I 3636 del P2P/ Il Garante della privacy scende in campo

L'Authority ha deciso di costituirsi in giudizio per accertarsi che le indagini condotte su migliaia di utenti italiani non abbiano violato le normative. Le novità, gli approfondimenti e le interviste

I 3636 del P2P/ Il Garante della privacy scende in campoRoma - Invocato dagli utenti, dalle associazioni dei consumatori e dal senatore Fiorello Cortiana, due giorni fa il Garante per la privacy ha annunciato formalmente di volersi costituire in giudizio presso il Tribunale di Roma nel più clamoroso caso italiano di contrasto all'uso delle piattaforme di sharing per la condivisione di file musicali, l'ormai celeberrimo caso Peppermint-Logistep, reso pubblico inizialmente proprio da Punto Informatico.

In una nota, l'Autorità presieduta da Francesco Pizzetti spiega la sua decisione con la volontà di "verificare se nella vicenda siano stati rispettati tutti i diritti di protezione dei dati personali".

Il Garante intende lavorare sia sul fronte dell'identificazione degli utenti, ossia sugli strumenti utilizzati e sul conseguente trattamento di dati personali, sia su quello delle raccomandate con richiesta di risarcimento che, come ben sanno i lettori di PI, stanno arrivando in queste settimane alle migliaia di utenti coinvolti nella vicenda.
La decisione del Garante sta naturalmente illuminando forum e gruppi che si occupano dell'argomento, ma plausi sono arrivati anche dai consumatori. In una nota, Adiconsum, che come Altroconsumo (che descrive le raccomandate come ricatto orwelliano) si era mobilitata perché si facesse chiarezza sulla questione Peppermint, afferma che "ora i consumatori possono tirare un sospiro di sollievo, perché al loro fianco, oltre Adiconsum, hanno l'istituzione più qualificata a far chiarezza sulla liceità della richiesta della Peppermint, cioè se tutto sia avvenuto rispettando i diritti di protezione dei dati personali, ovvero se questi diritti siano stati lesi".

In realtà, proprio Adiconsum viene criticata da Otto Mahlknecht, il legale che segue la questione per conto di Peppermint-Logistep. Già intervistato da Punto Informatico, in una nuova intervista curata da Internet Magazine di cui PI ha avuto una anteprima, sostiene che "le persone che si sono affidate a quest'organizzazione sono mal consigliate. Da quello che è stato pubblicato fino ad ora si evince che il problema dal punto di vista giuridico non è stato ancora "digerito". Altrimenti non riesco a capire come mai si possa seriamente sostenere che ci sia stata una violazione della privacy".

Secondo l'avvocato, "forse coloro che gridano allarme al Garante della privacy non hanno letto attentamente le ordinanze del Tribunale di Roma che ovviamente hanno approfondito questa tematica. Siccome i dati sono stati raccolti per far valere un diritto in sede giudiziaria, non era necessario il consenso della rispettiva persona". E sottolinea: "Sia aggiunto che - con tutto il rispetto verso il lavoro che fanno le organizzazioni dei consumatori - le persone che illecitamente hanno diffuso opere d'ingegno tutelate nell'internet, giuridicamente non possiedono la qualità di "consumatori", ma hanno una responsabilità extracontrattuale nei confronti dell'impresa che hanno danneggiata con il loro comportamento, pertanto tutta la normativa a tutela del consumatore non è applicabile".

A detta di Mahlknecht la posizione degli utenti coinvolti è chiarissima: "Queste persone, di fatto, si sono arrogate una licenza mondiale di distribuzione del rispettivo brano musicale senza averne il diritto. Civilisticamente sono responsabili ex articolo 2043 del codice civile; l'ammontare del danno è calcolato ai sensi dell'articolo 158 della legge sul diritto d'autore". A suo dire, inoltre, gli utenti che si stanno facendo assistere da un avvocato decidono di pagare i 330 euro richiesti da Peppermint, mentre gli altri, sottolinea, "sappiano che non la passeranno facilmente. Sicuramente, sarà difficile agire contro così tante persone, ma vorrei far presente che la prescrizione del diritto al risarcimento del danno avviene dopo cinque anni, per questo motivo la Peppermint ha molto tempo per tutelarsi. Se vuole, può chiamare in giudizio (gli utenti, ndr) uno dopo l'altro".

La questione non è però così semplice, almeno a sentire Guido Scorza, professore presso il Master di diritto delle nuove tecnologie dell'Università di Bologna e presso la Scuola Ufficiali dell'Arma dei Carabinieri, intervistato da Internet Magazine: "(...) Logistep (...) ha presumibilmente trattato i dati di centinaia di migliaia di utenti che si sono poi rilevati del tutto estranei alle ipotizzate violazioni e, ad oggi, la sua attività è stata utilizzata esclusivamente per esigere da alcune decine di migliaia di utenti il pagamento di un importo di natura indennizzatoria rispetto alle violazioni asseritamente poste in essere il che, certamente, non costituisce esercizio di un diritto in sede giudiziaria così come prescritto dalla richiamata disciplina (quella sulla privacy, ndr.). In tale contesto, all'origine della vicenda di cui stiamo parlando sembra esservi una plateale violazione della disciplina in materia di trattamento dei dati personali alla quale la Logistep non sembra potersi sottrarre semplicemente sbandierando la propria 'cittadinanzà svizzera".

