lunedì 4 giugno 2007

Musica, gli italiani che scelgono le CC

Tre musicisti rivelano a Punto Informatico come si stanno muovendo sulle piattaforme alternative di distribuzione musicale online e quali sono le speranze di un approccio più libero alla diffusione dei contenuti

Punto Informatico: Hai avuto altre esperienze di distribuzione musicale oltre a quella in CC?
Sacco: Sì, ho fatto i primi due album in maniera istituzionale passando per i negozi e tramite un piccolo centro di distribuzione del centro Italia. Ho messo in piedi un po' di copie, poi date in conto vendita a questa distribuzione ed è andato discretamente, niente di esaltante. Mentre l'esperienza che sto avendo è molto positiva perché il download gratuito è una possibilità in più di aumentare i contatti.

Taddei: Solitamente finito il CD comincio a mandarlo in giro sulle radio e sui canali che ho modo di contattare. Su siti come Jamendo in un giorno fai tutto, mandi, pubblichi, fai la licenza CC ed è tradotto in tante lingue e non ho mai avuto problemi di nessun tipo.

Sanfilippo: no, a parte aver distribuito senza alcuna licenza per i primissimi tempi, ho sempre usato la CC.PI: L'obiettivo finale rimane comunque la distribuzione tradizionale?
Taddei: Certo uno vorrebbe come lavoro dedicare le giornate a quello che ti piace e non fare l'idraulico dalla mattina alle 7. Quando suoni è perché non potresti non suonare. È ovvio che l'obiettivo è viverci, ma un musicista che vuole fare roba originale può anche morire nell'attesa di emergere, io ho 36 anni e conosco anche altri musicisti ma alla fine nessuno va da nessuna parte: c'è chi apre la scuoletta, chi trova altri stratagemmi...
Non so dire se può reggere da solo o essere solo un trampolino. All'atto pratico non me n'è venuta una lira.

PI: Secondo te quello dei Creative Commons è un modello che potrebbe favorire anche i grandi musicisti?
Sacco: È un quesito al quale ha risposto bene il mentore dei Talking Heads, disse che effettivamente la musica deve essere gratuita e renderla gratuita non esclude la possibilità (un domani) di mantenere i diritti e il giusto guadagno per l'artista. A pagamento devono essere i modi di proporre musica dal vivo che è l'essenza dell'artista.

Taddei: A loro potrebbe sicuramente convenire, ma il problema ormai è che la veicolazione non ha più voce in capitolo nel budget, è tutto promozione: 30 secondi in prima serata constano mezzo miliardo. Poi è ovvio che un artista che invece ha già un nome con il peer-to-peer potrebbe anche ottenere un bacino di utenza infinito. Siamo in una fase di mezzo, non ancora del tutto in Internet, stiamo tutti con un piede dentro e uno fuori, non del tutto convinti.

Sanfilippo: Grande musicista significa spesso grande fatturato e a quei livelli è difficile privarsi di una tutela. Quindi per il momento credo non convenga, dobbiamo aspettare che i giovani di oggi che suonano free diventino grande musicisti, probabilmente a quel punto sarebbe fattibile.

a cura di Gabriele Niola

vedi anche:
iTunes? Un sistema obsoleto
13 Commenti alla Notizia Musica, gli italiani che scelgono le CC
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  • Su questo tema ho pubblicato un post nel mio blog: http://tungsteno.splinder.com/post/12748486/Sciope...
    Le quote, oltre alla decisione di non scegliere la tutela SIAE, sono un passo avanti da seguire in parallelo.

    ciao
    smart
    non+autenticato
  • Ovviamente non è la licenza CC a proporre un modello di business, quello se lo studia ogni artista a seconda delle sue esigenze/aspirazioni.

    Se le motivazioni ideologiche o comunque personali dell'artista lo portano a desiderare il massimo della circolazione della sua arte, senza la necessità di un ritorno economico a breve termine, il rilasciare l'intera produzione come CC è un'ottima strada. Ma anche per chi è alla ricerca di una monetizzazione del proprio lavoro le licenze CC e podsafe offrono grandi possibilità.

    La strategia che personalmente consiglio agli artisti che mi chiedono delucidazioni è quella di rilasciare come CC una parte della propria produzione, per vendere poi la produzione completa con sistemi online quali cd-baby, vendita diretta dal proprio sito con pay-pal, iTunes Store.

