Musica, gli italiani che scelgono le CC

Tre musicisti rivelano a Punto Informatico come si stanno muovendo sulle piattaforme alternative di distribuzione musicale online e quali sono le speranze di un approccio più libero alla diffusione dei contenuti

Roma - "Ho scelto di distribuire la mia musica sotto licenza Creative Commons perché è un'opportunità per conoscere e per dire: io ci sono", questa è una delle tante risposte ottenute da Punto Informatico indagando tra le migliaia di musicisti indipendenti che hanno scelto siti che distribuiscono musica con modalità alternative, nuove piattaforme per farsi sentire, per conoscere altri artisti e per ottenere subito il feedback degli appassionati di musica.

Dalle prima indagine appare anche evidente che se qualcuno sceglie le licenze CC perché simbolo del copyleft e di un nuovo modo di fare cultura, altri la vedono esclusivamente come una opportunità: la CC ben si adatta a nuovi modelli di distribuzione. Non è un caso se pressoché tutti si dicano fin qui soddisfatti dei "jukebox" in CC, spesso vissuti come uno dei più importanti ma non l'unico mezzo di interazione con gli appassionati di musica in rete.

Di tutto questo Punto Informatico ha parlato con numerosi musicisti, qui si raccolgono le risposte che ci hanno fornito Danilo Taddei, iscritto alla SIAE da 10 anni e solo da poco nel mondo della distribuzione alternativa nel quale ha portato tutti i propri lavori, Antonio Sacco, DJ dal 1981 che gradualmente è passato alla produzione grazie alle nuove tecnologie, e Djblaster AKA Danilo Sanfilippo che si dedica quotidianamente alla musica, la sua principale forma d'espressione.

Punto Informatico: Distribuire sotto Creative Commons attraverso piattaforme alternative. Cosa ritieni di aver guadagnato da quest'esperienza?
Antonio Sacco: Ho pubblicato il mio materiale da poco, in quattro giorni in linea una quarantina di persone hanno cominciato a scaricarlo e a condividerlo, più un blog che mi ha recensito, quindi tutto per ora è positivo, è il mondo che ti segue e ti osserva. Sono rimasto molto stupito del successo che ho avuto. Per adesso lo faccio solo per capire qual è il feedback degli ascoltatori, non c'è ancora l'ambizione di fare business. Anche se già si sono fatti avanti un paio di grossi distributori per mettere in commercio le mie cose, e questo mi sorprende in maniera positiva, perché chi ascolta c'è! Invece con la precedente distribuzione trovavo solo una parte dell'attenzione da parte della gente, e per chi fa musica l'obiettivo numero 1 è farsi ascoltare.
Danilo Taddei: Di guadagnato niente, ma tanto nemmeno mi ci sono informato, tanto devo comunque fare un altro lavoro... Il nome è girato un po' poco, ma ho avuto contatti con persone che hanno fatto dei podcast (poi bisogna pure valutare la validità di quello che faccio) ma mi sembra ancora poca cosa... Però devo dire che l'idea è bellissima e funziona benissimo... Si vede che c'è un lavoro grosso dietro. Poi loro (le piattaforme distributive, ndr.) hanno operatori interni, ti mandano i consigli, ti chiedono di fare ascolti, c'è insomma tutto un movimento interno.

Danilo Sanfilippo: È andata molto bene! Basta chiedermi formalmente il permesso di utilizzo e il pezzo puo' girare senza dover pagare alcunché. In più il mio nome è girato molto soprattutto grazie a Jamendo e a tutti i podcaster che trasmettono canzoni esclusivamente CC (come nissardo e paolo bianchi). Ci ho guadagnato di sicuro la possibilità di girare in vari podcast formalmente senza alcuna burocrazia e mi sto facendo anche tanti amici competenti. Però ancora non ho avuto alcuna sovvenzione.

PI: Che piattaforme utilizzi per veicolare la tua musica?
Sacco: Per ora siti come Jamendo e sto per contattare anche Magnatune. Volevo lasciare anche a loro le mie cose. Poi la mia prossima idea è di prendere uno spazio su MySpace e vedere che succede, ma non ho troppa fretta anche perché Jamendo mi sta sorprendendo in maniera positiva.