Di seguito una disamina dell'azione Logistep a cura degli avvocati Valentina Frediani e Marco Masieri di Consulentelegaleinformatico.it
230 Commenti alla Notizia I 3636 del P2P/ Il Garante della privacy scende in campo
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  • Per prima cosa nobili signori di punto iunformatico e siti affine fate dei campi oggetto di almeno 128 chr 6 parole corte non bastano per esprimere un oggetto comprensibile a volte
    Per favore informate tutti i vostri lettori che l'ammontare del diritto riscosso dagli autori tramite SIAE su un brano di meno di 5 minuti è euro 0.06 [anche se SIAE dal negozio o dal teatro o cinema o stadio ne riscuote 13] mentre il prezzo di un disco di novità in negozio tutti lo conosciamo
    Quello che difendono è un lucro non inferiore al 300% da parte delle case di distribuzione le quali starngolano le etichette indipendenti imponendo la rinuncia sia alla proprietà dei master (diritto che non scadrebbe mai) che a metà dei diritti editoriali (che scadono di norma dopo 20 anni dalla prima pubblicazione)
    Se nio come si pèotrebbero trovare i dischio di Louis Armstrong con 25 pezzi l'uno a 4.50 euro negli autogrill ???
    non+autenticato
  • Chiunque ha utilizzato il P2P riceverà prima o poi la lettera in cui si dice che o si paga una certa somma ad una società straniera oppure si viene denunciati, e questo per colpa di tutte quelle persone che fanno solo chiacchiere pensando che sia una cosa che a loro non riguarda.

    Il caso dell'Mp3 della Peppermint è solo l'inizio per l'Italia, per esempio:

    Presso il Tribunale di Roma sono, allo stato, pendenti almeno 5 procedimenti cautelari introdotti dalla Peppermint e dalla Techland contro Tiscali, Telecom e Wind.
    Le udienze sono tutte fissate tra questo mese ed il mese di luglio e le decisioni, di conseguenza, si susseguiranno sino ad arrivare all’estate inoltrata.


    Ritengo vergognoso il disinteressamento di quasi tutte le persone che utilizzano il P2P, che finirà per ritorcersi contro tutti.
    Il caso dell'Mp3 della Peppermint è solo il primo, sta per seguire il caso del gioco "Call of Juarez" dellla Techland, ed altri ancora.
    Prima o poi qui finiremo tutti in giudizio per aver scaricato questo o quella cosa, ed invece gli unici a fare qualcosa di concreto sono stati solo gli interessati dalla lettera e pochi altri: tutti gli altri si sono limitati ad esprimere il loro parere o semplicemente a disinteressarsene.

    Così non va bene, così vincono le società che tentano di estorcerci soldi, e tanti saluti alla privacy.

    è inutile montare diecimila filtri ip o non utilizzare più il P2P: oramai i dati li hanno presi ed è solo questione di tempo prima che li utilizzaranno contro chiunque.

    Per questo, anche se non abbiamo ricevuto ANCORA PER IL MOMENTO una lettera da uno studio legale, è necessario iniziare a battersi ATTIVAMENTE per la causa, e cercare di svegliare tutte quelle persone che pensano che a loro non capiterà mai: con l'andazzo delle cose se avete scaricato qualsiasi cosa sarete beccati anche voi....

    La lettera che vi arriverà a casa è un capolavoro di estorsione legalizzata, e chiaramente provoca dei grattacapi abbastanza seri perché qui siamo in un campo legale. Il tutto ovviamente parte dal fatto che chi dovrebbe difendere la privacy ed i nostri interessi in realtà SE NE FREGA O E' ALL'OSCURO DELLA QUESTIONE (d'altronde non ne sa nulla quasi nessuno anche tra gli utenti P2P).
    Quindi l'unico modo è farsi sentire in massa, perché chi di dovere presta attenzione solo se sono in molti a lamentarsi.

    Se io mando una lettera a 10000 persone dicendo che ho rilevato il loro IP mentre scaricavano un mio file protetto dal diritto d'autore e chiedo un risarcimento danni tipo 300 euro pena la denuncia, state sicuri che raggranellerò molti soldi, anche se mi sono inventato la rilevazione dell'IP ed ho presentato dati falsificati.
    Appare ovvio che un IP non costituisce una prova e che io che ho mandato la lettera non potrò mai vincere la causa a meno che si possa trovare fisicamente il file sull'hard disk dell'utente incriminato (cosa impossibile perché nel frattempo sarà stato cancellato).
    Tuttavia molti pagheranno per non essere denunciati.
    Questo perché rivolgersi ad un avvocato ed andare in giudizio comporta spese notevoli, di gran lunga superiori a 300 euro, ed ogni avvocato sa che anche se si vince la causa spesso le spese vengono divise tra le parti in giudizio.
    Ovviamente pagare significa dichiararsi colpevoli, con tutte le conseguenze negative che possono discendere, compreso la pretesa di altri soldi.

