Pedoporno, nuova operazione internazionale

Nel giorno in cui viene presentato il Report 2007 di Telefono Arcobaleno sulla pornografia infantile, la Procura di Catania coordina un blitz per fermare un video di abusi. Ma è solo una goccia nell'oceano

Pedoporno, nuova operazione internazionaleRoma - Una grossa operazione contro la diffusione di pornografia infantile online, denominata "Max", è stata coordinata ieri dalla Procura della Repubblica di Catania: l'obiettivo era fermare la distribuzione di un video su Internet che ritrae sevizie su alcuni bambini, un video denunciato dall'associazione Meter e che nel giro di 14 ore dalla pubblicazione, secondo gli inquirenti sarebbe stato scaricato da 2.600 persone.

L'identificazione di questi utenti è in corso e poiché molti si collegavano dall'estero, informazioni sulle loro attività sono già state consegnate alle forze dell'ordine di diversi paesi. In Italia sono scattate perquisizioni in 31 città che hanno portato a iscrivere nel registro degli indagati 53 persone, alcune delle quali hanno già ammesso di aver scaricato il video, che era ospitato su un server tedesco. Ma nelle prossime ore la lista si potrebbe allungare anche in virtù del sequestro dei materiali informatici e dei supporti in molte abitazioni ed uffici.

Il video è stato sequestrato e al momento sono in corso le indagini per comprenderne la provenienza, al fine di individuare i responsabili, identificare chi lo ha pubblicato online e possibilmente anche i minori, loro malgrado protagonisti del girato. Non ha invece a che vedere con questa operazione l'arresto a Cologno Monzese di un dirigente scolastico le cui connessioni ad una bacheca online di materiale pedopornografico individuate dall'associazione Telefono Arcobaleno lo hanno tradito, consentendo ai cybercop italiani di individuarlo: l'uomo ha ammesso di aver fruito di quel sito e di provare attrazione per i bambini.
E proprio nelle ore in cui scattavano queste operazioni, Telefono Arcobaleno ha presentato il suo Rapporto sulla pedofilia online relativo ai primi quattro mesi del 2007.

L'Associazione non ha dubbi: il numero di siti pedofili ora sta aumentando, dopo una diminuzione registrata nel 2006. L'idea è che l'aumento delle segnalazioni sia espressione dell'aumento di siti che in un modo o nell'altro rappresentano o promuovono violenze su minori.

L'Associazione, che da anni collabora con le forze dell'ordine italiane e di molti altri paesi, parla esplicitamente di "lotta alla pedofilia e alla pedopornografia", segnalando dunque che non è solo l'atto violento o il commercio di immagini che ritraggono violenze ad essere indagato ma anche la condizione del pedofilo tout court. Una visione che sembra però contraddetta dal Rapporto, in cui si spiega esplicitamente come l'attività svolta riguardi esclusivamente "siti con espliciti contenuti/materiali pedofili e pedopornografici", mentre non sono presi in considerazione i network di file sharing o i newsgroup.

"La produzione e la diffusione di pedopornografia - spiega il presidente dell'associazione Giovanni Arena - è in aumento: dalle 1.260 segnalazioni di Telefono Arcobaleno del mese di gennaio 2007, si è passati alle oltre 2000 di aprile".

Ma Telefono Arcobaleno entra anche nel dettaglio delle tecniche di diffusione e promozione dei siti pedopornografici. In particolare il Rapporto rileva come il pedo business cambia e si evolve in modo molto dinamico, ad esempio "infiltrando ovunque e sistematicamente la promozione di siti pedofili a pagamento e giungendo ben al di fuori dei confini della comunità pedofila, con la contaminazione quotidiana di spazi e servizi internet del tutto estranei e ignari utilizzando con sempre maggiore intensità i "masked files", ovvero distribuendo filmati o serie di foto in file dissimulati e protetti, pubblicati nei moltissimi e multiformi servizi di storage presenti in internet e resi noti in un passaparola virtuale a sua volta protetto e nascosto".

I continui cambiamenti di "residenza" dei siti illegali sono invece dovuti, secondo l'Associazione, alla convenienza degli imprenditori del pedoporno a trasferirsi nei paesi meno repressivi o ad agganciare le proprie attività presso fornitori di servizi Internet di volta in volta più comodi. Ed è significativo in questo senso che i più noti spazi pedopornografici, denuncia l'Associazione, sono tutti localizzati o comunque fanno capo a San Pietroburgo, in Russia, paese nel quale troverebbero più facilmente "casa" gli spacciatori di immagini illegali.

Ma è anche contro la scarsa attività preventiva dei servizi di hosting, alcuni dei quali anche europei, che si scaglia il Rapporto, spiegando come la stragrande maggioranza agisce solo dietro segnalazione. Una prassi consolidata, peraltro, in quasi tutto il mondo sviluppato ma che secondo l'Associazione si traduce in una facilitazione per la pedopornografia. Tanto più, sostiene il Report, che vi sono provider, tra i quali anche uno italiano (non nominato), che dopo aver ospitato loro malgrado siti di questo tipo avrebbero adottato policy di intervento che hanno azzerato la presenza di immagini illegali sui propri network.
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