WiMax, lo spettro radio non è scarso

di Francesca Re - Il ricorso alle licenze sullo spettro limiterà la diffusione del WiMax senza una vera ragione. L'innovazione interviene sulla disponibilità di frequenze. E questo cambia tutto

Roma - Nell'infuocato dibattito sull'assegnazione delle licenze WiMax e su chi debba disporne e come, si rischia di perdere di vista il punto fondamentale: chi ha diritto a quelle frequenze? Un nodo che il diritto già risolve, imponendo che sia la legge a dover definire non tanto chi può usare il bene pubblico, ma le modalità con cui chiunque possa utilizzarlo per generare capacità trasmissiva massima.

Perché? Basta fare un salto indietro. Prima di tutto è bene sapere che le emissioni delle onde elettromagnetiche che consentono la telecomunicazione costituiscono energie, pertanto beni mobili ex art. 814 c.c. Se un tempo si riteneva l'etere un bene comune, di tutti, e si doveva all'abbondanza rispetto alle esigenze dei privati, le cose sono cambiate nel 1976: la Corte Costituzionale (sentenza n. 202/1976) dichiara "costituzionalmente illegittimo" il monopolio RAI e di fatto liberalizza le trasmissioni radiofoniche e televisive su scala locale. Ciò da vita ad un proliferare di emittenti, per cui dall'abbondanza dello spettro si passa alla sua scarsità.

Tutto questo porta alla legge 223 del 1990, in cui l'etere viene dichiarato bene pubblico e, in quanto tale, sottratto all'uso generale: in altre parole è possibile utilizzarlo solo dietro autorizzazione specifica (licenza, concessione). E la competenza in materia, in base alla legge sulle comunicazioni del 2001, è ora del ministero delle Comunicazioni. Quale patrimonio indisponibile dello Stato, dunque, l'utilizzo delle frequenze per finalità di impresa non può che essere realizzato tramite licenza.
Tutto bene? Non proprio. Lo spettro oggi viene considerato scarso, e dunque ha quella che viene definita rilevanza giuridica, perché la sua scarsità può provocare conflitti tra privati (cfr. "ofemilità" - termine proposto dal sociologo economista Vilfredo Pareto). La verità, però, è che lo spettro non è scarso.

Il passaggio oramai quasi completo da trasmissioni prettamente analogiche a trasmissioni quasi interamente digitali ha ripercussioni troppo profonde per essere affrontato in modo monocorde in chiave solo giuridica, economica o tecnologica: non è un semplice avanzamento tecnologico appannaggio dei tecnologi, o un nuovo modo con cui gli economisti possono alimentare l'economia, o uno strumento per aiutare governativamente i digital-divisi, ma una vera e propria rivoluzione profondamente poliedrica!
Come ha dimostrato David P. Reed all'Autorità TLC americana (la FCC), i risultati scientifici contro-intuitivi della teoria dell'informazione in ambienti multiutente dimostrano che continuare a regolare lo spettro radio nell'ottica della scarsità è proprio ciò che ne determina la scarsità.

In altre parole: lo spettro radio non è scarso di per sé, ma è la legge stessa che confondendo la limitatezza dello spettro con la scarsità della capacità trasmissiva risultante dall'approccio tradizionale, lo rende scarso e quindi finisce per limitarne il valore.

Se si prende atto delle nuove risultanze scientifiche - fisica, teoria dell'informazione - e delle nuove possibilità tecnologiche (ndr: WiMax 74mbit a 50km con soli 30 dollari per apparato) per un uso più proficuo dello spettro radio, il tutto esaltato dalle nuove necessità popolari (il pubblico interesse) che premono sempre più con petizioni e blog per una ridefinizione delle strutture di mediazione - alias operatori - forse sarebbe opportuno un nuovo intervento legislativo in materia.

La dimostrata non-scarsità dello spettro radio deve indurre il legislatore a riconsiderarne la natura giuridica. Se la scarsità non è più un attributo di rilievo, ciò che va normato è semmai l'utilità economica della capacità trasmissiva. La norma, ripeto, dovrebbe quindi definire non tanto chi può usare il bene pubblico, ma le modalità con cui chiunque può utilizzarlo per generare capacità trasmissiva massima, che è il modo più utile in assoluto.

