cui qualche associazione si lamenti di una parola fuori luogo, la
    eliminano.

    Il taglio, di fatto, è la risposta a tutto: così, sventrata
    la natura del cartone, il pacchetto è pronto per gli spettatori.

    E chi
    se ne frega se ora possa sembrare snaturato, attira pur sempre audience!

    Ricordate: semmai dovesse sembrarvi che il televisore stia facendo del
    bene, state pur certi che lo sta facendo male.

    telesuono@mulotv.com
    non+autenticato
  • Niente di quello che ho letto è impossibile da "raggirare".
    Certo, è una situazione assurda, ma in linea con quello che sta succedendo qui e negli altri paesi a livello di proprietà intelettuale, e sono d'accordo per agire prima che tutto questo diventi realtà.
    Ma il sistema dvb è vecchio, conosciuto, buggato già per conto suo, basta confrontare i vari pid per le definizioni dei canali dei vari provider per capire che ognuno ha una sua interpretazione del dvb (ad esempio pid 0x10,0x11,0x12).
    Questo che verrà col nuovo standar sarà solo un altro sistema per proteggere le trasmissioni, cosa che avviene già su altri provider senza che ne parli nessuno. La stessa sky usa un sistema di trasmissione a maggior compressione protetto per le registrazioni, un sistema che non mi sembra funzionare molto bene, a parte per mettere in crisi vecchi decoder.

    Ma se il nuovo sistema sara' modificato solo per aggiungere protezioni alla visione, sarà una delusione totale. Perchè sono semplici modifiche a livello di firmware di un decoder, e niente di più, e ora sono molti in grado di modificare questi firmware.

    Dovrebbero invece aprire gli occhi e accorgersi che 48 bit di blockstream e blockcipher sono veramente pochi di questi tempi.

    ciao
    >|
    non+autenticato
  • A metà articolo stavo già per scrivere la mia piena condivisione dei timori espressi, per non dire dell'indignazione. Alla fine dello stesso ho visto anche come sostenere l'iniziativa. Conosco da qualche anno lo standard DVB e ne sono in parte un entusiasta sostenitore: le sue potenzialità nel processo di integrazione delle tecnologie digitali sono infatti altissime. Sono già in molti oggi ad acquisire, con un unico PC, i segnali satellitari e terrestri insieme alla tv via internet, ritrasmettendoli poi su tutti gli apparati di casa. Entro pochi anni non ci sarà più alcuna distinzione, percepibile dall'utente, tra televisione e personal computer, programmi in radiofrequenza o via Internet, perciò chi sviluppa soluzioni applicative dovrà per forza confrontarsi con lo stack software DVB-MHP: accade già così per le PA che stanno testando l'impiego del digitale terrestre per servizi locali di pubblica utilità.
    Il progetto DVB è nato con le finalità dichiarate di abbattere il digital divide e di creare nuove opportunità di lavoro: sì, questo è quello che scrivevano. Anche la battaglia per il decoder unico, giocata sulla convivenza di diversi sistemi di protezione dei canali a pagamento, andava in questa direzione. Come spesso accade, però, quando vengono chiesti soldi pubblici si prospettano grandi finalità sociali ma ottenuti consenso e finanziamenti, si utilizzano per il proprio tornaconto.
    Il pericolo di un super-controllo sui contenuti è reale, le tecnologie lo permettono. Mi risultava però che il controllo del consorzio DVB fosse pubblico, facente capo al governo europeo e che le aziende che ne fanno parte potessero indirizzare le scelte, ma non imporre le proprie volontà. Mi auguro che sia ancora così. E' al suo spirito originario di utilità sociale che si deve ricondurre il progetto DVB. Per questo penso sia ottima l'iniziativa di informazione al riguardo e vi aderisco pubblicando al più presto sul mio sito (interamente dedicato al DVB Sorride ) quanto necessario.
    Un cordiale saluto.
    Nicola
  • l'informazione televisiva è una vera porcheria, pilotata e politicizzata, da qualunque parti arrivi. Le programmazioni attuali sono vomitevoli e al limite della demenza. Ma vi frega proprio tanto di vedere la televisione ?. Per assurdo..utenti ( e/o utonti ) attuali 100 ... ?.
    Al momento dell'implementazione di tutte queste belle cosette utenti = 1 o zero. Di colpo, sparisce tutto !. NON LO AVETE ANCORA CAPITO, MA IL POTERE VERO E' IN MANO NOSTRA...MA...NON LO SAPPIAMO GESTIRE, pensateci.

    Ciao
    non+autenticato
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