
Roma -
Invocato dagli utenti, dalle associazioni dei consumatori e dal senatore Fiorello Cortiana, due giorni fa il
Garante per la privacy ha annunciato formalmente di volersi
costituire in giudizio presso il Tribunale di Roma nel più clamoroso caso italiano di contrasto all'uso delle piattaforme di sharing per la condivisione di file musicali, l'ormai celeberrimo
caso Peppermint-Logistep, reso pubblico inizialmente proprio da
Punto Informatico.
In una nota, l'Autorità presieduta da Francesco Pizzetti spiega la sua decisione con la volontà di "verificare se nella vicenda siano stati rispettati tutti i diritti di protezione dei dati personali".
Il Garante intende lavorare sia sul fronte dell'
identificazione degli utenti, ossia sugli strumenti utilizzati e sul conseguente trattamento di dati personali, sia su quello delle
raccomandate con richiesta di risarcimento che, come ben sanno i lettori di
PI, stanno arrivando in queste settimane alle migliaia di utenti coinvolti nella vicenda.
La decisione del Garante sta naturalmente illuminando forum e gruppi che si occupano dell'argomento, ma plausi sono arrivati anche dai consumatori. In una nota,
Adiconsum, che come
Altroconsumo (che descrive le raccomandate come
ricatto orwelliano) si era mobilitata perché si facesse chiarezza sulla questione Peppermint, afferma che "ora i consumatori possono tirare un sospiro di sollievo, perché al loro fianco, oltre Adiconsum, hanno l'istituzione più qualificata a far chiarezza sulla liceità della richiesta della Peppermint, cioè se tutto sia avvenuto rispettando i diritti di protezione dei dati personali, ovvero se questi diritti siano stati lesi".
In realtà, proprio Adiconsum viene criticata da
Otto Mahlknecht, il legale che segue la questione per conto di Peppermint-Logistep. Già
intervistato da
Punto Informatico, in una nuova intervista curata da
Internet Magazine di cui
PI ha avuto una anteprima, sostiene che "le persone che si sono affidate a quest'organizzazione sono mal consigliate. Da quello che è stato pubblicato fino ad ora si evince che il problema dal punto di vista giuridico non è stato ancora "digerito". Altrimenti non riesco a capire come mai si possa seriamente sostenere che ci sia stata una violazione della privacy".
Secondo l'avvocato, "forse coloro che gridano allarme al Garante della privacy non hanno letto attentamente le ordinanze del Tribunale di Roma che ovviamente hanno approfondito questa tematica. Siccome i dati sono stati raccolti per far valere un diritto in sede giudiziaria, non era necessario il consenso della rispettiva persona". E sottolinea: "Sia aggiunto che - con tutto il rispetto verso il lavoro che fanno le organizzazioni dei consumatori - le persone che illecitamente hanno diffuso opere d'ingegno tutelate nell'internet, giuridicamente non possiedono la qualità di "consumatori", ma hanno una responsabilità extracontrattuale nei confronti dell'impresa che hanno danneggiata con il loro comportamento, pertanto tutta la normativa a tutela del consumatore non è applicabile".
A detta di Mahlknecht
la posizione degli utenti coinvolti è chiarissima: "Queste persone, di fatto, si sono arrogate una licenza mondiale di distribuzione del rispettivo brano musicale senza averne il diritto. Civilisticamente sono responsabili ex articolo 2043 del codice civile; l'ammontare del danno è calcolato ai sensi dell'articolo 158 della legge sul diritto d'autore". A suo dire, inoltre, gli utenti che si stanno facendo assistere da un avvocato
decidono di pagare i 330 euro richiesti da Peppermint, mentre gli altri, sottolinea, "sappiano che non la passeranno facilmente. Sicuramente, sarà difficile agire contro così tante persone, ma vorrei far presente che la prescrizione del diritto al risarcimento del danno avviene dopo cinque anni, per questo motivo la Peppermint ha molto tempo per tutelarsi. Se vuole, può chiamare in giudizio (gli utenti, ndr) uno dopo l'altro".
La questione non è però così semplice, almeno a sentire
Guido Scorza, professore presso il Master di diritto delle nuove tecnologie dell'Università di Bologna e presso la Scuola Ufficiali dell'Arma dei Carabinieri, intervistato da
Internet Magazine: "(...) Logistep (...) ha presumibilmente trattato i dati di centinaia di migliaia di utenti che si sono poi rilevati del tutto estranei alle ipotizzate violazioni e, ad oggi, la sua attività è stata utilizzata esclusivamente per esigere da alcune decine di migliaia di utenti il pagamento di un importo di natura indennizzatoria rispetto alle violazioni asseritamente poste in essere il che, certamente, non costituisce esercizio di un diritto in sede giudiziaria così come prescritto dalla richiamata disciplina (quella sulla privacy, ndr.). In tale contesto, all'origine della vicenda di cui stiamo parlando sembra esservi una plateale violazione della disciplina in materia di trattamento dei dati personali alla quale la Logistep non sembra potersi sottrarre semplicemente sbandierando la propria 'cittadinanzà svizzera".
Di seguito una disamina dell'azione Logistep a cura degli avvocati Valentina Frediani e Marco Masieri di Consulentelegaleinformatico.it