I blogger come il mercurio

di Saverio Manfredini - La blogosfera è sempre più il vero termometro del progresso, soprattutto in quei paesi in cui l'unica innovazione che si concepisce è quella tecnologica. Ma la comunità internazionale preferisce chiudere gli occhi

Roma - C'è chi dice che non impareranno mai, di certo il governo della Malaysia non fa una bella figura con la sua crociata contro i blogger. In un paese in cui la stampa viene tenuta sotto stretto controllo e il cui Governo da almeno un decennio predica la rivoluzione digitale, desta una certa sensazione leggere di nuovi attacchi di esponenti di primissimo piano nelle istituzioni contro una blogosfera in continua espansione, per sua natura personale e assai più libera dei media mainstream.

Zainuddin Maidin, ministro dell'Informazione malese, non più tardi di giovedì scorso ha dichiarato che i blogger devono essere autorizzati come già avviene per la stampa tradizionale, e proprio come la stampa tradizionale devono essere sottoposti a controlli. Fosse solo questo. Secondo Maidin ci sono blogger che mentono per sovvertire il Governo e, si legge in un dispaccio dell'agenzia di stato Bernama, "scrivono e operano per acquisire più potere".

Due giorni dopo, il ministro delle Comunicazioni Lim Keng Yaik ha dichiarato che si "agirà" contro i blogger "irresponsabili". "Non interferiamo con i loro diritti - ha fatto sapere dalle colonne del New Straits Times, giornale vicino al Governo - ma se si comportano in modo irresponsabile, noi quei diritti li cancelliamo".
Tutto ciò non stupisce, naturalmente, sono mesi che Kuala Lumpur rende pubblica la propria idiosincrasia per quella che non ritiene libertà di espressione ma metodi sovversivi di diffusione dell'informazione. Le testimonianze dirette dei blogger, il loro riprendere le news sgradite al regime, il fatto che la blogosfera malese sia sempre più ricca e sempre più seguita indispettiscono il potere. Ciò che muove il Governo non è che la medesima ansia da blogging che attanaglia altri regimi, come quello cinese o quello saudita.

La verità è che la Malaysia, come la Cina, sta spingendo sull'acceleratore tecnologico da lungo tempo nella speranza di proiettare il paese in un'epoca di maggiore ricchezza e lo sta facendo con un certo successo: le classifiche internazionali dell'innovazione, come quella del World Economic Forum, riconoscono al paese un dinamismo tecnologico di alto livello. E lo sanno bene anche le molte imprese occidentali che, dopo anni di tentennamenti, stanno ora scoprendo un territorio fertile per i propri investimenti e per la delocalizzazione della produzione ad alto tasso tecnologico.

I blogger sotto scacco in Malaysia rappresentano un nuovo termometro della capacità della comunità mondiale di fare i conti con il concetto stesso di sviluppo. L'organizzazione mondiale del commercio, il WTO, ha aperto le porte alla Cina, presto lo farà anche con la Russia, e la Malaysia c'è dentro ormai da anni. Per rimanerci deve solo dimostrare di aderire ad una serie di regole, prima tra tutte il rispetto della proprietà intellettuale: a Kuala Lumpur non serve l'apertura politica e sociale, bastano due cani sniffaCD per far risaltare sui media di mezzo mondo la propria buona volontà.

Ci viene ripetuto ad ogni pié sospinto che non è il WTO la sede per parlare di diritti civili, ma quello che non viene detto è che una sede alternativa non c'è. La leva economica e i vantaggi dell'accesso al WTO sono nei fatti uno dei pochi, se non l'unico vero strumento di possibile cambiamento a disposizione della comunità internazionale. Ma è necessario che questa sia interessata ad associare al concetto di sviluppo economico anche quello di progresso. Ed è notizia di ieri che Washington ha presentato al WTO due denunce contro la Cina: Pechino non rispetta, secondo gli statunitensi, il copyright. Un vero peccato che ci sia solo questo da contestare al regime cinese: il termometro oggi segna temperature sotto lo zero.

Saverio Manfredini

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3 Commenti alla Notizia I blogger come il mercurio
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  • Insomma, i blog sono un esperienza personale o collettiva? meglio: sono un fattore fi crescita più personale o più collettiva.
    Siccome non ho dubbi che siano un fatto positivo dal punto di vista personale, lo sono indirettamente anche come fatto sociale collettivo. Ma questo non mi basta. Esiste evidentemente un'ancor forte spinta al particolare che impedisce a questi blogger dei paesi a forte "coercizione sociale" di divenire esperienza collettiva vera e diventare indominabili e condizinanti. La tecnologia non mancherebbe per rendere queste esperienze vere linfe di una società. Evidentemente il "blocco" culturale è lo stesso che vive chi apre un proprio blog e ne "misura" il successo in funzione delle visite che riceve senza accorgersi che il vero successo è il blog per se(stesso).

  • - Scritto da: whitemagic
    > Insomma, i blog sono un esperienza personale o
    > collettiva? meglio: sono un fattore fi crescita
    > più personale o più
    > collettiva.
    > Siccome non ho dubbi che siano un fatto positivo
    > dal punto di vista personale, lo sono
    > indirettamente anche come fatto sociale
    > collettivo. Ma questo non mi basta. Esiste
    > evidentemente un'ancor forte spinta al
    > particolare che impedisce a questi blogger dei
    > paesi a forte "coercizione sociale" di divenire
    > esperienza collettiva vera e diventare
    > indominabili e condizinanti. La tecnologia non
    > mancherebbe per rendere queste esperienze vere
    > linfe di una società. Evidentemente il "blocco"
    > culturale è lo stesso che vive chi apre un
    > proprio blog e ne "misura" il successo in
    > funzione delle visite che riceve senza accorgersi
    > che il vero successo è il blog per
    > se(stesso).


    Che analisi profonda! E soprattutto chiara, lucida documentata e ben esposta.

    Che stile!

    Che interessante!
    non+autenticato
  • Doveva essere proprio roba buona...
    Occhiolino
    Comunque quoto.
    non+autenticato