Invenzioni, le vite dei più grandi

Le grandi innovazioni della tecnologia nelle storie personali dei loro inventori. Un libro esplora le vite dei pionieri della tecnologia e della scienza, da Arthur Clarke a Nikola Tesla. PI intervista Carlo Gubitosa

Roma - Charles Babbage, inventore del primo calcolatore meccanico, morto in disgrazia dopo essere stato considerato pazzo dai suoi contemporanei; Alan Turing, ideatore del modello concettuale dei moderni calcolatori, suicidatosi per le persecuzioni subite a causa della sua omosessualità; Phillip Katz, ritrovato cadavere in un albergo accanto a bottiglie vuote di liquore prima che la comunità scientifica potesse apprezzare i frutti del programma Pkzip, precursore nella compressione dei file. Sono tre delle storie raccontate da Carlo Gubitosa nel suo ultimo libro Hacker, scienziati e pionieri: storia sociale del ciberspazio e della comunicazione elettronica, edito da Stampa Alternativa. Il segretario di Peacelink ricostruisce alcune grandi invenzioni della scienza contemporanea ("salti di civiltà" li definisce nel libro), dall'elettronica all'informatica, alle telecomunicazioni, guardandole da una visuale insolita: le vicende personali dei loro ideatori, nella maggior parte dei casi rimaste nell'ombre a vantaggio di chi su quelle invenzioni ha saputo costruirci un nuovo business.

Punto Informatico ha intervistato Gubitosa, attualmente impegnato nella sua attività professionale di ingegnere in Repubblica Domenicana per un progetto della Commissione Europea.

Punto Informatico: Da Thomas Edison che non ha inventato la lampadina a Bill Gates, bravo sì a sviluppare il sistema Ms-Dos ma sfruttando invenzioni di altri: a prima vista il libro sembra una demistificazione delle invenzioni che caratterizzano la scienza contemporanea. È così?
Carlo Gubitosa: Nel libro non ho voluto attaccare le certezze acquisite, ma solo ricostruire con rigore scientifico e analisi storiche il dietro le quinte delle grandi invenzioni, raccontando la vita, spesso non esaltante, di chi vi ha lavorato.
PI: C'era bisogno di un libro del genere?
CG: L'idea di far luce sui salti di civiltà che hanno caratterizzato la civiltà contemporanea è nata durante gli studi universitari, quando mi sono imbattuto nella storia di Ludwig Boltzmann, un martire della scienza schiacciato sotto il peso del proprio genio. Lo studioso austriaco, le cui invenzioni si sono rivelate fondamentali nello sviluppo della chimica moderna, dovette lottare in vita con una comunità scientifica incapace di comprendere la portata innovativa della teoria cinetica che oggi porta il suo nome, tanto da scegliere la strada del suicidio. Da lì è partito un lavoro di ricerca parallelo agli studi scolastici, culminato in questo libro.

PI: Il lavoro che avrebbe fatto uno storico...?
CG: Non proprio. Il mio intento principale è rendere merito a gente che ad esempio oggi ci permette di fare questa telefonata intercontinentale quasi gratis. Gente che non ha potuto ottenere in vita il riconoscimento che avrebbe meritato.

PI: Quali sono le fonti a cui ha attinto?
CG: Ho abbinato il materiale scovato su Internet a un lavoro certosino su fonti cartacee. Un ruolo fondamentale lo ha svolto anche Richard Matthew Stallman, l'autore del "Manifesto GNU" e padre del software libero. In un primo tempo ha collaborato alla stesura del capitolo sul software, ma ben presto si è appassionato al progetto apportando le sue ricerche per migliorare il rigore tecnico-scientifico complessivo del libro.

Un genio dell'informaticaPI: Quale dei personaggi di cui parla nel libro l'ha colpita di più?
CG: Alan Turing (nella foto, ndr.) perché, pur non essendo un informatico di professione, è riuscito a creare il modello dei modelli alla base dei calcolatori elettronici. Lo ha fatto basandosi solo sulla filosofia e sulla logica, mostrando così fino a che punto può estendersi il genio umano. Nel libro sono presenti racconti di persone che giocando con i fulmini e riproducendoli in laboratorio hanno scoperto la corrente alternata che oggi dà energia alle nostre case, fisici visionari che hanno scoperto l'elettromagnetismo osservando i movimenti di una bussola e tecno-hippy che a Stanford e Berkeley hanno dato un nuovo significato ai "mouse" e alle "finestre" che oggi dominano le nostre scrivanie.

PI: Ha deciso di distribuire il libro con licenza Creative Commons: una scelta contro le logiche del mercato o più semplicemente una nuova logica di mercato?
CG: La mia non è stata una scelta di generosità verso i potenziali lettori, ma di efficacia. Per un autore che non ha dietro di sè uno dei grandi gruppi editoriali, capaci di spingere il prodotto attraverso piani incessanti di comunicazione e battage pubblicitario, non c'è scelta migliore che optare per il Creative Commons. In questo modo può farsi conoscere da un numero maggiore di persone, fa circolare e condivide le proprie idee con una platea vasta di lettori e conserva al tempo stesso la propria indipendenza.

PI: Per concludere, una curiosità: cosa rappresentano le immagini che ha scelto per la copertina?
CG: Ho scelto di inserire il primo prototipo di mouse, realizzato in legno, a rappresentare il sogno insito nell'evoluzione della tecnologia; il primo bug della storia, un vero insetto che ha inceppato un calcolatore elettronico; infine una combinazione di fili metallici, dal cui intreccio sono nati i transistor. È il mio auspicio a lasciare libero sfogo, come fece la Bell con i suoi ricercatori, all'inventiva umana e a riportare la ricerca sotto il cappello pubblico, sottraendola all'unico scopo del profitto.

a cura di Luigi dell'Olio
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