Non si tratta di tornare all'idea di uno spettro radio come bene comune di tutti, quanto invece disporre in modo illuminato di un bene che necessita di una norma che ne garantisca l'armonica fruibilità della collettività.

Seguendo un concetto caro al professor Stefano Rodotà, le regole, per essere seguite e rispettate armoniosamente non possono precedere la vita, ma debbono seguirla ed assecondarla. Il progresso tecnologico rappresenta una delle esternazioni primarie dell'intelletto umano, e necessita di una regolamentazione continua che ne segua gli sviluppi, ma soprattutto che non ne impedisca la fruibilità finendo per rallentare lo sviluppo della società.

Francesca Re
Meganetwork.org

41 Commenti alla Notizia WiMax, lo spettro radio non è scarso
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  • sto cercando materiale per una tesi sul wimax, sapreste indicarmi dove posso reperire tutte le informazioni possibili?
    E' la prima volta che entro su questo forum e vorrei capire come funziona.
    potreste aiutarmi ad utilizzarlo bene?
    Grazie
  • "bene pubblico e, in quanto tale, sottratto all'uso generale"

    Questa me la sono segnata.

    Res nullius - cosa di nessuno - tutti la possono usare.

    Res publica - cosa di tutti - nessuno se ne può servire.

  • - Scritto da: Gatto Selvaggio
    > "bene pubblico e, in quanto tale, sottratto
    > all'uso
    > generale"
    >
    > Questa me la sono segnata.
    >
    > Res nullius - cosa di nessuno - tutti la possono
    > usare.
    >
    > Res publica - cosa di tutti - nessuno se ne può
    > servire.

    Controlla sul codice civile, artt. ottocentoequalchecosa... in sostanza una cosa res communes omnium (come prima della sentenza riguardante il monopolio RAI) è una cosa che essendo sovrabbondante non può creare problemi tra le persone (se ce n'è in abbondanza per tutti fino a scoppiare... che litighiamo a fare?). Se una cosa però è scarsa, non basta per tutti, ma tutti ne devono fruire (magari perchè è indivisibile, o sussistono motivi validi per non darla MAI a nessuno ma al massimo "concederla" per un periodo limitato di tempo) o è un bene demaniale (sempre artt. ottocentoequalchecosa), nei quali rientrano i beni elencati (l'elencazione è tassativa, cioè tutto ciò che non è elencato non è demanio) oppure sono patrimonio pubblico indisponibile (l'artt. successivo a quello sul demanio, mi pare)... che viene regolato in base alle peculiarità del bene... credo (ma bisognerebbe chiedere ad un giurista) che l'equazione "Res publica = cosa di tutti = nessuno se ne può servire" non sia immediata ma solo un risultato della solita abitudine italiana di abbandonare il principio del pater familias necessario al funzionamento della civil law... per abbracciare la logica dei furbetti del quartierino... per la quale uno dei corollari impone al legislatore che si neghi tutto per far si che solo pochi possano fare quello che agli altri è negato...

    Mi scuso se sono approssimativo ma un po' per mancanza di conoscenza giuridica, un po' per mancanza di tempo, più di così non posso fare. Ho solo letto l'articolo integrale di Francesca che è stato stringato per venire in contro ai lettori di PI (che sono eterogenei, informatici, ingegneri, giuristi, appassionati), ed ho cercato di riassumere il discorso che faceva sui beni pubblici. Se avete bisogno di dettagli o comunque di precisione maggiore scrivete a lei!

    ciao

    Michele
  • Ciao! Leggendo in vari siti di informazione, blog, esperti di diritto e diretti interessati (utenti e compagnie telefoniche) mi sono fatto un'idea sull'argomento.