Taddei: Prima mettevo gli mp3 sul sito e chi voleva se li scaricava, poi con Jamendo ho trovato un modo per inquadrare la cosa, ti prendi la licenza CC, ti danno il lettore da mettere sul blog e poi ti consentono di mettere file in formato Wav e non MP3, che ha una qualità migliore. E poi il player è comodissimo. Certo, vorrei affiancare anche una distribuzione più tradizionale ma le radio indipendenti accessibili come Radio Città Aperta sono pochissime, per cui adesso sto iniziando a pensare ad altri canali come MySpace e cose così, ma se dietro non hai spinte più forti è difficile.

Sanfilippo: Conto molto su siti come Jamendo oltre certamente al mio sito personale e a MySpace.

PI: Perché distribuire musica in Creative Commons?
Sacco: Perché adesso usare i canali istituzionali, come si fa di solito, non rende come usare internet. Basta che uno ti scriva una recensione positiva che dietro a lui ce ne sono altri 20 che seguono i suoi consigli: si attiva così un meccanismo piramidale a partire da uno solo. Quindi pure se poco remunerativo dal punto di vista artistico è comunque un mondo fantastico, si raggiungono obiettivi altrimenti irraggiungibili. Poi magari arriva pure il distributore. Prima invece ti dovevi far conoscere, dire cosa proponi...

Taddei: Perché far girare la voce, se ci si organizza il rumore diventa più forte e si spera sempre che i canali che veicolano il rumore lo veicolino davvero e non lo attutiscano. Alla fine è una scelta esistenziale di fruizione libera delle cose, anche perché spesso poi gli introiti di un'artista sono i concerti, gli spot e il CD diventa una cosa minoritaria.

Sanfilippo: Perché il diritto d'autore come è concepito è vecchio e mina la creatività degli artisti emergenti, oltre ovviamente a fermare la libertà di conoscenza ed espressione. La licenza che ho adottato per esempio prevede che venga riconosciuto il merito dell'artista, che non si usi l'opera per scopi commerciali e che si distribuiscano eventuali opere derivate con la stessa licenza. Ho scelto questa perché sposa perfettamente la mia filosofia sulla distribuzione musicale, la proprietà intellettuale vista in modo tradizionale è troppo costrittiva e restrittiva, troppe clausole e burocrazia, la musica va suonata e fatta girare senza intermediari se non l'artista stesso.

PI: La tua è stata una scelta ideologica o di opportunità?
Sacco: Entrambe, le metterei al 50%. È ideologica perché pur mettendo a disposizione i miei brani gratis ho comunque i miei diritti e se qualcuno tra quelli che ascolta trova un sample interessante e lo vuole usare me lo deve chiedere, né si possono fare download commerciali. Ed è opportunista perché voglio farmi conoscere da gente che non avrei mai raggiunto, anche in giro per il mondo. Certo se poi devo dire quanto è costato e quanto ricavo non ha senso dirlo, è il momento di pazientare e vedere se con il tempo questo fenomeno fa il suo corso e c'è qualcuno che prende ciò che metto in rete.

Taddei: Entrambe, perché io da sempre faccio il download gratuito dal mio sito e perché poi mi conviene mettere in linea una cosa finita e con una licenza. È una cosa che ti aiuta ad organizzare tutto il materiale.

Sanfilippo: Decisamente ideologica.
13 Commenti alla Notizia Musica, gli italiani che scelgono le CC
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  • Su questo tema ho pubblicato un post nel mio blog: http://tungsteno.splinder.com/post/12748486/Sciope...
    Le quote, oltre alla decisione di non scegliere la tutela SIAE, sono un passo avanti da seguire in parallelo.

    ciao
    smart
    non+autenticato
  • Ovviamente non è la licenza CC a proporre un modello di business, quello se lo studia ogni artista a seconda delle sue esigenze/aspirazioni.

    Se le motivazioni ideologiche o comunque personali dell'artista lo portano a desiderare il massimo della circolazione della sua arte, senza la necessità di un ritorno economico a breve termine, il rilasciare l'intera produzione come CC è un'ottima strada. Ma anche per chi è alla ricerca di una monetizzazione del proprio lavoro le licenze CC e podsafe offrono grandi possibilità.

    La strategia che personalmente consiglio agli artisti che mi chiedono delucidazioni è quella di rilasciare come CC una parte della propria produzione, per vendere poi la produzione completa con sistemi online quali cd-baby, vendita diretta dal proprio sito con pay-pal, iTunes Store.