    E' una strategia che ha analogie con quella della distribuzione mainstream. I pezzi rilasciati con CC o licenza podsafe servono per la promozione attraverso podcast, webradio, passaparola; la funzione è la stessa che hanno i "singoli" nel mainstream, danno poco/niente ritorno economico ma aumentano la visibilità e la possibilità di vendere l'album intero o il biglietto di un concerto.
    non+autenticato
  • Il modello di business è distribuire la musica gratuitamente (mantenendone i diritti commerciali) per farsi conoscere a più non posso e guadagnare con concerti e performance di vario genere.

    La vendita di CD fa guadagnare solo le grandissime star e le case discografiche.
    non+autenticato
  • Non a caso gran parte degli artisti più famosi (->ricchi) presto o tardi creano la propria casa discografica e pubblicano con essa.
    non+autenticato
  • Potevano intervistare pure Gigi er Puzzone, il livello e' questo.
    non+autenticato
  • Bell articolo... però si evince che non c'è nessun modello di business legato alle CC... e se parliamo di professionisti... cioè di chi ci lavora facendo musica... non mi sembra che si tratti di una valida alternativa... poi se parliamo di "amatoriali" allora okSorride
    MeX
    16228
  • OT
    ma come vengono i dentate le risposte?
    MeX
    16228
  • Ciao, io sono un professionista dal 1981, sono anche iscritto alla siae da svariati anni, mi sono sbattuto per tanti anni fra discografici che non mi hanno mai preso in considerazione, amo la musica, faccio musica, propongo musica, e sono dell'avviso che farsi conoscere dal mondo intero, distribuendo le proprie cose sotto licenza creative commons, sia una delle tante soluzioni che un buon professionista può avere. Se ami la musica ti invito ad ascoltarmi ed a darmi un tuo personale giudizio, oggi posso dire che in 5 giorni oltre 100 persone in tutto il mondo, che non avrei potuto raggiungere con la mia musica,
    mi ascoltano e mi apprezzano. Saluti
    Antonio Sacco
    non+autenticato
  • Io credo che, per il futuro, i professionisti della musica potranno guadagnare sopratutto con le esibizioni live e con nuovi prodotti multimediali (il "vecchio" CD non garantisce più alti utili).
    Visto che si è dimostrato quasi impossibile sconfiggere la distribuzione illegale dei files musicali, i musicisti dovrebbero permettere il download delle loro canzoni da siti che praticano un prezzo basso (es. 50 cent. a canzone).
    Io stesso ho acquistato un paio di albums musicali da "Alice" a 9,90 euro cad. invece di spendere 20,00 euro e mi è venuto molto comodo.
    Per quanto riguarda il CC, è un mezzo che serve ai musicisti non ancora noti per farsi conoscere, poi penseranno a forme di guadagno (senza parlare delle esibizioni live).
    Cordiali saluti.
    non+autenticato
  • Antonio, sei iscritto alla siae? ma la siae ti impone la sua licenza, in teoria tu distribuendo la musica con licenze creative commons stai violando il contratto che hai con la siae. Spero di sbagliarmi, ma il regolamento sembra abbastanza chiaro su questo punto... mi sbaglio (vero che mi sbaglio?) ?

    citando dalle FAQ siae :

    Se sono stato autorizzato direttamente dagli autori ad utilizzare on line le loro opere, devo comunque rivolgermi alla SIAE per le autorizzazioni?

    In questo caso si distingue:

       1. se l’autore non è associato o mandante della SIAE o delle Società d’autori estere ad essa collegate, l’autorizzazione può essere concessa direttamente dallo stesso autore;
       2. se l’autore è rappresentato dalla SIAE l’autorizzazione va richiesta alla SIAE stessa, cui è stata affidata in esclusiva la tutela delle opere.
    non+autenticato
  • Sono iscritto alla siae, ma le opere che ho licenziato in creative commons non sono ancora depositate. Rimane il fatto che essendo io l'autore, sono anche l'unico titolare dei diritti di sfruttamento dell'opera. Quello che eventualmente io posso delegare alla siae è la tutela del mio diritto, non il diritto stesso. Per altro, i brani in oggetto, saranno distribuiti, in versioni alternative, anche in regolari CD Audio, con tanto di bollino siae, il che chiude il cerchio dalla promozione alla distribuzione (lo stesso jamendo, dove le mie musiche sono liberamente disponibili, permette, anzi agevola, la vendita in CD delle opere messe on-line). In ogni caso, rimane il fatto che in quanto autore, l'unico proprietario dei brani sono io, e non la SIAE, alla quale verso una quota annuale di iscrizione in cambio di un servizio.
    non+autenticato
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