    Leggendo un blog di uno pseudo economista l'altro giorno ho letto con i miei occhi un "disinteressato" sostenitore dell'adozione di licenze per poter operare nel wimax. Mi chiedevo come mai sostenesse le licenze (come l'umts) se lui personalmente non ha alcun vantaggio economico, ma anzi come utente potrebbe utilizzare in un prossimo futuro una tecnologia libera su frequenze libere a basso costo o addirittura gratis.
    La sua tesi e' che se un bene di tutti e dello stato viene svenduto, soprattutto ad aziende, abbassiamo anche il valore del servizio.
    Secondo me il valore del wimax e' indipendente dal valore economico di mercato.

    Secondo una stima recente per collegare alcuni hotel e zone turistiche alpine, fastweb ha speso qualche migliaio di euro per collegare 50Mbit/s e servizi di VoIp... cifre irrisorie rispetto ad un impianto UMTS...non trovate?!
    Altre stime approsimative stimano una spesa di 400 milioni per coprire tutta italia in banda larga (con 3500 antenne tenendo presente che una antenna coprirebbe circa 50 km2)
    400 milioni sono pochissimo per una compagnia di telefonia mobile o ISP, ma se tu vai a gonfiare questo costo (come per la benzina per esempio) con tasse o licenze.... bhe questa economicita' va a farsi benedire e gli isp dovranno introdurre delle tariffe e rischiamo di trovarci quasi nella stessa situazione dell'umts (30 euro al mese per avere praticamente niente se si fa la flat internet)
    Prendendo come esempio servizi di condivisione di banda come Fon, che si ispirano alla condivisione... bhe 400 milioni di euro sono praticamente 50-100 euro a testa per 3-7 milioni di navigatori internet.... secondo me risulta molto meglio che ogniuno compri un piccolo access point e condivida la sua banda (che usa da postazione fissa e potra' riceverla in cambio gratis quando si trovera' in mobilita').

    Adesso credo che 3-7 milioni di utenti siano molti, ma l'utenza internet in italia sta crescendo a dismisura e la condivisione ci ha insegnato che sa sorprenderci in questi anniSorride

    Per chi volesse ricordarmi che le leggi italiane vietano la trasmissione in pubblico di segnali wifi....beh lo so, ma consiglio di farsi un giretto anche solo con il wifi (quindi corto raggio) e vedere quante reti aperte o condivise ci sono che coprono anche interi parchi o piazzali.
    Nel caso del wimax basterebbe anche un solo access point aperto ogni pochi km per dare una continuita' alla copertuaSorride

    Voi cosa ne pensate?

    Marco
    non+autenticato
  • - Scritto da:
    > Ciao! Leggendo in vari siti di informazione,
    > blog, esperti di diritto e diretti interessati
    > (utenti e compagnie telefoniche) mi sono fatto
    > un'idea
    > sull'argomento.
    >
    > Leggendo un blog di uno pseudo economista l'altro
    > giorno ho letto con i miei occhi un
    > "disinteressato" sostenitore dell'adozione di
    > licenze per poter operare nel wimax. Mi chiedevo
    > come mai sostenesse le licenze (come l'umts) se
    > lui personalmente non ha alcun vantaggio
    > economico, ma anzi come utente potrebbe
    > utilizzare in un prossimo futuro una tecnologia
    > libera su frequenze libere a basso costo o
    > addirittura
    > gratis.
    > La sua tesi e' che se un bene di tutti e dello
    > stato viene svenduto, soprattutto ad aziende,
    > abbassiamo anche il valore del servizio.
    >
    > Secondo me il valore del wimax e' indipendente
    > dal valore economico di
    > mercato.
    [...]
    > Voi cosa ne pensate?

