Sul WiMax la frittata dell'AutoritÓ TLC

di Michele Favara Pedarsi - Al lancio del WiMax all'italiana mancano poche settimane, il tempo per il varo delle gare per l'assegnazione dello spettro. Ma chi si aspetta una r-evolution si prepari alla delusione

Roma - Leggendo il comunicato stampa di Agcom che annunciava il regolamento per il WiMax sono rimasto, nonostante tutte le email allarmate che mi sono arrivate, piacevolmente indifferente perché mi sono liberato da una sensazione molto sgradevole. L'incertezza, il dubbio, sono in qualche modo peggiori della certezza più nefasta. Agcom per il WiMax ha prodotto un regolamento da medioevo della Società dell'Informazione; ovvero un regolamento basato su principi tecnologici di gestione dello spettro concepiti in USA prima ancora che fosse inventato il transistor, e che già sappiamo essere obsoleti; e principi sociali analoghi a quelli con cui il bullo di quartiere nella Roma papale decideva arbitrariamente durante la passatella chi doveva bere e chi no.

Nei mesi passati ancora più che negli anni precedenti da Agcom ne avevamo viste di cotte e di crude: Agcom che a detta del TAR garantisce il monopolista piuttosto che la concorrenza, Agcom che all'estero qualcuno considera il principale problema delle TLC italiane a causa della sua forte politicizzazione, il Corriere della Sera che si domanda senza mezzi termini a cosa serva, Agcom che annuncia più volte provvedimenti e date importantissimi che poi - forse a causa di pressioni a noi ignote - ritratta o ritarda fino all'inutilità dei provvedimenti stessi a causa del mutato assetto socio-economico. Insomma, fintanto che non avevamo elementi solidi per capire l'orientamento delle istituzioni credevamo poco in Agcom ma avevamo comunque la speranza di cambiamento grazie anche a quel programma elettorale ("Per il bene dell'Italia") che prima del voto ci aveva illuso.

Oggi siamo invece oramai certi che, come fu per l'UMTS, anche il WiMax sarà letteralmente castrato in barba a qualsiasi principio di pragmatismo, concorrenza e in barba pure alle necessità di sviluppo del nostro paese; in definitiva oggi nonostante una tecnica migliore, siamo (ancora) meno liberi. E questo nelle TLC al momento l'ha concretizzato più di chiunque altro proprio l'authority che è stata creata appositamente per garantire, agendo sulla regolazione del mercato, l'indotto derivante dalle TLC; un paradosso.
Perché il WiMax sarà castrato? Perché le due grandi peculiarità del WiMax, insieme alla sua economicità di cui garantiranno i soli operatori e non i loro clienti, sono la copertura di grandi distanze e la capacità di garantire qualità di servizio (anche a velocità di automobile); e con quel regolamento non verranno sfruttate, riducendo esponenzialmente il beneficio che la nazione ne trae sia in termini di benessere generale che di ricchezza individuale.

Con quel regolamento il WiMax andrà a sovrapporsi al WiFi per quanto concerne l'accesso locale alla rete, e contestualmente non andrà a competere con il GSM per quanto concerne la mobilità. Il WiMax cioè sarà usato esclusivamente dalle telco - grandi certamente, ma anche piccole, in ogni caso poche - per estendere la mano longa in modo per loro molto economico, in tutte quelle zone - territorio, ma anche porzioni consistenti del tessuto sociale - dove non sono ancora arrivate.

Nel caso del WiMax le telco fisse e mobili hanno ottenuto da Agcom ben tre piccioni con una fava: non creare un varco nell'arrocco degli operatori mobili, non permettere ai piccoli WISP esistenti e futuri - i wireless internet service provider - di poter estendere la copertura delle proprie reti aumentando la propria competitività con le grandi telco, ed evitare che il WiMax possa essere messo a frutto dai singoli cittadini.

Con una metafora apparsa durante la discussione sulla lista ISOC ad inizio anno: monopolizzando la produzione di grano, non potete scegliere di farvi il pane e la pasta in casa o comprare pane e pasta dal negozietto artigianale sotto casa, ma potete solo comprare prodotti a più bassa qualità nei supermercati dalla grande distribuzione organizzata. Quale libertà è questa? Cosa è successo?
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