    La vicenda non è una tutela del diritto d'autore ma un tentativo d'estorsione che non va contro le leggi: o paghi o ti denunciamo e ti facciamo spedere ancora di più. Con l'aggiunta della violazione della privacy appoggiata dal Tribunale di Roma (che qualcuno provveda ad informarlo!)
    Ci sono delle scappatoie per ridurre i costi, c'è la possibilità che la società rinunci a procedere, ecc, ma rimane sempre una grandissima rottura di scatole con conseguenze finali ignote.


    SEGNALATE QUALSIASI INIZIATIVA e segnalate COME BISOGNA BATTERSI per far si che:
    1) Si possano evitare altri tentativi di estorsione da parte di società straniere
    2) Si possa proteggere il diritto alla privacy
    3) Il tribunale di Roma si renda conto della cosa ed eviti di appoggiare tutte le richieste di queste società straniere, proteggendo il diritto alla privacy e rendendosi conto che l'IP che portano queste società straniere non è una prova.
    4) Persone molto influenti vengano a conoscenza della cosa


    PS: io non ho ricetuo la lettera ma non per questo me ne frego di queste cose vergognose
    non+autenticato
  • La lettera è arrivata pure a me che ho anche la fortuna di fare il dee jay e lavorare spesso in molti locali, e ieri mentre consultavo i dischi al negozio dove solitamente acquisto i vinili (perchè ne investo di soldi in cd e vinili e COSTANO) mi è capitato sotto mano un disco etichettato PEPPERMINT RECORDS e voi non sapete con che gioia ho avuto il piacere di scartarlo senza neanche ascoltarlo... col cavolo che gli do soldi a loro... sarà una piccola soddisfazione ma ne sono contento...Arrabbiato

    giamP
    non+autenticato
  • Apro la peppermint? Chi e'? che vuole 300 euro?
    Per cosa? Per un file? e chi la conosce.
    Mi fanno causa AHAHAHAH! Mi facessero causa in italia le cause civili vanno avanti per 15 anni.
    Ci sono cause civili del 1986 (21) che ancora sono in attesa di giudizio, (non ci credete? Basta ricordare una puntata di w l'italia di qualche mese fa) Sai quanto mi frega tra 20 chissa se esiste piu la peppermint... e da li potete capire che fine puo' fare la lettera di risarcimento.
    Aho a tedesco questa e' L'italia mica la germania.
    Le cause vanno avanti fino alla morte per vecchiaia di una delle parti in causa delle volte.
    Come scriveva quello sotto al cartello (vendesi duna ore pasti) Mangia tranquillo che tanto...
    ecco Mangiate tranquilli che tanto...
    non+autenticato
  • Per me ti sbagli.

    Quelli ti rovinano. Ti spennano. Ti lasciano meno che in mutande.

    Tu credi di essere al sicuro, invece il tuo destino è già segnato.

    Abbi paura. Molta. Stanno arrivando, e tu sei il prossimo sulla lista.

    non+autenticato

  • - Scritto da:
    > Per me ti sbagli.
    >
    > Quelli ti rovinano. Ti spennano. Ti lasciano meno
    > che in
    > mutande.
    >
    > Tu credi di essere al sicuro, invece il tuo
    > destino è già
    > segnato.
    >
    > Abbi paura. Molta. Stanno arrivando, e tu sei il
    > prossimo sulla
    > lista.
    >

    Quoto. Se arriva la lettera, il suicidio è l'opzione migliore.
    non+autenticato
  • da fare ai legislatori.
    E purtroppo e' cosa che accade di frequente.
    L'utente A ha una broadband wifi settata senza chiave wep, e l'utente A non sa nemmeno cosa e' una chiave wep o una wpa.
    Il vicino B si scarica con il suo ip tutta la musica della peppermint nel suo pc
    Il risultato e che l'ip pubblico e' dello scaricatore e dell'utente A non del vicino B il Risultato e che l'utente A paghera' o sara' colpevole di un fatto che non ha mai cagionato.
    Se poi a questo punto il Provider C ha messo in modo non corretto o non ha spiegato cosa si andava incontro usando un wifi non prottetto chi paga?
    L'utente A il vicino B (inguattato come si dice a roma) o il Provider C?
    A Questo punto e ovvio chiedersi se l'utente purtroppo per sua ignoranza non sapeva questo cosa accade?
    Senza contare poi che esistono tecniche per bypassare le chiavi wep e wpa.
    Per cui
    La peppermint a chi fa causa al Provider C?
    Il punto della questione e' proprio questa: Come diceva un noto informatico i dati non sono oggetti fisici reali sennò uno potrebbe fare il copia e incolla delle birre al pub!

    Cheers
    AP
  • chi detiene l'impianto wifi e responsabile. Se io ti presto l'automobile, ne sono completamente responsabile. Non sa cose una wpa, grave.. si mette seriamente a richio.
    non+autenticato
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