    Che hai toccato il punto Marco, più di quanto tu possa immaginare (forse sai più di quanto dici, ma io non posso saperlo se non ci dici di più e non ti firmi con nome e cognome!).
    Ci sono dei fondamentalisti dell'economia che confondono pericolosamente il valore con il profitto.
    Ciò che permette all'economia di allargare il benessere ad una quantità più ampia di persone (come è accaduto nel secolo scorso) è la capacità del liberismo di "generare valore", non la necessità dei capitalisti di "consumare profitto". Sono due facce della stessa medaglia, ma devono essere in equilibrio altrimenti si passa prima alle bad apples, poi ai totalitarismi (che come conseguenza alimentano le derive anarchiche più pericolose e lo scontro sociale piuttosto che l'incontro), e infine alle rivoluzioni... e siamo già in transizione tra le prime e i secondi... io credo fermamente che questo che ho appena sintetizzato qui sopra possa essere ricondotto al principio di uguaglianza sostanziale (Costituzione, art. 3, comma 2) e pertanto deve essere difeso con i denti e con le unghie come e più si deve difendere la bandiera e la nostra patria. Non sono un giurista, non ho un titolo per dirlo, ma sono un italiano, la Costituzione è la mia, e farla rispettare per quanto mi è concesso capirla è un mio diritto. IMHO.

    E mi sembra che gonfiare il PIL (costi reali + licenze + trafila di parassiti + cammion che viaggiano avanti e indietro vuoti + ... è quella cosa che gonfia i costi per gonfiare il PIL) per poter dire in televisione che il Paese va da dio, è un'epoca che non si sarebbe MAI dovuta aprire e che quindi è ora che sia terminata il più velocemente possibile. Quella è l'economia (oikos nomos) di chi fa comodo usare il PIL (che è un mezzo, e non un fine), con ogni mezzo (vedi le "buche di keynes" scavate con le bombe intelligenti in giro per il mondo da quando Roosvelt si inventò il New Deal), piuttosto che altri indici macroeconomici, non di chi ha a cuore l'amministrazione (nomos) della propria casa (oikos), come lo Stato, il nostro Stato dovrebbe essere. E' una pratica incivile.

    Perchè devio così tanto off-topic? Perchè come dici tu:

    > il valore del wimax e' indipendente
    > dal valore economico di
    > mercato.

    E aggiungo io: (il valore, e quindi il wimax) deve essere sfruttato in un'ottica di mercato.
    Così le due componenti sono in equilibrio: creiamo valore massimo, e poi (DOPO) lo monetizziamo. Questo è benessere 100%, non economia liberale di cui riempirsi la bocca per poi fare un uso esclusivo di una risorsa pubblica tagliando fuori tutti gli altri anche quando la collaborazione può portare ad un benessere maggiore (e regolato da un'ottica implicitamente meritocratica). E' il massimo a cui possiamo aspirare e non ci voglio rinunciare.

    Sto vagliando l'ipotesi di pubblicare la versione integrale dell'articolo di Francesca su Meganetwork.org (ora le mando una mail per chiederle la pubblicazione); perchè lì l'argomento è trattato con una maggiore precisione "giuridica" (PI è una testata d'informazione, e per un audience eterogenea, ma per gli approfondimenti bisogna dilungarsi con forma e contenuti che risultano difficili da digerire ai più).
    In attesa di una risposta di Alessandro Bottoni (che è l'unico ad aver argomentato correttamente le sue posizioni; vedi suo commento in un altro thread di questo forum) al mio invito a continuare la discussione, ti invito ad iscriverti al forum ISOC, strumento che più di ogni altro al momento mi sembra consono alla discussione... sempre che i padroni di casa abbiano la pazienza di ospitarla... (sono certamente disponibili, ma non vorrei che magari gli iscritti possano risultare infastiditi da un'onda anomala di mail e mi dispiacerebbe disturbarli!). Devo trovare un po' di tempo per finire l'installazione di mailman e l'integrazione con il resto del software installato sul nostro server... altrimenti avrei già aperto una ml senza disturbare nessun altro! Ma sai com'è... se fossimo qualcuno in più... lavoreremmo più spediti... tu che fai nella vita? Sei un informatico? Perchè non ti aggreghi alla nostra allegra combriccola?

    ciao

    Michele

    p.s.: credo di aver letto lo stesso articolo dello pseudo-economista... ma in fin dei conti a parte quelli che hanno una laurea in economia, non siamo tutti un po' pseudo-economisti? Anche una casalinga è una pseudo-economista! Dai... confrontiamoci costruttivamente (tralasciamo "pseudo" e argomentiamo le idee con metodo)... pure quando (come mi succede troppo spesso) qualcuno ci fa prendere i famosi "cinque minuti"...
  • Lo spiego al meglio delle mie possibilità qui:

    http://www.oceanidigitali.it/drupal/is_spectrum_un...

