Roma - Una curiosa
pulce robotica sarà presentata la settimana prossima a Roma dalla giovane ricercatrice americana
Sarah Bergbreiter (foto in basso) dell'Università di Berkeley, in occasione della
conferenza annuale IEEE su robotica e automazione.
Secondo i
test preliminari condotti in laboratorio, queste micromacchine sarebbero in grado di spiccare
balzi di 200 millimetri in altezza e ben quaranta centimetri in lunghezza: quanto basta per spostarsi praticamente su qualsiasi terreno.

Il meccanismo alla base di questa incredibile agilità è basato su quello che
Engadget definisce scherzosamente "l'elastico più piccolo del mondo": un elastomero lungo due millimetri e largo appena nove micron viene
ricavato dal silicone grazie ad un laser infrarosso, e quindi agganciato a due piccolissimi uncini (in foto) con il solo ausilio di pinzette e un microscopio stereoscopico.
Secondo Bergbreiter, è un po' come giocare all'
Allegro Chirurgo: solo che i pezzetti sono un po' più piccoli e il tutto risulta leggermente più complicato. L'operazione di tenditura avviene grazie alle
MEMS (Micro Electro-Mechanical Systems) realizzate su una base di silicio dalla stessa Bergbreiter.
Uno dei problemi essenziali di questo tipo di macchine è il consumo: in uno spazio ridotto è
difficile stivare una gran riserva di energia, ma la soluzione in questo caso è una microscopica cella fotovoltaica (realizzata nei laboratori del
Berkeley Smart Dust Project), unita ad un accumulatore basato su una proteina chiamata
Resilin. In questo modo le micropulci possono
ricaricarsi dopo ogni salto e prepararsi per il successivo.
L'intero automa, comprensivo di un microcontrollore appositamente sviluppato, batterie, celle solari e motori, è lungo appena
sette millimetri e pesa circa dieci milligrammi. Un
balzo in avanti rispetto ai precedenti prototipi presentati dallo stesso laboratorio: si trattava in
quel caso di una sorta di formica artificiale lunga nove millimetri, con solo due gambe e quasi incapace di muoversi.

Bergbreiter resta comunque convinta di essere in grado di
ridurre le dimensioni fino ad un millimetro, avvicinandosi sempre di più a quelle di una vera pulce: la diminuzione del peso e delle dimensioni consentirebbe un grosso vantaggio funzionale, permettendo un grande incremento nell'ampiezza dei salti e
abbassando il fabbisogno energetico della macchina.
Quale sia il valore di questa invenzione, lo chiariscono gli stessi scienziati sul
sito del progetto: la creazione di una rete di microsensori disposti sul terreno permetterebbe un netto miglioramento nell'
esplorazione di terreni inospitali o nuove applicazioni nel
controllo ambientale. Una visione futuristica immagina robot e microrobot impegnati in
missioni spaziali su pianeti poco adatti all'uomo o molto distanti dalla Terra.
In dimensioni ancora più ridotte, sono
moltissime anche le
applicazioni militari delle
nanotecnologie. La cosiddetta
Smart Dust sarebbe infatti in grado di svolgere perfettamente i compiti di
sorveglianza e spionaggio, restando completamente invisibile per le sue "vittime".
Qualcuno si spinge ad ipotizzare che questi strumenti possano essere impiegati anche dai terroristi per attaccare la popolazione: una ipotesi che allo stato attuale pare poco probabile. Sebbene questo tipo di dispositivi possa venire
collocato sul terreno con un semplice aereo da turismo, si tratta per il momento di prototipi in larga parte non funzionanti e prodotti un esemplare alla volta nei laboratori di ricerca.
A riprova dell'interesse dei militari per questo tipo di tecnologie, uno dei principali sponsor del progetto è
DARPA (la divisione dei progetti avanzati del Pentagono), che
da sempre compare tra i finanziatori di studi scientifici con possibili sviluppi militari.
Per conoscere tutte le novità e i
rischi collegati allo sviluppo di nano e microtecnologie, l'appuntamento è dal 10 al 14 Aprile presso la
Pontificia Università San Tommaso D'Aquino di Roma.
Luca Annunziata