Il metodo classico per il regolamento consiste - si legge nella citata comunicazione della Commissione Europea - nel "designare gli utilizzatori che saranno autorizzati a sfruttare lo spettro disponibile e nel definire le modalità di utilizzo". La Commissione metteva in risalto come la "rapidità dell'evoluzione tecnologica e la convergenza delle comunicazioni, dei contenuti multimediali e dei dispositivi elettronici creano un ambiente dinamico all'interno del quale lo spettro tende a divenire una risorsa sempre più importante" e dunque "
il metodo classico rischia seriamente d'impedire alla società di trarre profitto da questo nuovo ambiente dinamico".
Questo perché concedendo licenze individuali, proprio questi "diritti individuali proibiscono implicitamente o espressamente l'utilizzo di altre tecnologie o la fornitura di altri servizi"; proprio come è accaduto con l'UMTS.
L'obiettivo della Commissione sembrava essere di scongiurare un "approccio frammentato alla riforma dello spettro" - frammentato nel senso di diverso da paese a paese - in vista di una riforma comune della gestione dello spettro radio. E nel concreto indicava che un "volume importante di risorse spettrali, per esempio circa un terzo dello spettro al di sotto dei 3 GHz (la gamma di frequenze più adatta alle comunicazioni terrestri), potrebbe essere assoggettato a un regime di scambio e di utilizzo flessibile". Dove per flessibilità si intende, in linea con il volere dell'industria, permettere lo scambio di frequenze tra privati lì dove oggi invece avvengono soltanto concessioni da Stato a privati e ritorno; ma attenzione dico io, questo è positivo se e solo se lo spettro comunque non diventa merce soggetta ad un diritto di proprietà.
La Commissione diceva anche che un'altra valida alternativa al metodo classico è l'open spectrum, definito come "modello senza autorizzazione, che offre una flessibilità ancora maggiore garantendo la libertà di accesso nel rispetto di alcune limitazioni tecniche". In definitiva aggiungeva che "tutti i modelli di gestione sono utili ed è opportuno combinarli adeguatamente per realizzare gli obiettivi delle politiche dell'UE". Il dibattito da allora sta procedendo spedito ma due certezze collegialmente riconosciute già ci sono: il modello tradizionale di gestione è estremamente limitante per lo sviluppo e
proprio la rigida concessione a lungo termine di diritti individuali alle telco impedisce lo sfruttamento - e quindi i benefici derivati - delle nuove tecnologie.
A
livello nazionale gli esperti di ISOC Italia, rilevando indirettamente tante
voci autorevoli così come il mood internettiano, avevano raccomandato l'uso di "un sistema aperto e progressivo" perché "solo in questo modo WiMax potrà concretamente aiutare a migliorare l'accesso a l'INTERNET per tutti i cittadini" e quindi nel concreto suggerivano "che un lotto il più ampio possibile di frequenze interessate dalla tecnologia Wi- Max (3.4÷3.6 GHz) rimanga di libero utilizzo, per garantire un accesso base dei cittadini ai servizi pubblici offerti tramite INTERNET". Anche qui dunque come in Europa leggiamo la necessità di cambiare metodo di gestione al fine di aumentare la flessibilità, e inoltre di lasciare più spazio possibile all'open spectrum in quanto è il metodo più flessibile in assoluto.
E il governo? In teoria, leggendo il suo programma elettorale, dovrebbe seguire il parere espresso da ISOC e voluto dall'Europa, ma quel programma in base al quale - e solo in base a quello - lo abbiamo eletti è acqua passata.
Michele Favara PedarsiGli altri scenari di MFP sono disponibili a questo indirizzo