    Come dico nell'articolo, sono un ignorantone in materia e spero che gente più qualificata di me intervenga nel didattito.

    Tuttavia, le slide di Reed parlano chiaramente di una possibile, nuova rete p2p o mista, non del Wi-MAX o di altre tecnologie affini che già esistono.
  • - Scritto da: alexbottoni
    > Lo spiego al meglio delle mie possibilità qui:
    >
    > http://www.oceanidigitali.it/drupal/is_spectrum_un

    Ho già letto la posizione del Partito Pirata tempo fa. E avrei voluto scrivere, ma non ho trovato il tempo per scrivere una mail argomentando le mie posizioni, e poi me ne sono dimenticato e la cosa è passata in cavalleria.

    Lì non si può commentare. Però preferirei farlo dove si conoscono gli interlocutori, perchè da anonimi la gente tende a sparare senza nemmeno tentare di argomentare degnamente...

    > Come dico nell'articolo, sono un ignorantone in
    > materia e spero che gente più qualificata di me
    > intervenga nel
    > didattito.

    Alessandro, non fare il modesto e parliamo al meglio delle nostre possibilità senza essere bacchettoni. Nessuno sa tutto, ma entrambi ci impegnamo a confrontarci onestamente (e lo so perchè leggo da anni i tuoi articoli, per me sono stati una preziosa risorsa in tutto questo tempo).
    Perchè non alimentiamo questo dibattito sul forum ISOC? Lì ci sono tante persone, molte magari partigiani interessati ma che hanno i loro argomenti interessanti, che sicuramente possono aggiungere contributi preziosi.
    O sulla wiki? 5 minuti e ne tiro su una apposita...

    > Tuttavia, le slide di Reed parlano chiaramente di
    > una possibile, nuova rete p2p o mista, non del
    > Wi-MAX o di altre tecnologie affini che già
    > esistono.

    No, le slides di Reed parlano dell'illusione della scarsità dello spettro radio, nuda e cruda illusione. Le implicazioni sono applicabili a tutto lo spettro radio... da 1Hz a 60-70-100-e-rotti ghz usabili per trasportare informazione. In alcune "zone dello spettro" (diciamo 500Khz - 10Ghz?) le sue teorie possono essere applicate, in altre rimangono teoria per questioni accessorie che ne impediscono la concretizzazione.
    Ma non si riferiscono a reti p2p o miste o wimax o altro... semplicemente includono "qualsiasi cosa veicoli informazione su onde radio"...

    ciao

    Michele
  • Finalmente un po' di buon senso.
  • invito tutti prima a leggere ke informazioni tecniche del wimax e scaricare la documentaznione di Intel prima.

    http://www.wi-max.it

    salve
    non+autenticato
  • Quello che dice può essere vero nel caso in cui ci sia una totale collaborazione tra operatori ed utenti.
    Quello che dice può essere infatti vero se tutti rinunciano volontariamente ad usufruire di parte della copertura offerta dalla tecnologia, però se il bello del wimax sta nell'avere coperture ampie, perché mai gli operatori dovrebbero voler diminuire volontariamente questa copertura?
    non+autenticato

  • - Scritto da:
    > Quello che dice può essere vero nel caso in cui
    > ci sia una totale collaborazione tra operatori ed
    > utenti.
    > Quello che dice può essere infatti vero se tutti
    > rinunciano volontariamente ad usufruire di parte
    > della copertura offerta dalla tecnologia, però se
    > il bello del wimax sta nell'avere coperture
    > ampie, perché mai gli operatori dovrebbero voler
    > diminuire volontariamente questa
    > copertura?

    E... scusa... perchè mai gli "operatori" dovrebbero essere sempre i soliti noti????
    non+autenticato
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