    E' una strategia che ha analogie con quella della distribuzione mainstream. I pezzi rilasciati con CC o licenza podsafe servono per la promozione attraverso podcast, webradio, passaparola; la funzione è la stessa che hanno i "singoli" nel mainstream, danno poco/niente ritorno economico ma aumentano la visibilità e la possibilità di vendere l'album intero o il biglietto di un concerto.
    non+autenticato
  • Il modello di business è distribuire la musica gratuitamente (mantenendone i diritti commerciali) per farsi conoscere a più non posso e guadagnare con concerti e performance di vario genere.

    La vendita di CD fa guadagnare solo le grandissime star e le case discografiche.
    non+autenticato
  • Non a caso gran parte degli artisti più famosi (->ricchi) presto o tardi creano la propria casa discografica e pubblicano con essa.
    non+autenticato
  • Potevano intervistare pure Gigi er Puzzone, il livello e' questo.
    non+autenticato
  • Bell articolo... però si evince che non c'è nessun modello di business legato alle CC... e se parliamo di professionisti... cioè di chi ci lavora facendo musica... non mi sembra che si tratti di una valida alternativa... poi se parliamo di "amatoriali" allora okSorride
    MeX
    16896
  • OT
    ma come vengono i dentate le risposte?
    MeX
    16896
  • Ciao, io sono un professionista dal 1981, sono anche iscritto alla siae da svariati anni, mi sono sbattuto per tanti anni fra discografici che non mi hanno mai preso in considerazione, amo la musica, faccio musica, propongo musica, e sono dell'avviso che farsi conoscere dal mondo intero, distribuendo le proprie cose sotto licenza creative commons, sia una delle tante soluzioni che un buon professionista può avere. Se ami la musica ti invito ad ascoltarmi ed a darmi un tuo personale giudizio, oggi posso dire che in 5 giorni oltre 100 persone in tutto il mondo, che non avrei potuto raggiungere con la mia musica,
    mi ascoltano e mi apprezzano. Saluti
    Antonio Sacco
    non+autenticato
  • Io credo che, per il futuro, i professionisti della musica potranno guadagnare sopratutto con le esibizioni live e con nuovi prodotti multimediali (il "vecchio" CD non garantisce più alti utili).
    Visto che si è dimostrato quasi impossibile sconfiggere la distribuzione illegale dei files musicali, i musicisti dovrebbero permettere il download delle loro canzoni da siti che praticano un prezzo basso (es. 50 cent. a canzone).
    Io stesso ho acquistato un paio di albums musicali da "Alice" a 9,90 euro cad. invece di spendere 20,00 euro e mi è venuto molto comodo.
    Per quanto riguarda il CC, è un mezzo che serve ai musicisti non ancora noti per farsi conoscere, poi penseranno a forme di guadagno (senza parlare delle esibizioni live).
    Cordiali saluti.
    non+autenticato
  • Antonio, sei iscritto alla siae? ma la siae ti impone la sua licenza, in teoria tu distribuendo la musica con licenze creative commons stai violando il contratto che hai con la siae. Spero di sbagliarmi, ma il regolamento sembra abbastanza chiaro su questo punto... mi sbaglio (vero che mi sbaglio?) ?

    citando dalle FAQ siae :

    Se sono stato autorizzato direttamente dagli autori ad utilizzare on line le loro opere, devo comunque rivolgermi alla SIAE per le autorizzazioni?

    In questo caso si distingue:

       1. se l’autore non è associato o mandante della SIAE o delle Società d’autori estere ad essa collegate, l’autorizzazione può essere concessa direttamente dallo stesso autore;
       2. se l’autore è rappresentato dalla SIAE l’autorizzazione va richiesta alla SIAE stessa, cui è stata affidata in esclusiva la tutela delle opere.
    non+autenticato
  • Sono iscritto alla siae, ma le opere che ho licenziato in creative commons non sono ancora depositate. Rimane il fatto che essendo io l'autore, sono anche l'unico titolare dei diritti di sfruttamento dell'opera. Quello che eventualmente io posso delegare alla siae è la tutela del mio diritto, non il diritto stesso. Per altro, i brani in oggetto, saranno distribuiti, in versioni alternative, anche in regolari CD Audio, con tanto di bollino siae, il che chiude il cerchio dalla promozione alla distribuzione (lo stesso jamendo, dove le mie musiche sono liberamente disponibili, permette, anzi agevola, la vendita in CD delle opere messe on-line). In ogni caso, rimane il fatto che in quanto autore, l'unico proprietario dei brani sono io, e non la SIAE, alla quale verso una quota annuale di iscrizione in cambio di un servizio.
    non+autenticato
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